28 ANNI DOPO: IL TEMPIO DELLE OSSA - IL CAPITOLO VEICOLO PER LA SAGA E PER NIA DACOSTA
Gli stivali che fanno su e giù della poesia di Rudyard Kipling presente in una delle sequenze più belle e significative di 28 anni dopo, vengono sostituiti dalla staticità del tempio nel secondo capitolo della trilogia che sta rilanciando il brand ideato dalla coppia Danny Boyle e Alex Garland.
Alla regia di 28 anni dopo - Il tempio delle ossa è presente Nia DaCosta che nel 2021 ha diretto, sotto la produzione di Jordan Peele, l’affascinante remake di Candyman. Dopo l’insuccesso di The Marvels (2023), la carriera della giovane regista newyorkese — che con Candyman ha registrato il maggior incasso per una regista afroamericana nella storia — ha rischiato di impantanarsi nel flop del cinecomic. Ma prima con il buon dramma ibseniano Hedda (2025), e ora con il secondo capitolo di 28 anni dopo, è tornata sui promettenti binari degli esordi.
28 anni dopo - Il tempio delle ossa è una coda della prima parte, cambia sia nello spirito che nello stile, non riuscendo a mantenere la forza del precedente capitolo — pronosticabile data la difficile replicabilità del travolgente film che lo scorso anno ha diretto Danny Boyle — ma aggiungendo tasselli che porteranno al terzo, conclusivo e attesissimo episodio della trilogia.
Mentre il dottor Kelson (Ralph Fiennes) si sta relazionando sempre di più con l’infetto alpha Samson (Chi Lewis-Perry) connettendosi con lui umanamente, il giovane Spike (Alfie Williams) è stato assoldato dalla setta dei Jimmy, comandata da Sir Lord Jimmy Crystal (Jack O’Connell). La setta viaggia per l’Inghilterra con lo scopo di sacrificare al “grande caprone” (Satana) vittime umane, torturandole e infliggendo loro la così detta carità.
Alla regia di 28 anni dopo - Il tempio delle ossa è presente Nia DaCosta che nel 2021 ha diretto, sotto la produzione di Jordan Peele, l’affascinante remake di Candyman. Dopo l’insuccesso di The Marvels (2023), la carriera della giovane regista newyorkese — che con Candyman ha registrato il maggior incasso per una regista afroamericana nella storia — ha rischiato di impantanarsi nel flop del cinecomic. Ma prima con il buon dramma ibseniano Hedda (2025), e ora con il secondo capitolo di 28 anni dopo, è tornata sui promettenti binari degli esordi.
28 anni dopo - Il tempio delle ossa è una coda della prima parte, cambia sia nello spirito che nello stile, non riuscendo a mantenere la forza del precedente capitolo — pronosticabile data la difficile replicabilità del travolgente film che lo scorso anno ha diretto Danny Boyle — ma aggiungendo tasselli che porteranno al terzo, conclusivo e attesissimo episodio della trilogia.
Mentre il dottor Kelson (Ralph Fiennes) si sta relazionando sempre di più con l’infetto alpha Samson (Chi Lewis-Perry) connettendosi con lui umanamente, il giovane Spike (Alfie Williams) è stato assoldato dalla setta dei Jimmy, comandata da Sir Lord Jimmy Crystal (Jack O’Connell). La setta viaggia per l’Inghilterra con lo scopo di sacrificare al “grande caprone” (Satana) vittime umane, torturandole e infliggendo loro la così detta carità.
Gli infetti non esistono più, il pericolo è portato dagli esseri umani e dalla loro natura cruda e spietata, come spesso accade nelle narrazioni post apocalittiche in cui passano degli anni dall’inizio della fine. La contemplazione della morte (e il memento mori) presente nel precedente capitolo viene messa da parte per privilegiare la rivalità tra il credo e l’ateismo, tra psicosi — non a caso elemento portante delle possibili cause infettive — e offuscamento religioso. I personaggi seguono questa direzione, su tutti il dottor Kelson interpretato da Ralph Fiennes, molto più stratega rispetto a come lo abbiamo conosciuto e il giovane Spike che in questo capitolo non esiste, viene relegato a semplice elemento narrativo ma che non possiede nessun sviluppo relazionale.
È un film che sa di cenere e fiamme (elementi protagonisti delle sequenze migliori del film), e che trova in Samson il suo vero protagonista, il reale veicolo per ciò che sarà e per che tipo di rapporto tra infetti e umani potrebbe instaurarsi.
28 anni dopo - Il tempio delle ossa è un passo indietro rispetto alla grandezza del precedente, a causa del suo ruolo profondamente di passaggio verso il terzo capitolo, ma è un ottimo modo per rilanciare una regista che ha rischiato di non dar seguito al suo talento.
È un film che sa di cenere e fiamme (elementi protagonisti delle sequenze migliori del film), e che trova in Samson il suo vero protagonista, il reale veicolo per ciò che sarà e per che tipo di rapporto tra infetti e umani potrebbe instaurarsi.
28 anni dopo - Il tempio delle ossa è un passo indietro rispetto alla grandezza del precedente, a causa del suo ruolo profondamente di passaggio verso il terzo capitolo, ma è un ottimo modo per rilanciare una regista che ha rischiato di non dar seguito al suo talento.
Di Saverio Lunare
22/01/2026