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A COMPLETE UNKNOWN

RECENSIONE

A COMPLETE UNKNOWN.
​LUI NON SARÀ MAI QUI, ED È PERFETTO COS​Ì

Come intuito da Todd Haynes prima e dai fratelli Coen poi, è impossibile rappresentare Bob Dylan in un film, e lo è ancora di più rappresentare Robert Zimmerman. Il perché è innestato dentro il senso dell’artista, da sempre imperscrutabile, capace di esprimersi soltanto attraverso le canzoni e mai con delle dichiarazioni o attraverso la vita privata. 
Lo ha capito anche James Mangold, che realizza un film su Bob Dylan, in cui non c’è mai Robert Zimmerman, e che nell’unica volta in cui appare qualcosa associabile a lui, viene prontamente “censurato” da un gesto, quello di chiudere un album di fotografie, un oggetto che rappresenta il passato e il privato più profondo.

Se in Io non sono qui (2007) di Todd Haynes, Bob Dylan non appare mai, ma viene rappresentato da sei attori (tra cui un’attrice) che colgono delle sfumature del suo essere, e in A proposito di Davis (2003) i fratelli Coen si concentrano su un artista alter ego di Dylan, Llewyn Davis (Oscar Isaac) cantante dalla parte dei perdenti, di chi non ce l’ha fatta e in una eccezionale idea di cinema osserva il futuro vincente (Bob Dylan per l’appunto) entrare nel suo solito locale dove si è esibito per anni, poco prima di essere scazzottato all’uscita; in A Complete Unkonwn Bob Dylan è presente (ed è interpretato alla grandissima da Timothée Chalamet) ma soltanto attraverso le sue canzoni, e questo basta per far percepire quanto ciò che serve sapere di Bob Dylan sia soltanto la sua musica.
Picture
A Complete Unkonwn si concentra su pochi anni della vita del cantante, quelli che vanno dall’arrivo a New York nel 1961 al concerto a Newport nel ‘65. Quattro anni in cui è passato dall’essere considerato il re del folk, “il menestrello di Duluth,” a Giuda della scena per la sua svolta elettrica. Cambiamento, quello di Dylan, che va di pari passo con quello degli Stati Uniti d’America. Il film di Mangold tratto dal libro di Elijah Wood Il giorno in cui Bob Dylan prese la chitarra elettrica racconta la transizione di Dylan, che coincide nella pellicola con la sua interpretazione a Newport di The Times They Are a-Changin’. Perché i tempi in USA stanno cambiando e ci si chiede se abbia ancora senso fare musica folk dopo la morte di Kennedy, Malcolm X e a tre anni dalla morte di Martin Luther King Jr. Gli USA cambiano come cambiano i rapporti di Dylan: prima con Sylvie (Elle Fanning) la sua prima ragazza una volta arrivato a New York, poi con Joan Baez (Monica Barbaro) fiamma amorosa e compagna di tour, cantante ancora profondamente legata alle radici folk e fedele al movimento.

La svolta è resa dall’eccezionale lavoro fatto da Chalamet, non solo nell’assomigliare vocalmente a Dylan, ma nell’intercettare il suo cambiamento attraverso lo sguardo, ciò che beve (dalla birra è passato al vino rosso), come fuma le sigarette e come posiziona le sue mani, da The Times They Are a-Changin’ in poi, Chalamet cambia modo di recitare e lo fa in un modo estremamente naturale, un lavoro interpretativo impressionante dell’attore newyorkese.
A Complete Unknown dimostra ancora una volta che è impossibile incastrare Bob Dylan in un convenzionale biopic, ma che vanno rappresentate le sue sfumature, le sensazioni che ha trasmesso soltanto grazie alla musica. Mangold ha deciso di rappresentare Robert Zimmerman, aka Bob Dylan, in constante rapporto con gli USA, con i suoi cambiamenti, con le sue rivoluzioni e le sue cadute ed è riuscito, in questo modo, a restituire il fascino e il dubbio su chi realmente questo artista è, dubbio che resterà probabilmente in eterno (per fortuna).

​Di Saverio Lunare

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