ALPHA - JULIA DUCOURNAU È CAPACE SOLTANTO DI FARE GRANDE CINEMA - SPECIALE BIOGRAFILM 2025
Dopo due film del calibro di Raw e Titane, tutti aspettavano Julia Ducournau al varco. Cosa avrebbe fatto la regista francese dopo aver vinto la Palma d’oro? Come si sarebbe potuta riconfermare dopo uno degli esordi più importanti del panorama horror contemporaneo e un secondo film di rara dirompenza? Quattro anni dopo il suo trionfo, la regista torna in concorso alla Croisette e lo fa con un film apparentemente diverso dai suoi precedenti, ma che in realtà è perfettamente integrato nella sua eccezionale analisi della trasmutazione dei corpi.
Se in Raw il corpo deve compiere una regressione per tornare allo stato animalesco in connessione alla crescita e al desiderio, e in Titane il nuovo essere umano deve ibridarsi alla macchina per non estinguersi, in Alpha si pietrifica, diventa marmo, rappresentativo di uno stato finale (la pietra non cambia mai forma) in rapporto con la morte e la sua accettazione.
Quando la giovane Alpha (Mélissa Boros) torna a casa da una festa in stato confusionale e con un A tatuata sul corpo, sua madre (Golshifteh Farahani), dottoressa, va su tutte le furie. Un virus che pietrifica le persone è in circolazione e l’ago non sterilizzato con cui Alpha è stata tatuata può essere infettivo. Mentre la ragazza viene emarginata socialmente, suo zio Amin (Tahar Rahim), tossicodipendente, tornerà ad abitare da sua sorella condividendo la stanza proprio con Alpha.
I registi che hanno la capacità di Julia Ducournau di creare immagini e momenti di grandioso cinema, si contano sulle dita di una mano. E anche quando, come in Alpha, questi momenti non sono ben amalgamati, anche quando la struttura del film lascia a desiderare e la compattezza finale viene meno, comunque uno spettacolo sensoriale così è semplicemente puro godimento cinematografico.
Se in Raw il corpo deve compiere una regressione per tornare allo stato animalesco in connessione alla crescita e al desiderio, e in Titane il nuovo essere umano deve ibridarsi alla macchina per non estinguersi, in Alpha si pietrifica, diventa marmo, rappresentativo di uno stato finale (la pietra non cambia mai forma) in rapporto con la morte e la sua accettazione.
Quando la giovane Alpha (Mélissa Boros) torna a casa da una festa in stato confusionale e con un A tatuata sul corpo, sua madre (Golshifteh Farahani), dottoressa, va su tutte le furie. Un virus che pietrifica le persone è in circolazione e l’ago non sterilizzato con cui Alpha è stata tatuata può essere infettivo. Mentre la ragazza viene emarginata socialmente, suo zio Amin (Tahar Rahim), tossicodipendente, tornerà ad abitare da sua sorella condividendo la stanza proprio con Alpha.
I registi che hanno la capacità di Julia Ducournau di creare immagini e momenti di grandioso cinema, si contano sulle dita di una mano. E anche quando, come in Alpha, questi momenti non sono ben amalgamati, anche quando la struttura del film lascia a desiderare e la compattezza finale viene meno, comunque uno spettacolo sensoriale così è semplicemente puro godimento cinematografico.
È come la Ducournau immagina e concretizza le sue sequenze che sconvolge. In Alpha, oltre ai già citati corpi che diventano pietra (un’idea incredibile e profondamente cruda per rappresentare la morte), abbiamo le crepe della terra che si trasformano in vene bucate, corpi che si contorcono coordinatamente, i soffitti che crollano quasi a schiacciare gli essere umani, il vento del deserto rosso che circonda le banlieue francesi - soltanto immaginarsela una cosa del genere - che porta via e disintegra i corpi rendendoli sabbia… Alpha ha tutto questo al suo interno, se poi si aggiungono la forza drammatica di un’attrice capace di interpretare perfettamente una donna che deve sopportare il peso di ciò che sta accadendo, non soltanto nel suo nucleo familiare ma anche nell’intero mondo: una straordinaria Golshifteh Farahani, e la formidabile bravura nell’alienarsi che ha Tahar Rahim, mostrata già nel capolavoro di Jacques Audiard Il profeta (2009), allora il risultato non può che essere una pellicola che grida ad alta voce grande cinema.
Poi, per chi preferisce la perfezione narrativa-formale e la minuziosa attenzione al singolo dettaglio strutturale, probabilmente Alpha risulterà respingente e non riuscito. Noi ce lo teniamo stretto, come ci teniamo stretti una regista che in tre film, non soltanto ha saputo creare dei mondi incredibili, ma è anche riuscita ad inserire aspetti di crudo realismo all’interno di contesti che si fondano sull’irrealtà e il tutto con la vitalità, l’immaginazione e il pensiero che appartiene soltanto ai grandi… scusate se è poco.
Poi, per chi preferisce la perfezione narrativa-formale e la minuziosa attenzione al singolo dettaglio strutturale, probabilmente Alpha risulterà respingente e non riuscito. Noi ce lo teniamo stretto, come ci teniamo stretti una regista che in tre film, non soltanto ha saputo creare dei mondi incredibili, ma è anche riuscita ad inserire aspetti di crudo realismo all’interno di contesti che si fondano sull’irrealtà e il tutto con la vitalità, l’immaginazione e il pensiero che appartiene soltanto ai grandi… scusate se è poco.
Di Saverio Lunare
13/06/2025