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AMARGA NAVIDAD

RECENSIONE

AMARGA NAVIDAD - IL REGISTA COME VAMPIRO NEL NUOVO FILM DI
​PEDRO ALMOD​ÓVAR

​Alle soglie dei 77 anni, Pedro Almodóvar ha il coraggio di metter(si) in discussione, di ragionare sul vampirismo registico, su come un artista si affidi alle vite degli altri, osservandole, succhiando la linfa da ciò che lo circonda, senza badare ai sentimenti più intimi delle persone.

Amarga Navidad è il contraltare di uno dei capolavori moderni di Almodóvar Dolor y Gloria. Là dove l’autofiction veniva messa al servizio dell’analisi intima dei propri rapporti, della creatività e del passato — tra prime pulsioni sessuali e nuclei familiari — come fonte d’ispirazione, qui viene piegata a una forte critica all’autoreferenzialità e all’autore come figura sopraelevata rispetto al resto del mondo. E nonostante la forza drammaturgica sia nettamente inferiore rispetto ai picchi della carriera, non possiamo non ammirare questo approccio anti-commiserazione.

Non è un caso che il regista Raúl (Leonardo Sbaraglia) vada a una proiezione di Peeping Tom mentre è alle prese con la sua nuova sceneggiatura che vede protagonista Elsa (Bárbara Lennie), regista di spot pubblicitari con un passato nel cinema che si rifugia nell’isola di Lanzarote per poter portare a termine il suo nuovo progetto.

Peeping Tom è il film di Michael Powell simbolo del voyerismo autoriale, con la macchina da presa impugnata come un’arma dal protagonista, pronto a succhiare gli ultimi momenti di vita delle sue vittime per poterle “imprigionare” su pellicola. Raúl — alter ego almodóvariano che si rifugia a sua volta in un alter ego cinematografico — sembra fare lo stesso con le vite delle persone che lo circondano, con le storie che gli vengono raccontate e con i momenti più fragili e personali degli esseri umani.
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​2004 e 2025, la sceneggiatura che vede protagonista Elsa — intervallata dalla realtà contemporanea di Raúl — è ambientata all’inizio del nuovo millennio, quando gli attacchi di panico non sono stati ancora normalizzati e i pixel dei vecchi telefonini non catturavano i dettagli fisici delle persone. Ma nel cinema di Pedro Almodóvar gli uomini si riconoscono da come abbracciano e ciò avviene in uno dei momenti più belli di Amarga Navidad, sotto le note de La LLorona interpretata da Chavela Vargas. Tutta la forza del suo cinema viene espressa in questa sequenza, con la dirompente capacità di raccontare i sentimenti attraverso l’eleganza della messa in scena, il calore cromatico all’interno dell’inquadratura e i volti delle sue attrici rigate dalle lacrime e dal malessere esistenziale di essere sull’orlo di una crisi di nervi perenne a causa dell’infimo maschile.

Ed è per questo che il presunto alter ego di Raúl è una donna, nella direzione che da sempre fa parte del cinema di Almodóvar: la ricerca di un cambiamento corporale, di un’identità che forse non appartiene a quella che la natura ha imposto, ma che si fa specchio del desiderio sessuale dell’autore.

A volte gli impasse narrativi di Amarga Navidad -- fondamentali per arrivare al risolutivo finale — si fanno sentire, non travolgendo lo spettatore a pieno all’interno della doppia narrazione del film. Ma la forza di un regista con questo status — decisivo per lo sviluppo della cinematografia di un intero Paese — di dare una chiave di lettura della pellicola che rifiuta il proprio io per innalzare ciò che gli è accanto, non può che colpirci, rinnovando e confermando il nostro amore, quasi incondizionato, per il suo cinema.
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Di Saverio Lunare
22/05/2026

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