ARAGOSTE A MANHATTAN - L'AMERICA IN UNA CUCINA
In una contemporaneità in cui i prodotti audiovisivi a tema culinario vanno per la maggiore: tra film, programmi tv, serie e video ricette, Alonso Ruizpalacios decide di fare qualcosa di nuovo, distinguendosi dalla massa di “Kitchen-movie” moderni. Il regista messicano crea la sua micro-America all’interno di una cucina, ribaltando la retorica del sogno e mettendo in mostra come gli Stati Uniti non abbiano mai smesso di accogliere per poi risputare chiunque: anche gli stessi statunitensi.
Estela (Anna Diaz) è appena arrivata a New York e cerca lavoro al The Grill, un ristorante di Manhattan in cui si serve di tutto, da piatti tradizionali americani a quelli più esotici. Il cosmopolitismo è anche interno allo staff del ristorante. Estela cerca di mettersi in contatto con Pedro (Raúl Briones) suo connazionale e cuoco del The Grill, che nel mentre ha una relazione passionale con Julia (Rooney Mara), cameriera e giovane madre single. Il ristorante è alle prese con la sparizione di una busta paga da ottocento dollari e cerca di indagare su chi possa essere il ladro di tale cifra.
Bastano due immagini a Ruizpalacios, non soltanto per raccontare il suo film, ma un intero Paese. La prima è una Cherry Coke che inonda la cucina, creando un mare (simbolo di immigrazione) composto dal prodotto tipico del consumismo statunitense. La seconda è l’eiaculazione di Pedro all’interno di una cella frigorifera, con il suo seme che cola da un pezzo di carne pronto per essere servito ai clienti del ristorante. Sono due immagini di una forza impressionante, rappresentative del percorso migratorio, dei sogni in atto che saranno ribaltati e inondati da ciò che realmente compone l’America: il soldo.
Estela (Anna Diaz) è appena arrivata a New York e cerca lavoro al The Grill, un ristorante di Manhattan in cui si serve di tutto, da piatti tradizionali americani a quelli più esotici. Il cosmopolitismo è anche interno allo staff del ristorante. Estela cerca di mettersi in contatto con Pedro (Raúl Briones) suo connazionale e cuoco del The Grill, che nel mentre ha una relazione passionale con Julia (Rooney Mara), cameriera e giovane madre single. Il ristorante è alle prese con la sparizione di una busta paga da ottocento dollari e cerca di indagare su chi possa essere il ladro di tale cifra.
Bastano due immagini a Ruizpalacios, non soltanto per raccontare il suo film, ma un intero Paese. La prima è una Cherry Coke che inonda la cucina, creando un mare (simbolo di immigrazione) composto dal prodotto tipico del consumismo statunitense. La seconda è l’eiaculazione di Pedro all’interno di una cella frigorifera, con il suo seme che cola da un pezzo di carne pronto per essere servito ai clienti del ristorante. Sono due immagini di una forza impressionante, rappresentative del percorso migratorio, dei sogni in atto che saranno ribaltati e inondati da ciò che realmente compone l’America: il soldo.
E non soltanto i “nuovi americani” provenienti da altre Nazioni sono vittime del sistema statunitense, ma anche gli statunitensi stessi devono rapportarsi con il peso della differenza sociale interna. Dal Bronx a L’Upper East Side di New York sembra passarci un continente, così come da Brooklyn a Manhattan, e il racconto che Pedro fa a Julia sulle aragoste, un tempo cibo del popolo e successivamente relegato all’élite, è la perfetta metafora di come il ruolo sociale di qualcuno o di qualcosa (in questo caso il cibo) è sempre imposto da chi comanda, e chi cerca di riportare quel qualcosa al suo ruolo originario (Pedro regala due aragoste ad un senzatetto) viene preso per folle, per uno che non riconosce i ruoli e non li sa rispettare. Ruolo che sarà elemento fondamentale per ricordare ancora una volta di come la gerarchia sociale sia qualcosa di imposto e non naturale, e anche se un cuoco e una cameriera condividono la stessa situazione socio-politica, entrambi immigrati, ci sarà sempre una legittimazione nel sentirsi dignitosamente superiori.
Alonso Ruizpalacios ha intuito che la cucina è l’ambiente ideale per raccontare un sistema gerarchico e per rappresentare le contraddizioni di un Paese, soprattutto se quel Paese è definita la meta dei sogni, il polo attrazionale delle ambizioni ma che nasconde tutt’altro al suo interno. Le aragoste a Manhattan nuotano in un mare di Coca-Cola in un grandissimo film.
Alonso Ruizpalacios ha intuito che la cucina è l’ambiente ideale per raccontare un sistema gerarchico e per rappresentare le contraddizioni di un Paese, soprattutto se quel Paese è definita la meta dei sogni, il polo attrazionale delle ambizioni ma che nasconde tutt’altro al suo interno. Le aragoste a Manhattan nuotano in un mare di Coca-Cola in un grandissimo film.
Di Saverio Lunare