ARREBATO: CINEMA CHE CREA DIPENDENZA - SPECIALE BUIO
Quando nel 1979 il regista Iván Zulueta ha girato la sua seconda pellicola — uscita l’anno dopo nei cinema spagnoli — probabilmente non immaginava fosse il suo ultimo lungometraggio e sicuramente non poteva prevedere l’impatto (contro)culturale che il suo film di culto ha avuto. Durante la rassegna Buio — che porta al centro di Bologna il cinema horror nelle sua più variegate declinazioni — è stato proiettato Arrebato, il cult meta cinematografico diretto da Iván Zulueta.
La dittatura di Francisco Franco è caduta quattro anni prima; il cinema dell’horror spagnolo ha visto il suo più grande esponente — l’altro Franco, quello che ci sta decisamente più simpatico — trasferirsi produttivamente in Francia e Germania; e il geniale regista nato in Uruguay ma naturalizzato spagnolo Narciso Ibáñez Serrador, sta raccontando attraverso il genere il Paese: prima in televisione con Historias para no dormir, e successivamente al cinema con Gli orrori del liceo femminile (1969) e Ma come si può uccidere un bambino? (1976).
La dittatura di Francisco Franco è caduta quattro anni prima; il cinema dell’horror spagnolo ha visto il suo più grande esponente — l’altro Franco, quello che ci sta decisamente più simpatico — trasferirsi produttivamente in Francia e Germania; e il geniale regista nato in Uruguay ma naturalizzato spagnolo Narciso Ibáñez Serrador, sta raccontando attraverso il genere il Paese: prima in televisione con Historias para no dormir, e successivamente al cinema con Gli orrori del liceo femminile (1969) e Ma come si può uccidere un bambino? (1976).
Nel frattempo un regista di buona famiglia borghese, nato a San Sebastian, dopo aver esordito nel 1975 alla regia, sta realizzando il film della sua vita, quello che lo porterà — insieme a una dipendenza dall’eroina — all’autodistruzione creativa. Iván Zulueta dopo aver realizzato Arrebato non ha più diretto lungometraggi, è stato il suo testamento artistico — o almeno, cinematografico — e non sembra un caso che il film rifletta sull’esigenza creativa in connessione alla dipendenza fisica e corporale.
Le vene che vengono trafitte dalle siringhe creano gli stessi effetti della visione di home movies filmati con un Super 8, vampirizzando corpi, assuefacendo l’esigenza fisica di dirigere, di brandire una macchina da presa per filmare o filmarsi. Finché quella macchina da presa non assume autonomia, finché il corpo che viene ripreso non diventi parte stessa di quella pellicola.
Le vene che vengono trafitte dalle siringhe creano gli stessi effetti della visione di home movies filmati con un Super 8, vampirizzando corpi, assuefacendo l’esigenza fisica di dirigere, di brandire una macchina da presa per filmare o filmarsi. Finché quella macchina da presa non assume autonomia, finché il corpo che viene ripreso non diventi parte stessa di quella pellicola.
Arrebato non soltanto ha ispirato molti registi fondamentali — di genere e non — che hanno cercato di raccontare il cinema attraverso il cinema nella sua forma più psichedelica e allucinogena, ma ha anche previsto alcune delle pratiche di dipendenza dalle immagini moderne, che sono uscite dal solo ambiente cinematografico, per trasferirsi nei più disparati media contemporanei — da Youtube a Twitch — e quando Pedro (Will More), una sorta di Tom Verlaine spagnolo, si auto filma mentre dorme perché non può farne a meno, non possiamo non pensare alle sleeping live su Twitch e alla loro, curiosa e bizzarra, autonomia di linguaggio.
Di Saverio Lunare
03/02/2026