ASPETTANDO IL CINEMA RITROVATO 2025
Il 21 giugno inizierà la 39a edizione del Festival del Cinema Ritrovato. Bologna si trasformerà nel paradiso dei cinefili, con oltre 400 proiezioni di film in pellicola o restaurati, localizzate nei cinema della città e nelle serate di Piazza Maggiore.
Quest’anno Il Cinema Ritrovato avrà un post Festival, con attesissime proiezioni al cinema Modernissimo e in Piazza di film presentati da grandi ospiti: da Jim Jarmush a Brady Corbet, e ha un avuto un pre Festival, non soltanto con le serate in Piazza del Cinema sotto le stelle, ma anche con proiezioni al Modernissimo che hanno inaugurato le varie sezioni del Festival. Noi abbiamo assistito alla versione cinematografica del Pinocchio di Luigi Comencini (a cui sarà dedicata una sezione durante Il Cinema Ritrovato), A History of Violence di David Cronenberg e il restauro di Gehenui Lamai, film del 1978 proveniente dallo Sri Lanka, inserito nella rassegna Cinemalibero, dedicata al restauro e alla riscoperta di film non Occidentali.
Addiction Cinema seguirà il Festival, con articoli giornalieri su film ed eventi. Seguici per vivere Il Cinema Ritrovato con noi.
Quest’anno Il Cinema Ritrovato avrà un post Festival, con attesissime proiezioni al cinema Modernissimo e in Piazza di film presentati da grandi ospiti: da Jim Jarmush a Brady Corbet, e ha un avuto un pre Festival, non soltanto con le serate in Piazza del Cinema sotto le stelle, ma anche con proiezioni al Modernissimo che hanno inaugurato le varie sezioni del Festival. Noi abbiamo assistito alla versione cinematografica del Pinocchio di Luigi Comencini (a cui sarà dedicata una sezione durante Il Cinema Ritrovato), A History of Violence di David Cronenberg e il restauro di Gehenui Lamai, film del 1978 proveniente dallo Sri Lanka, inserito nella rassegna Cinemalibero, dedicata al restauro e alla riscoperta di film non Occidentali.
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LE AVVENTURE DI PINOCCHIO (1972) DI LUIGI COMENCINI
Lo sceneggiato televisivo della favola italiana per eccellenza diventa un film per il cinema. L’adattamento cinematografico del capolavoro di Collodi “Le avventure di Pinocchio” diretto da Comencini è un travolgente viaggio nell’Italia rurale più povera, uno spaccato fantastico sulla povertà, la famiglia e la ribellione.
Pinocchio si alterna nell’essere bambino e burattino, una piccola modifica che sottolinea la duplice natura umana molto prima della stupenda e più recente versione di Guillermo Del Toro. Comencini così ci suggerisce una duplice natura del bambino di legno, nato dal dolore che Geppetto (Nino Manfredi) prova dopo aver perso l’amata moglie: qui anche Fata Turchina interpretata da Gina Lollobrigida. Comencini costruisce un racconto sulla crescita dove l’impertinenza dei più piccoli si scontra con ogni tipo di autorità, enfatizzando gli elementi della favola grazie all’accento sul iconografia favolistica: dai personaggi animaleschi, ai paesaggi sospesi nel tempo.
Pinocchio si alterna nell’essere bambino e burattino, una piccola modifica che sottolinea la duplice natura umana molto prima della stupenda e più recente versione di Guillermo Del Toro. Comencini così ci suggerisce una duplice natura del bambino di legno, nato dal dolore che Geppetto (Nino Manfredi) prova dopo aver perso l’amata moglie: qui anche Fata Turchina interpretata da Gina Lollobrigida. Comencini costruisce un racconto sulla crescita dove l’impertinenza dei più piccoli si scontra con ogni tipo di autorità, enfatizzando gli elementi della favola grazie all’accento sul iconografia favolistica: dai personaggi animaleschi, ai paesaggi sospesi nel tempo.
A HISTORY OF VIOLENCE (2005) DI DAVID CRONENBERG
Se nella prima parte della sua carriera è stato il cambiamento della carne a essere il fulcro del cinema cronenberghiano, successivamente è diventato quello della dimensione, soprattutto negli anni ‘90, in cui il regista canadese ha lavorato sul passaggio inter dimensionale attraverso un mezzo (che sia la macchina da scrivere o un videogioco). All’inizio del nuovo millennio, a cambiare è stato l’istinto. Ma così come la carne e la dimensione, anche l’istinto deve fare i conti con lo stato originale, con il passato e con la propria natura.
A History of Violence è un film sull’impossibilità di poter cambiare ciò che si è, nonostante si ricerchi un’altra vita e un altro status. La prima collaborazione della coppia Cronenberg-Mortensen è un thriller essenziale, in cui la pulizia della messa in scena e la semplicità dell’arco narrativo (tratto da una graphic novel) sublimano un film che da avvio a una fase della carriera del regista in cui a padroneggiare sono le psicologie dei personaggi. Vengono limitati gli elementi ibridatori, per dare spazio a quelli mentali, ma con al centro sempre il cambiamento, non più fisico o ambientale, quanto mentale. Nei due film successivi con Mortensen: La promessa dell’assassino (2007) e A Dangerous Method (2011), questa centralità sulla psicologia verrà confermata e il discorso sull’attrazione verso il male già avviato in A History of Violence, sarà il centro dell’intera, ideologica, trilogia.
A History of Violence è un film sull’impossibilità di poter cambiare ciò che si è, nonostante si ricerchi un’altra vita e un altro status. La prima collaborazione della coppia Cronenberg-Mortensen è un thriller essenziale, in cui la pulizia della messa in scena e la semplicità dell’arco narrativo (tratto da una graphic novel) sublimano un film che da avvio a una fase della carriera del regista in cui a padroneggiare sono le psicologie dei personaggi. Vengono limitati gli elementi ibridatori, per dare spazio a quelli mentali, ma con al centro sempre il cambiamento, non più fisico o ambientale, quanto mentale. Nei due film successivi con Mortensen: La promessa dell’assassino (2007) e A Dangerous Method (2011), questa centralità sulla psicologia verrà confermata e il discorso sull’attrazione verso il male già avviato in A History of Violence, sarà il centro dell’intera, ideologica, trilogia.
GEHENUI LAMAI (1978) DI SUMITRA PERIES
Il Cinemalibero è la sezione del Cinema Ritrovato sulle filmografie non Occidentali che non hanno mai avuto la giusta considerazione o visibilità. Quest’anno la rassegna è stata aperta da Gehenui Lamai (The Girls), film del 1978 proveniente dallo Sri Lanka, diretto da Sumitra Peries.
Per certi aspetti è la progenitrice del cinema di Payal Kapadia, che ha stregato pubblico e critica con il suo All We Imagine As Light l’anno scorso. Il film di Peries racconta il desiderio femminile e l’impossibilità di esprimerlo, senza alcuna intenzione di raccontare socialmente il ruolo della donna all’interno dello Sri Lanka. Vengono citati alcuni avvenimenti della storia del Paese, tra cui la decolonizzazione, ma non è mai il centro della pellicola. Gehenui Lamai parla di sentimenti e relazioni universali, che può essere il suo punto di forza (dato la fruibilità globale, anche se il film difficilmente è stato visionato fuori dalla Nazione prima di questo restauro) ma anche il suo limite dato che l’omologazione (ovviamente rapportata alla cinematografia e al periodo storico di riferimento) è dietro l’angolo.
Per certi aspetti è la progenitrice del cinema di Payal Kapadia, che ha stregato pubblico e critica con il suo All We Imagine As Light l’anno scorso. Il film di Peries racconta il desiderio femminile e l’impossibilità di esprimerlo, senza alcuna intenzione di raccontare socialmente il ruolo della donna all’interno dello Sri Lanka. Vengono citati alcuni avvenimenti della storia del Paese, tra cui la decolonizzazione, ma non è mai il centro della pellicola. Gehenui Lamai parla di sentimenti e relazioni universali, che può essere il suo punto di forza (dato la fruibilità globale, anche se il film difficilmente è stato visionato fuori dalla Nazione prima di questo restauro) ma anche il suo limite dato che l’omologazione (ovviamente rapportata alla cinematografia e al periodo storico di riferimento) è dietro l’angolo.
Di Saverio Lunare e Simona Rurale
20/06/2025