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HORS DU TEMPS
Anche Olivier Assayas ha fatto il film su se stesso. Probabilmente l’autobiografia o l’autorappresentazione di se è uno dei temi cinematografici più in voga, con una sfilza di autori che hanno deciso di autorappresentarsi attraverso l’utilizzo di un alter ego cinematografico.
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THE ANIMAL KINGDOM
Il cinema fantastico europeo sembra stia prendendo una direzione ben definita; le opere più interessanti del genere nel vecchio continente sono racconti di formazione che attraverso la metamorfosi del corpo analizzano la crescita adolescenziale.
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LA MORTE È UN PROBLEMA DEI VIVI
“La morte è un problema dei vivi” afferma il ludopatico ed immaturo Risto (Pekka Strang), mentre si trova a bordo del suo carro funebre intento a svolgere il suo lavoro da becchino; poco prima ha rubato i gioielli dal cadavere che trasporta perché ogni espediente è buono per guadagnare del denaro (anche con i metodi più estremi e deumanizzanti)
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L'ABBé PIERRE
La struttura è quella del più classico biopic: raccontare un uomo dalla sua gioventù fino agli ultimi giorni di vita evidenziando i momenti più importanti. L’Abbé Pierre fa questo (e lo fa bene, fa conoscere la figura di Henri Grouès e catalizza la curiosità su di essa), ma il film di Frédéric Tellier funziona davvero quando cerca di ribaltare con la descrizione cinematografica la figura di Abbé Pierre attraverso i media e la ricezione pubblica dell’uomo, trasformando l’Abbé Pierre più in una rockstar che in un misericordioso attivista.
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THE SWEET EAST
Un coming of age, un road movie, una satira sociale, un viaggio surreale nell’America più grottesca: questo e molto altro è The Sweet East, presentato in anteprima al Biografilm Festival 2024. Sin dai primi minuti del film il regista Sean Price Williams e lo sceneggiatore Nick Pinkerton sembrano attingere alla favola che più di tutte si sposa con la storia di formazione: Alice nel paese delle meraviglie
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QUATTRO FIGLIE
L’importanza di raccontare una storia utilizzando qualsiasi forma narrativa necessaria: quando serve il documentario si utilizza il documentario, quando è necessario optare per la finzione si passa alla finzione, e quando servono video d’archivio si utilizzano i video d’archivio. In Quattro Figlie nessuna forma narrativa ha più valore dell’altra; tutto è amalgamato alla perfezione con lo scopo di condividere attraverso il cinema un racconto.
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KNEECAP
Una delle metafore più note nel mondo hip-hop è quella del microfono come arma, molti rapper puntano il mic come se fosse una calibro 9. L’importanza dei testi, delle parole come proiettili. In Kneecap il rap è un’arma sociale, uno strumento per collegare una Nazione frantumata e per rivendicare quanto sia importante l’appartenenza culturale.
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