BLACK PHONE 2 - IL RAPACE DAL PROFONDO DELLA NOTTE
Quattro anni dopo l’uscita del primo capitolo, Scott Derrickson torna a maneggiare l’universo ideato da Joe Hill (al secolo Joseph Hillström King, figlio del “re” della letteratura horror: Stephen King), riuscendo a fare uno step successivo rispetto al film precedente. La formula vincente per l’universo di Black Phone è stata quella di aggiungere (e fondere) Wes Craven a Stephen King, in un imprevedibile, affascinante, accoppiata.
Finney (Mason Thames) passa le sue giornate ricercando l’alienazione attraverso erba e alcool, per poter sfuggire dalla memoria degli eventi accaduti quattro anni prima, quando il ragazzo è stato rapito dal Rapace (Ethan Hawke) riuscendo a liberarsi uccidendo l’infanticida. Quando sua sorella Gwen (Madeleine McGraw) torna ad avere misteriosi incubi in contatto con la loro defunta madre e con tre ragazzini intrappolati nel ghiaccio, i due si recheranno ad Alpine Lake, un campo invernale connesso con le persone che appaiono negli incubi della ragazza. Presto Il Rapace andrà oltre la morte, tornando a perseguitare i due ragazzini all’interno dei sogni.
“Proprio tu dovresti sapere che morte è soltanto una parola” Il Rapace si rivolge così a Finney durante una sua chiamata al telefono nero, facendo riferimento alle chiamate che il ragazzino riceveva durante la sua prigionia quattro anni prima. Questa volta non sono le vittime del Rapace a chiamare, aiutando Finney a sfuggire dal killer. Ad Alpine Lake è Il Rapace a ripresentarsi dall’aldilà, tornando esattamente come l’iconico Freddy Krueger di Nightmare - Dal profondo della notte (1984), all’interno dei sogni (incubi), con gli sfregi fisici subiti durante la morte — le ustioni di Krueger e i colpi inferti da Finney con il telefono nero colmo di terra ne Il Rapace — ben in evidenza.
Finney (Mason Thames) passa le sue giornate ricercando l’alienazione attraverso erba e alcool, per poter sfuggire dalla memoria degli eventi accaduti quattro anni prima, quando il ragazzo è stato rapito dal Rapace (Ethan Hawke) riuscendo a liberarsi uccidendo l’infanticida. Quando sua sorella Gwen (Madeleine McGraw) torna ad avere misteriosi incubi in contatto con la loro defunta madre e con tre ragazzini intrappolati nel ghiaccio, i due si recheranno ad Alpine Lake, un campo invernale connesso con le persone che appaiono negli incubi della ragazza. Presto Il Rapace andrà oltre la morte, tornando a perseguitare i due ragazzini all’interno dei sogni.
“Proprio tu dovresti sapere che morte è soltanto una parola” Il Rapace si rivolge così a Finney durante una sua chiamata al telefono nero, facendo riferimento alle chiamate che il ragazzino riceveva durante la sua prigionia quattro anni prima. Questa volta non sono le vittime del Rapace a chiamare, aiutando Finney a sfuggire dal killer. Ad Alpine Lake è Il Rapace a ripresentarsi dall’aldilà, tornando esattamente come l’iconico Freddy Krueger di Nightmare - Dal profondo della notte (1984), all’interno dei sogni (incubi), con gli sfregi fisici subiti durante la morte — le ustioni di Krueger e i colpi inferti da Finney con il telefono nero colmo di terra ne Il Rapace — ben in evidenza.
Ed è proprio l’attenzione narrativa e visiva che Derrickson dà ai sogni a rendere Black Phone 2 migliore rispetto al primo capitolo. Con un cambio di formato che non soltanto rappresenta lo stato onirico offuscato dalla pellicola, ma è finalizzato anche a omaggiare quel cinema che Derrickson tanto ama (dal già citato Wes Craven, passando per Tobe Hooper). Oltre al formato, il regista modifica il sonoro all’interno dei sogni, come se fosse un’altra dimensione, come se il limbo in cui Il Rapace e i tre bambini mai ritrovati si trovano, venga connesso a Gwen — che in questo secondo capitolo capiamo essere protagonista tanto quanto suo fratello Finney — e ai suoi viaggi onirici, che fortemente impattano su ciò che accade nella realtà. Quando Gwen viene colpita nei sogni, i segni appaiono sul suo corpo reale, attraverso un eccezionale lavoro fatto sul montaggio che, ancora una volta, è finalizzato a unire le due dimensioni: sogno (che convive con il cinema) alla realtà.
Un grande passo in avanti nell’universo, o come direbbero i Pink Floyd — presenti con un bizzarro arrangiamento del loro pezzo all’interno del film in una delle scene più belle e che fanno da introduzione dei ragazzi al campo e dunque al ritorno de Il Rapace — un altro mattone nel muro della filmografia di Scott Derrickson, che continua ad omaggiare (bene) il grande cinema americano dell’orrore
Un grande passo in avanti nell’universo, o come direbbero i Pink Floyd — presenti con un bizzarro arrangiamento del loro pezzo all’interno del film in una delle scene più belle e che fanno da introduzione dei ragazzi al campo e dunque al ritorno de Il Rapace — un altro mattone nel muro della filmografia di Scott Derrickson, che continua ad omaggiare (bene) il grande cinema americano dell’orrore
Di Saverio Lunare
17/10/2025