Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

DJ AHMET

RECENSIONE

DJ AHMET - CONTARE LE PECORE PER VINCERE IL TORPORE

“Ho fatto un sogno. La musica arrivava dal sottosuolo, come un terremoto”, dice una delle comari sedute sotto l’albero in lontananza. “Che Allah ce ne scampi”, ribatte un’altra. Così apre Dj Ahmet, primo lungometraggio del regista macedone Georgi M. Unkovski, vincitore del Premio del pubblico e del Premio speciale della giuria per la visione creativa World Cinema Dramatic all’ultima edizione del Sundance Film Festival.
 
Ahmet (Arif Jakup) non sogna in grande, non ne è capace. Il suo presente e il suo futuro sono confinati nelle distese agresti che si snodano a perdita d’occhio tutto intorno. Per lui, come per tanti altri giovani del suo – e del nostro – tempo, l’evasione consiste nel concedersi qualche minuto in più al telefono, nonostante il traffico dati in esaurimento. Da poco orfano di madre, Ahmet viene improvvisamente ritirato dagli studi: una scelta che il padre, burbero e imperturbabile, giustifica come necessaria per sopperire al carico di lavoro in sua assenza. Naim (Agush Agushev), l’inseparabile fratellino di Ahmet, è rimasto muto dopo la scomparsa del genitore e il padre si convince che solo lo sciamano del villaggio possa guarirlo.
 
Lasciato a sé stesso, tra pascoli e mungiture, Ahmet si trova in un interregno all’apparenza inespugnabile: da un lato non è in grado di assolvere alle mansioni pastorali delegategli dal padre – perderà una pecora del gregge per una disattenzione fatale – dall’altro anche la minima interazione sociale o social lo fa sprofondare nel più torbido spaesamento. Ma sarà proprio la sua inconsapevole alterità a garantirgli un passe-partout: l’incontro con la musica – e con Aya (Dora Akan Zlatanova), che in sé racchiude la freschezza e la novità europea – è in questo senso tanto provvidenziale quanto necessario.
 
Unkovski si smarca dai sentieri narrativi friabili e consunti del coming of age tradizionale, prediligendo la stravaganza di episodi estemporanei e paesaggi fuori dal tempo, che richiamano più al realismo magico che a una cronaca naturalistica sui moti del cambiamento. L’esplorazione amorosa, per esempio, non si risolve nella posticcia simbiosi adolescenziale, esalta anzi la dualità selvatica dei protagonisti nella collisione istintiva e primordiale con la natura. Sul piano della forma, i colori ipersaturi della tradizione Yuruk si sovrappongono perfettamente alle tinte psichedeliche della scena rave, generando un continuum visivo e simbolico che unisce arcaico e contemporaneo.
Foto
I momenti comici – fra cui spicca l’uso esilarante dell’iconico jingle di Windows XP, citato persino nei titoli di coda– controbilanciano bene la densità tematica del film, che spazia con disinvoltura dalla viralità all’analfabetismo digitale; dal cameratismo fraterno (la chimica tra i due fratelli protagonisti è sensazionale) all’alienazione socio-culturale; dalle micro-rivoluzioni personali a quelle di più ampia magnitudo.
 
DJ Ahmet è il ritratto picaresco di una generazione a cui viene negato l’ascolto, che si ammutolisce per necessità di fronte al bigottismo imperante. Non è un caso che la ricerca di altoparlanti e della voce perduta siano tra i motori narrativi di questa storia. Lo sguardo del regista resta tuttavia indulgente persino verso gli adulti, qui dipinti all’apice della loro gretta inettitudine, ma mai profondamente antagonisti. La rassegnazione – quella più poetica e malinconica – è il vero terremoto che silenziosamente sconquassa il villaggio: per Ahmet è la fine dolceamara dell’idillio amoroso; per il padre, l’accettazione del lutto; per Aya, la fuga clandestina dalla propria terra; e per la comunità intera, la lenta pacificazione con il progresso digitale e culturale.
 
Unkovski si inserisce nel solco di un nuovo realismo balcanico, infondendo tenerezza nello spettatore con grande eleganza formale e mantenendo un’intenzione chiara: sezionare il presente immobile della sua Macedonia del Nord senza tradirlo o sbugiardarlo, ma lasciando intravedere un magma di cambiamento che continua a sobbollire.
 
DJ Ahmet è la pecora rosa di un cinema indipendente est-europeo che vuole far sentire la sua voce. A noi, non resta che sintonizzarci sulla frequenza.
Clicca qui per sostenere Addiction Cinema
Di Luca Carani
30/10/2025

Email

[email protected]