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DRACULA - L'AMORE PERDUTO

RECENSIONE

DRACULA - L'AMORE PERDUTO: I TURBAMENTI DEL (NON) GIOVANE CONTE VLAD

Nella trasposizione del classico di Bram Stoker, Luc Besson privilegia il lato sentimentale del racconto. Il dramma interiore del romanticone Conte Vladimir viene prima della creazione di un’atmosfera, della scelta di un tono — che passa troppo spesso dal comico grottesco all’esistenzialismo drammatico — e della voglia di reinventare, personalizzare, e fare proprio un romanzo già così introiettato nella cultura comune.

Non bastano due gocce di profumo e qualche (mal riuscito) gargoyle in digitale. Besson non aggiunge nulla all’universo di Dracula, impostandolo — con molta meno eleganza e molta più goffaggine — come il Dracula di Bram Stoker (1992) di Francis Ford Coppola, ma perdendo in ogni confronto: dalla scelta del cast, alla capacità di gestire le sequenze di massa; dalla forza e credibilità del sentimento eterno, alla sete di sangue (e amore) che i suoi personaggi sono condannati a provare.

Il Dracula di Besson è Caleb Landry Jones, alla seconda collaborazione con il regista francese dopo Dogman (2023), la sua Elisabetta/Mina è Zoë Bleu all’esordio in un ruolo così importante, Christoph Waltz nel ruolo del prete (una sorta di Van Helsing che si affida al divino e non alla medicina) e Matilda De Angelis — che con un pizzico di sano paternalismo, ma anche con discreta obiettività, sembra l’unica a crederci davvero — è Maria de Montebello, giovane ragazza bolognese del ‘700 vampirizzata da Dracula con lo scopo di trovare la sua amata perduta.

La narrazione è quella che conosciamo, con il Conte Vlad che nella Transilvania del XV ha perso l’amore della sua vita e ha rinnegato Dio. Il suo eterno vagare alla ricerca dell’amore perduto si concretizzerà quattro secoli dopo, quando l’avvocato Jonathan Harcker (Ewens Abid) — che non è mai stato così insipido come personaggio — gli fa visita e gli mostra una foto di Mina, la reincarnazione della sua amata.
Foto
Al regista francese non è mai interessato realizzare un film horror, per stessa dichiarazione di Besson — che in questo periodo non ci pensa due volte a denigrare il genere, così come fatto da Caleb Landry Jones — e non stentiamo a crederci, data la poca capacità (e voglia) di costruire la tensione, la minaccia e il pericolo che sta incombendo nella Parigi ottocentesca.
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Il problema del film è che non funziona nemmeno come storia d’amore. Dopo una buona sequenza iniziale (forse l’unica in cui si percepisce un reale sentimento interrotto), il film perde questo sentore di vitalità, rimarcando il sentimento e la sete di desiderio soltanto attraverso flashback e ricordi.
Dracula - L’amore perduto rivela tutta la sua debolezza nel caos della sequenza finale, in cui il pessimo digitale — che nella carriera di Besson è sembrato più una condanna che una risorsa — evidenziato dall’assalto dei fanti al castello del Conte Vlad, mette in mostra la poca lucidità e forza cinematografica di un’operazione che non aggiunge nulla al testo di partenza e soprattutto non regge il confronto con altre trasposizioni più riuscite.
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Di Saverio Lunare
29/10/2025

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