DREAMS - LA DEMITIZZAZIONE DEL SOGNO AMERICANO SECONDO MICHEL FRANCO
In Dreams, presentato alla 75° edizione della Berlinale, Michel Franco scandaglia le fratture interne al mito del sogno americano. Il regista messicano si inscrive in una lunga tradizione cinematografica che ne ha indagato il lato oscuro, oscillando tra disincanto e denuncia: da Quarto potere (1940), che decostruisce ambizioni e illusione di potere, a Nomadland (2020), che ne esplora la fragilità attraverso vite marginali. Franco prosegue tale dialogo con un linguaggio sicuro di sé, a tratti magnetico, capace di restituire con precisione la tensione strutturale tra promessa e realtà.
L’American Dream si configura da sempre come lente privilegiata per osservare traiettorie sociali e politiche, aspettative di mobilità e appartenenza. In Dreams il sogno americano non è semplice premessa narrativa, bensì prisma attraverso cui osservare la società americana contemporanea. Franco mette in scena l’irraggiungibilità del sogno con una stratificazione sottotestuale straordinariamente complessa. La dialettica di potere tra i due protagonisti — Jennifer McCarthy (Jessica Chastain), borghese liberal di mezza età, e Fernando (Isaac Hernández), giovane ballerino messicano — si dispiega su molteplici livelli: sessuale, generazionale, etnico, di classe, e persino legato al mecenatismo artistico. Il loro è un pas de deux fondato su desiderio e manipolazione, che deflagra in un climax forse prevedibile ma di indubbia forza espressiva, diventando anche un ragionamento su spazio e confine.
L’American Dream si configura da sempre come lente privilegiata per osservare traiettorie sociali e politiche, aspettative di mobilità e appartenenza. In Dreams il sogno americano non è semplice premessa narrativa, bensì prisma attraverso cui osservare la società americana contemporanea. Franco mette in scena l’irraggiungibilità del sogno con una stratificazione sottotestuale straordinariamente complessa. La dialettica di potere tra i due protagonisti — Jennifer McCarthy (Jessica Chastain), borghese liberal di mezza età, e Fernando (Isaac Hernández), giovane ballerino messicano — si dispiega su molteplici livelli: sessuale, generazionale, etnico, di classe, e persino legato al mecenatismo artistico. Il loro è un pas de deux fondato su desiderio e manipolazione, che deflagra in un climax forse prevedibile ma di indubbia forza espressiva, diventando anche un ragionamento su spazio e confine.
Dreams si apre a una dimensione concettuale di respiro collettivo: intercetta il clima degli Stati Uniti dell’era Trump, traducendolo in un microcosmo capace di rifletterne contraddizioni e ambivalenze. La politica dell’immigrazione, e il rischio della deportazione, costituiscono una minaccia reale e costante per tutta la durata del film. Emblematica la prima sequenza nel furgone degli immigrati clandestini, seguita da scene prive di dialoghi, che subito definiscono il tono dell’opera. La distanza della macchina da presa dal protagonista, che accentua l’opulenza delle ville e la claustrofobia del furgone, costruisce un contrasto visivo e politico di grande efficacia.
A emergere con forza è il grande lavoro sui corpi, con picchi di erotismo ben lontani dal compiacimento. Dreams è un film di tensioni fisiche: quella tra Jennifer e Fernando, tra desiderio e potere, tra fascinazione e dominio. La regia di Franco è controllata, sicura nella gestione dei tempi e nel dosaggio dei dialoghi, raffinata nella composizione dell’inquadratura. L’opera funziona magnificamente sul piano atmosferico e sensoriale. La fissità della macchina da presa e la sua lontananza dai soggetti a volte suggeriscono quasi un’osservazione entomologica dell’umano, richiamando il cinema di Lanthimos. La scena sulle scale esemplifica questo approccio: l’amplesso si svuota di passione per farsi gesto primordiale, animalesco, istintivo.
Le performance attoriali sostengono gran parte della carica drammatica del film. Jessica Chastain interpreta un personaggio ambiguo, fragile e manipolatore insieme, capace di piccoli scarti emotivi che riempiono il non detto dei dialoghi. Isaac Hernández sorprende per presenza fisica e intensità, soprattutto nelle scene in cui il corpo - più che la parola - diventa il terreno del conflitto. Peccato che il film sfrutti poco il suo talento di ballerino (nella realtà Hernández gode di ampio successo) limitando le scene di danza a momenti quasi marginali.
Dreams si distingue per eleganza formale e profondità concettuale. Pur seguendo una parabola risolutiva prevedibile, Michel Franco realizza un’opera di forte attualità e densità atmosferica, sorretta da interpretazioni di rilievo, che mette a nudo la natura seducente, ingannevole e irrisolta del sogno americano
A emergere con forza è il grande lavoro sui corpi, con picchi di erotismo ben lontani dal compiacimento. Dreams è un film di tensioni fisiche: quella tra Jennifer e Fernando, tra desiderio e potere, tra fascinazione e dominio. La regia di Franco è controllata, sicura nella gestione dei tempi e nel dosaggio dei dialoghi, raffinata nella composizione dell’inquadratura. L’opera funziona magnificamente sul piano atmosferico e sensoriale. La fissità della macchina da presa e la sua lontananza dai soggetti a volte suggeriscono quasi un’osservazione entomologica dell’umano, richiamando il cinema di Lanthimos. La scena sulle scale esemplifica questo approccio: l’amplesso si svuota di passione per farsi gesto primordiale, animalesco, istintivo.
Le performance attoriali sostengono gran parte della carica drammatica del film. Jessica Chastain interpreta un personaggio ambiguo, fragile e manipolatore insieme, capace di piccoli scarti emotivi che riempiono il non detto dei dialoghi. Isaac Hernández sorprende per presenza fisica e intensità, soprattutto nelle scene in cui il corpo - più che la parola - diventa il terreno del conflitto. Peccato che il film sfrutti poco il suo talento di ballerino (nella realtà Hernández gode di ampio successo) limitando le scene di danza a momenti quasi marginali.
Dreams si distingue per eleganza formale e profondità concettuale. Pur seguendo una parabola risolutiva prevedibile, Michel Franco realizza un’opera di forte attualità e densità atmosferica, sorretta da interpretazioni di rilievo, che mette a nudo la natura seducente, ingannevole e irrisolta del sogno americano
Di Luca Palumbo
29/11/2025