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EMISFERI CINEFEST: GIORNO 2

SPECIALE

EMISFERI CINEFEST: GIORNO 2 - TRA INTEGRAZIONE E RADICI CULTURALI

Il secondo giorno di Emisferi CineFest — la festa del cinema ribelle presso Il Piccolissimo di Ciampino — è stato aperto da tre cortometraggi in concorso, di cui due internazionali.

A inaugurare la giornata di proiezioni è stato Moving Mountains — Il corto di Andrea Costa che racconta una doppia integrazione, quella di un ragazzo della Guinea nel Tirolo e di sua madre adottiva, una donna che cerca di connettersi il più possibile con il nuovo (anche attraverso mezzi tecnologici, con l’utilizzo del telefonino che sarà la chiave per relazionarsi).

Il primo dei cortometraggi internazionali in concorso è stato The Past is Calling - il corto della giovane regista libanese Perla Gaega, che — sulle orme di The Guilty e The Voice of Hind Rajab — racconta un avvenimento soltanto attraverso una telefonata di soccorso. La violenza domestica vissuta dalla protagonista (interpretata dalla stessa regista) viene connessa con quella della telefonata ricevuta, in una mimesi relazionale tra il soccorritore e la vittima. La regista non mette mai in scena la violenza, intenta a non spettacolarizzare l’atto, ma problematizzarlo attraverso lo sguardo (e l’udito) esterno.

The Fight diretto dal regista cipriota Antony Petrou è il secondo cortometraggio internazionale in concorso al Festival. Lo sguardo è quello di una giovane protagonista che vuole praticare boxe con i suoi coetanei di sesso opposto. La lotta della ragazza viene associata a un'altra lotta intima praticata all'interno del cortometraggio: quella di una donna contro la sua malattia.
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The Past is Calling diretto da Perla Geagea
Il secondo giorno è proseguito con i cortometraggi provenienti dal contest di 42HRS ideato dal AS Film Festival. Quest’anno il concept dei cortometraggi in concorso è stato un — distopico ma non troppo — universo in cui è vietato fare cinema.

Successivamente sono stati proiettati altri quattro cortometraggi in concorso, due provenienti dall’EST Film Festival del Lago di Bolsena. L'acquario di Gianluca Zonta racconta del nostro rapporto con l’intelligenza artificiale e dell’automatizzazione che le relazioni umane potranno avere in un futuro non troppo lontano, tra omologazione e perdita di identità. Superbi è Il corto di Nikola Brunelli che racconta l'atteggiamento conservatore di un Paese attraverso un cibo: l'oliva ascolana. La pietanze tipica marchigiana viene utilizzata dal regista come espediente per parlare di retaggi e di apertura verso il nuovo, attraverso un tono ironico — che ha causato scalpore nella stampa locale a causa di una specifica scenografia — e una parodizzazione dei costrutti sociali tipicamente italiani.

Il rapporto con il proprio corpo è al centro di Misure, il corto della regista Marta Capossella. La rappresentazione dei disturbi alimentari passa attraverso la tossicità di una relazione — ricordando narrativamente Primo Amore di Matteo Garrone — e il rapporto tra corpo e mente viene messo in scena attraverso una regia algida, in cui lo spettatore viene spiazzato dalla freddezza (voluta) delle immagini.
Quanto i rapporti personali possono risollevare le fragilità giovanili? Il quesito è al centro di Bianca — l’ultimo cortometraggio in concorso proiettato durante la seconda giornata di Festival — diretto da Leonardo Severino. Il corto mette in scena il percorso di riabilitazione di un giovane ragazzo dopo essere uscito dalle dipendenze. Grazie ai legami e ai luoghi ( il lago di Garda sarà il vero protagonista di Bianca) il regista cerca di mettere al centro i sentimenti intimi di un ragazzo alle prese con le sue fragilità.
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Misure diretto da Marta Capossella
La serata si è conclusa con un cortometraggio fuori concorso Domenica x sempre di Simone Polito; e un documentario, Me ne vado e divento Papa diretto da Antonello Carbone.
Nel corto di Polito il ruolo della famiglia — tipicamente luogo sicuro — viene ribaltato, diventando un microcosmo tossico, specchio della società che circonda i protagonisti. Tra restrizioni e finzioni, la realtà del mondo esterno viene limitata dalla convinzione di essere al sicuro soltanto all’interno delle mura domestiche.

Me ne vado e divento Papa di Antonello Carbone parte come un racconto di vita personale, per poi allargarsi alla collettività. Attraverso le testimonianze dei cittadini irpini e di italiani emigrati in Germania — polo attrazionale nella seconda metà del ‘900 — il regista ci parla di radici culturali, di opportunità e di legami con la propria terra e con le persone che la vivono.
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Me ne vado e divento Papa di Antonello Carbone
il 23 novembre si terrà la giornata conclusiva dell’Emisferi Film Festival, in cui verranno assegnati i premi per le opere in concorso, e anche noi di Addiction Cinema consegneremo il nostro premio della critica. L’appuntamento è al cinema Il Piccolissimo di Ciampino.
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Redazione di Addiction Cinema
23/11/2025

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