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I REGISTI DI VENEZIA 82: FRANÇOIS OZON

SPECIALE

I REGISTI DI VENEZIA 82: FRANÇOIS OZON, L'INSAZIABILE FAME DI CINEMA

L'Étranger sarà il ventiquattresimo film diretto da François Ozon. Dall’esordio con Sitcom (1998) ad oggi sono passati ventisei anni, facendo i calcoli, il regista ha una media di quasi un film all’anno. Ciò che lascia increduli è la qualità delle opere di chi una volta era considerato il nuovo enfant terrible del cinema francese e che oggi è un assoluto maestro della settima arte, uno di quei registi dotati di un eclettismo formidabile — dalle commedie borghesi ai thriller perturbanti, dai mélo in costume ai coming of age alla scoperta della propria sessualità — senza mai mettere da parte una fondamentale qualità quando parliamo di autori europei: la riconoscibilità.

Indipendentemente dal tipo di film che ha fatto, dal genere che ha toccato, e dalle atmosfere che ha deciso di imporre alla propria pellicola, se un film è di Ozon lo si nota subito. Questo aumenta la curiosità per il film che il regista porterà al Lido, la trasposizione di uno dei più importanti romanzi del Novecento: Lo straniero di Albert Camus.

Ozon non è nuovo alle trasposizioni da grandi autori. Il suo quarto lungometraggio è stato Gocce d’acqua su pietre roventi (2000) da una pièce teatrale di uno dei suoi punti di riferimento artistici: Rainer Werner Fassbinder — che il regista ha omaggiato in una delle sue opere più recenti Peter von Kant (2022), ovviamente ispirato a Le lacrime amare di Petra von Kant (1972), tra i capolavori del grande autore tedesco — e 8 donne e mezzo (2002), trasposizione di Huit femmes, opera teatrale del 1952 firmata da Robert Thomas.
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Insomma, il regista è abituato a confrontarsi con grandi testi appartenenti a terzi, ma con L'Étranger la sfida è ancora più rischiosa, data l’importanza e l’influenza che il romanzo di Camus ha avuto nella cultura novecentesca europea e mondiale.
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E se fosse questo enorme rischio a far trionfare per la prima volta in un importante festival il regista francese? Perché se è vero che Ozon è una presenza fissa nelle principali kermesse internazionali, è impossibile non notare come la sua presenza nei palmarés sia ridotta all’osso. Un’orso d’argento alla Berlinale per Grazie a Dio (2019) e la vittoria da parte di Paula Beer del premio Mastroianni (miglior attrice esordiente) per Frantz (2016), inizialmente favorito per un importante premio all’73a edizione del Festival del cinema di Venezia — e che, data la grandiosità del mélo, meritava un riconoscimento maggiore — ma invece escluso dal palmarés principale (ad eccezione del meritato riconoscimento per la grande attrice tedesca).
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Il regista con il suo film più recente, lo splendido Sotto le foglie uscito in Italia questo aprile, è tornato a mettere in scena le sue ossessioni — esplose nella sua prima parte di carriera in Swimming Pool (2003) — tra cui il perturbante, il passato nascosto, le mancanze fisiche e sentimentali e quel pericoloso desiderio che si cela all’interno dei suoi personaggi. Dall’indimenticabile coppia Charlotte Rampling - Ludivine Sagnier all’interno di Swimming Pool, a quell’alienante (e per questo irresistibile) sguardo di Marine Vacth protagonista di due dei film più inquietanti del regista: Giovane e bella (2013) e Doppio amore (2017), arrivando alla grandissima Hélène Vincent — attrice che ha fatto la storia del cinema francese — all’interno del suo ultimo film, François Ozon quando deve raccontare l’ambiguo desiderio umano, da indubbiamente il meglio di sé, riuscendo a rappresentare — soprattutto nei personaggi femminili — qualcosa di unico che sembra non appartenere a nessun’altro regista, o almeno non così.
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La sua pellicola è indubbiamente tra le più attese all’82a edizione del Festival del cinema di Venezia. Ancora qualche settimana e scopriremo se questa volta il suo nome entrerà a far parte della lista dei trionfatori, come prima o poi — si spera — possa (e debba) accadere.
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Di Saverio Lunare
14/08/2025

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