GENERAZIONE ROMANTICA - LE TRASFORMAZIONI DELLA CINA NEL CORSO DEL NUOVO MILLENNIO
Il rischio quando si decide di lavorare anche extra diegeticamente sullo scorrere del tempo, è quello di ottenere un risultato capace di parlare maggiormente per singole sequenze che, effettivamente, per l’intera pellicola. Così come nell’ultimo film di Wang Bing, presentato all’81ª edizione del Festival del cinema di Venezia, Youth: homecoming, anche Generazione romantica di Jia Zhangke si rivela un’opera che riesce a raccontare la trasformazione e i cambiamenti della Cina nel corso del ‘2000 più per la forza intrinseca delle singole immagini (alcune realmente straordinarie e dalla rara forza evocativa) che per una riuscita complessiva dell’esperimento cinematografico.
Qiao Qiao (Zhao Tao) vive una relazione giovanile ma ricca di passione con Bin (Zhubin Li). Quando l’uomo abbandona la comunità di Datong dopo alcune speculazioni edili che riguardano la diga delle Tre Gole, Qiao Qiao farà di tutto per cercarlo e riallacciare il loro rapporto nel corso di vent’anni in cui la Nazione sta vivendo profonde trasformazioni.
Dalla mobilitazione comunitaria per l’elezione di Pechino alle Olimpiadi del 2008, alle norme di sicurezza per contenere la pandemia da Covid-19 quattordici anni dopo, il tutto condito da inserti delle sue opere passate in cui il regista cinese riflette sul suo cinema in relazione con la trasformazione dei formati, della tecnologia e del cambiamento del significato di un immagine nel corso del tempo.
Corpi che si muovono in uno spazio e in un tempo incessante. Il Paese sembra trasformarsi e andare avanti mentre i desideri di una generazione cinese sono ancorati al romanticismo del passato, al cercare di ritrovare quel corpo svanito e quel desiderio che non è mai finito, o almeno fino alla sequenza finale in cui un gesto metaforico ma estremamente esplicativo racconta come il passato dev’essere relegato a passato e il futuro (seppur apparentemente non brillante) dev’essere accolto. La sequenza finale è una di quelle capaci di raccontare realmente ciò che Zhangke intendeva rappresentare con la sua opera, girata in vent’anni e che ragiona sullo scorrere del tempo non soltanto diegeticamente ma anche formalmente. Un esperimento non dissimile da quelli di Richard Linklater, partendo dalla trilogia Before (1995-2013), arrivando a Boyhood (2014), in cui lo scorrere del tempo era finalizzato non soltanto a raccontarci i cambiamenti all’interno di una relazione di coppia o della vita di un ragazzo, ma anche quelli degli Stati Uniti d’America in relazione con il nucleo individuale (Celine e Jesse nella trilogia e Mason in Boyhood). Ciò che manca al film di Zhanke è il flow, è l’idea che queste trasformazioni e questo scorrere del tempo stiano effettivamente modificando l’individuo all’interno del Paese.
Qiao Qiao (Zhao Tao) vive una relazione giovanile ma ricca di passione con Bin (Zhubin Li). Quando l’uomo abbandona la comunità di Datong dopo alcune speculazioni edili che riguardano la diga delle Tre Gole, Qiao Qiao farà di tutto per cercarlo e riallacciare il loro rapporto nel corso di vent’anni in cui la Nazione sta vivendo profonde trasformazioni.
Dalla mobilitazione comunitaria per l’elezione di Pechino alle Olimpiadi del 2008, alle norme di sicurezza per contenere la pandemia da Covid-19 quattordici anni dopo, il tutto condito da inserti delle sue opere passate in cui il regista cinese riflette sul suo cinema in relazione con la trasformazione dei formati, della tecnologia e del cambiamento del significato di un immagine nel corso del tempo.
Corpi che si muovono in uno spazio e in un tempo incessante. Il Paese sembra trasformarsi e andare avanti mentre i desideri di una generazione cinese sono ancorati al romanticismo del passato, al cercare di ritrovare quel corpo svanito e quel desiderio che non è mai finito, o almeno fino alla sequenza finale in cui un gesto metaforico ma estremamente esplicativo racconta come il passato dev’essere relegato a passato e il futuro (seppur apparentemente non brillante) dev’essere accolto. La sequenza finale è una di quelle capaci di raccontare realmente ciò che Zhangke intendeva rappresentare con la sua opera, girata in vent’anni e che ragiona sullo scorrere del tempo non soltanto diegeticamente ma anche formalmente. Un esperimento non dissimile da quelli di Richard Linklater, partendo dalla trilogia Before (1995-2013), arrivando a Boyhood (2014), in cui lo scorrere del tempo era finalizzato non soltanto a raccontarci i cambiamenti all’interno di una relazione di coppia o della vita di un ragazzo, ma anche quelli degli Stati Uniti d’America in relazione con il nucleo individuale (Celine e Jesse nella trilogia e Mason in Boyhood). Ciò che manca al film di Zhanke è il flow, è l’idea che queste trasformazioni e questo scorrere del tempo stiano effettivamente modificando l’individuo all’interno del Paese.
Generazione romantica vive di sequenze e immagini slegate dal costrutto intero dell’opera. Come i petardi sulle tombe e il matrimonio tra giovani lavoratori cinesi nell’ultimo Wang Bing, descrivano la Cina molto più di quanto non facciano le dichiarazioni degli stessi lavoratori all’interno del documentario, anche qui la trasformazione del Paese viene raccontate da alcune sequenze che sembrano scavalcare l’opera, andare oltre e vivere da sé: come quella del cambiamento del business, con chi ha speculato nell’edilizia nei primi duemila che si è dovuto reinventare come fenomeno social per poter guadagnare, da piccoli criminali a Tiktoker.
Sicuramente la pellicola di Jia Zhangke cerca di raccontare la Cina in maniera affascinante, con delle eccezionali idee teoriche capaci di inquadrare le trasformazioni del Paese nel corso degli anni. Ma per risultare come un esperimento riuscito in pieno manca quel legame che unisca la teoria al risultato pratico e finale della pellicola, manca il flusso tra le immagini che è necessario quando si affronta il passaggio del tempo, rischio del mestiere per chi decide di raccontare il tempo diegetico in maniera così sperimentale, abbracciando il passaggio del tempo anche al di fuori del racconto cinematografico.
Di Saverio Lunare
Sicuramente la pellicola di Jia Zhangke cerca di raccontare la Cina in maniera affascinante, con delle eccezionali idee teoriche capaci di inquadrare le trasformazioni del Paese nel corso degli anni. Ma per risultare come un esperimento riuscito in pieno manca quel legame che unisca la teoria al risultato pratico e finale della pellicola, manca il flusso tra le immagini che è necessario quando si affronta il passaggio del tempo, rischio del mestiere per chi decide di raccontare il tempo diegetico in maniera così sperimentale, abbracciando il passaggio del tempo anche al di fuori del racconto cinematografico.
Di Saverio Lunare