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GIRL AMERICA

RECENSIONE

GIRL AMERICA - NEI RICORDI DELLA REPRESSIONE - SPECIALE BIOGRAFILM 2025

Partendo dai ricordi di una donna conosciuta durante il periodo da senzatetto in Repubblica Ceca, il regista Viktor Tauš realizza un film in cui il frammento di un ricordo sbiadito dal tempo, deve legarsi ad un periodo sociale e storico ben delineato. Un connubio inusuale ma che Tauš riesce a gestire ottimamente, fondando la sua pellicola sulle scenografie e sulle immagini oniriche rappresentative dei sentimenti della protagonista.

Durante il regime comunista nella Cecoslovacchia pre-rivoluzione di Velluto, una ragazzina soprannominata Amerikánka dopo essere stata abbandonata da sua madre, viene rinchiusa in un collegio totalitario, sognando un giorno di raggiungere il padre in America. La ragazza cresce nella repressione e nella finzione del totalitarismo, e una volta adulta viaggerà nel tempo e nello spazio confrontandosi con la se stessa bambina e adolescente.
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Unire il surrealismo alla cruda realtà sociale, con ricordi che cambiano la percezione di un luogo, di una persona e di un momento in base ai sentimenti provati in quell’istante, in quel periodo di vita. Ed è così che il collegio totalitario dove finisce Amerikánka da castello diventa un decadente penitenziario, da luogo dove trovare amicizie o “sorelle”, diventa un centro produttivo tipicamente orwelliano, in cui le speranze sembrano venir messe da parte e crollare definitivamente quando quell’America tanto agognata si rivelerà l’ennesima illusione. Nonostante la caduta del Muro e la rivoluzione di Velluto che sembrava poter dare delle speranze ai giovani cecoslovacchi abbandonati a se stessi.
Foto
Quello di Viktor Tauš è un film che pretende dallo spettatore un’attenzione visiva non marginale. Come dichiarato dal regista prima della proiezione: il film non è stato pensato per essere capito, quanto per essere visto. Parla attraverso i simboli - alcuni riusciti, altri estremamente facili e semplicistici - e lo fa costantemente, senza mai che le parole prendano il sopravvento sulle immagini e sulla narrazione. I riferimenti verbali più diretti sono quelle di alcune canzoni italiane che irrompono nel film, da Rumore della Carrà a Ma che freddo fa di Nada, sono le hit italiane degli anni ‘60 e ‘70 (le uniche canzoni che in quel periodo potevano ascoltare i ragazzi e le ragazze cecoslovacche) a narrare i sentimenti di Amerikánka e dei suoi coetanei.
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Il regista lavora sulla repressione sulle orme di Kirill Serebrennikov, ricorda la capacità del regista russo di raccontare il totalitarismo attraverso il surreale, le immagini e la vitalità dei personaggi.

Girl America è un film sociale ma che non si fa limitare da questa etichetta, riuscendo a uscire dai perimetri del racconto standardizzato, andando oltre il realismo per stimolare lo spettatore a crearsi il proprio film in testa e un proprio personale percorso verso la libertà della protagonista, che cambierà da spettatore a spettatore. È questa la forza delle immagini di Girl America e di Viktor Tauš.
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Di Saverio Lunare
15/06/2025

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