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I REGISTI DI VENEZIA 82: GUILLERMO DEL TORO

SPECIALE

I REGISTI DI VENEZIA 82: GUILLERMO DEL TORO, NEL FANTASTICO REGNO DEL DIVERSO

Guillermo Del Toro è probabilmente l’ultimo dei registi presenti in concorso quest’anno all’ 82ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia che avrebbe bisogno di una presentazione. I suoi film più famosi sono entrati da tempo nell’immaginario collettivo cinefilo, ma ci sembrava comunque necessario introdurre uno dei registi più poliedrici della sua generazione, capace di spaziare dal racconto horror gotico al blockbuster multimilionario con protagonisti robot e Kaiju e che tra pochi giorni vedremo al Lido di Venezia con uno dei film più attesi della stagione, Frankenstein.
 
La carriera festivaliera di Del Toro, per quanto possa sembrare strano, è in realtà molto corta, sono solo tre le partecipazioni nei festival più importanti come quello di Cannes e la Mostra del Cinema di Venezia.
La prima partecipazione risale a più di 30 anni fa, quando nel 1993 venne presentato alla “Settimana internazionale della critica” del 46º Festival di Cannes il suo primo lungometraggio: Cronos.

Il film contiene già temi e stilemi che il regista di Guadalajara, allora ventinovenne, continuerà a trattare nei suoi film successivi: l’horror classico decostruito (il vampirismo), famiglie disfunzionali e la storia (in questo caso l’Inquisizione spagnola).
Passano 13 anni prima che Del Toro ritorni nuovamente alla Croisette, questa volta, però, in concorso e con uno dei film (se non Il film) più importanti della sua carriera: Il Labirinto del Fauno.

Secondo film del dittico incentrato sulla Spagna franchista dopo La spina del diavolo, Il Labirinto del Fauno narra la storia della piccola Ofelia, una bambina costretta a seguire la madre nel viaggio che le porta nei pressi di un avamposto militare comandato dal crudele capitano Vidal, nuovo marito della madre di Ofelia.

La bambina cerca in tutti i modi di evadere dalla violenza a cui è costretta tutti i giorni rifugiandosi nelle fiabe. Una notte un gruppo di fate accompagnano Ofelia in un labirinto, in cui al centro vi è un Fauno. La creatura spiega alla bambina come in realtà lei sia la reincarnazione di una principessa scomparsa tanti anni fa dal mondo sotterraneo a cui apparteneva.

Del Toro firma il suo film più completo, in cui tutti gli elementi caratteristici del regista sono perfettamente dosati. C’è l’horror (la scena dell’Uomo Pallido), c’è il fantasy usato come fuga da una realtà opprimente come quella dell’epoca franchista, c’è il finale tragico che si trasforma, però, in lieto fine, perché il mondo fantastico è quello a cui è sempre appartenuta la piccola Ofelia e forse lo stesso Del Toro.
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L’ultima, per il momento, partecipazione ad un festival del regista messicano risale al 2017 e coincide anche con la sua consacrazione definitiva.
La forma dell’acqua viene presentato alla 74ª Mostra del Cinema di Venezia e il Leone d’oro è solo il primo dei tanti riconoscimenti internazionali che il film riceverà.

Il film del 2017 con protagonista Sally Hawkins, narra la storia di Elisa, una donna muta che lavora come addetta alle pulizie in un laboratorio governativo dove avvengono sperimentazioni a scopi militari.
Un giorno viene portata all’interno della struttura una creatura anfibia (molto somigliante ad Abe, la creatura amica di Hellboy nei due film diretti da Del Toro) catturata in un villaggio del Sudamerica, dove verrà sottoposta ad una serie infinita di torture da parte del colonnello Strickland (Michael Shannon) per studiarla e superare, a livello di scoperte, una volta per tutte i sovietici.

Elisa è addetta alla pulizia della stanza in cui è rinchiusa la creatura e col passare del tempo la donna inizierà ad affezionarsi e forse anche ad innamorarsi di una creatura che, come lei, per i canoni della società è “diversa”.
Missione ultima di Elisa, quindi, è cercare di liberare il prima possibile la creatura dalla prigionia di Strickland.
Del Toro sembra continuare un discorso iniziato con Il Labirinto del Fauno, in entrambi i film le due protagoniste costrette a vivere nel mondo degli esseri umani, in realtà probabilmente appartengono ad un mondo fantastico dove creature acquatiche, fauni, fate, troll sono la normalità. Dove i “diversi” regnano.
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Tra pochi giorni vedremo la nuova opera, inseguita da molto tempo, del regista messicano: la trasposizione del classico di Mary Shelley, Frankenstein. Il “diverso” per eccellenza.
Come Del Toro ha già affermato in un’intervista questa sarà la sua, personale visione dell’opera di Mary Shelley, prendendo spunto anche dalla versione illustrata del romanzo del fumettista Bernie Wrightson. Citando il regista: “(Boris) Karloff è eterno. Bernie (Wrightson) è eterno. Ma non stiamo facendo Karloff, Bernie e nemmeno Mary (Shelley). Ma dirò questo: Mary Shelley e Bernie Wrightson e Karloff sono importanti per me quanto mio padre e mia madre. Hanno dato vita a ciò che sono.”
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Di Andrea Rossini
26/08/2025

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