Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

HAVOC

RECENSIONE


HAVOC - L'ACTION TRA ESSENZIALIT​À E VIDEOGIOCO

Che Gareth Evans sia una delle voci più importanti e influenti nel mondo del cinema di arti marziali e action degli ultimi 15 anni, grazie ai suoi Merantau, The Raid: Redenzione e The Raid: Berandal, è ormai cosa risaputa. I dubbi e la paura riguardo questo nuovo progetto, però, aumentavano sempre di più, dopo che le riprese erano ufficialmente terminate nel lontano ottobre 2021 e i reshoots voluti dal regista erano stati posticipati a data destinarsi per lo sciopero SAG-AFTRA. C’erano tutti gli ingredienti necessari per un possibile film senza una direzione precisa, pasticciato, salvato solo dalle eventuali scene d’azione estremamente acrobatiche, ma Gareth Evans non è riuscito solo a dare unità ad un progetto a dir poco travagliato, è riuscito pure a regalarci alcune delle scene d’azione, di combattimento e di inseguimento tra le più spettacolari ed esagerate degli ultimi anni. Estremo è forse la parola più adatta, perché Havoc, disponibile sul catalogo Netflix dal 25 Aprile, non è disposto a scendere a compromessi con nessuno, è un fiume in piena pronto a travolgere chiunque sia disposto ad interagirci.
 
Walker (Tom Hardy), un detective ormai in rovina, viene incaricato di ritrovare il figlio del candidato sindaco Lawrence Beaumont (Forest Whitaker), coinvolto in un traffico di droga finito male. Il salvataggio che dovrà compiere il detective si trasformerà presto in un vortice sanguinoso che rivelerà tutta la corruzione e il marciume che infestano la città.
 
Se nel 2018 Evans si era cimentato nel folk-horror con Apostolo, ottenendo un risultato più che buono, ma che della sua firma autoriale aveva poco, dopo quasi sette anni lontano dai lungometraggi il regista gallese decide di fare ritorno con un genere che si adatta molto meglio alla sua idea di cinema, il noir. Evans mette in atto una vera e propria scarnificazione del genere, non ha neanche più bisogno di introdurre chi sono i “buoni” e chi sono i “villain”, come faceva con un’unica scena con il personaggio di Tama in The Raid: Redenzione. Ogni scena è una buona occasione per cercare di far convergere in un unico luogo più personaggi possibili, per scatenare una carneficina. Havoc, non a caso, significa proprio devastazione, caos.
Foto
I due capitoli di The Raid sono noti anche per aver portato quell’idea videoludica di “trama a livelli”, in cui i protagonisti affrontano un nemico sempre più minaccioso e difficile da battere, fino ad arrivare al famigerato boss finale. In Havoc Gareth Evans abbraccia anche l’estetica del videogioco, grazie all’utilizzo di Unreal Engine (un motore grafico di ultima generazione utilizzato sempre di più nel mondo cinematografico e televisivo e molto efficace grazie all’utilizzo di un sistema di illuminazione dinamico e un dettaglio degli oggetti molto elevato) in una sequenza di inseguimento che ha pochi eguali negli ultimi anni per quanto riguarda dinamicità, spettacolarità e fluidità.

​La città in cui sprofonda il detective Walker di Tom Hardy, finalmente in un ruolo che gli fa onore, è visivamente figlia di un immaginario che non può che non richiamare Michael Mann. La notte talmente luminosa, o meglio, illuminata che sembra non finire mai e dove la luce del giorno sembra essere dannosa per i protagonisti quanto lo è per i vampiri.
 
Certo, non si sta parlando di un film perfetto e probabilmente Gareth Evans non aveva neanche l’intenzione di farlo. I fan delle caratterizzazioni profonde e delle grandi motivazioni che muovono i personaggi ne stiano alla larga, per tutti gli altri la giostra è pronta ad accogliervi.
Se lo si osserva con la giusta angolazione (un dutch angle probabilmente) Havoc non è altro che un esperimento terapeutico, una cura che il regista gallese aveva necessità di fare, un (non tanto) dolce ritorno alla sua comfort zone.

​Di Andrea Rossini

Email

[email protected]