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HERETIC

RECENSIONE

HERETIC - ITERAZIONE E CONTROLLO NELLE RELIGIONI, INNOVATIVO SE NON FOSSIMO NEL 2025

Scott Beck e Ryan Woods cercano di inserirsi nella notevole lizza di horror “anticlericali” teorizzando come le religioni (di qualsiasi tipo) si basino su due concetti principali: l’iterazione (dunque il basarsi su qualcos’altro per idealizzare le proprie fondamenta) e sul controllo (l’influenza e la “sorveglianza” che la religione impone sui propri fedeli). Tutto giusto e onorevole, se non fosse che Heretic non è uscito 40/30 anni fa, ma nel 2024 (2025 nelle sale italiane). È come se i due registi abbiano appena visto Martyrs (2007) di Pascal Laugier e che gli sia (giustamente) piaciuto molto, da qui l’idea di creare una versione scolastica, cerchiobottista, verbosa e banale del capolavoro francese, in cui viene meno tutta la forza concettuale della pellicola, perché quei concetti che tanto si vogliono trasmettere non vengono stratificati, ma sono restituiti allo spettatore attraverso l’utilizzo di tesi continuamente dettate dai personaggi del film e, che alla fine, cerca di ribaltare attraverso l’utilizzo di una grande morale, che nel XXI secolo, dovrebbe essere già ben interiorizzata all’interno di ogni essere umano pensante (va bene credere o non credere se alla base c’è una scelta personale e non una manipolazione altrui).

Quando due giovani seminariste della chiesa mormone (Sophie Thatcher e Chloe East) bussano alla porta di un curioso uomo (Hugh Grant) per evangelizzare la parola clericale, faranno la conoscenza di una persona apparentemente gentile e interessata alla tematica, ma che presto si rivelerà un sapiente e spietato manipolatore, con lo scopo di affermare le proprie idee teologiche attraverso crudeli trucchetti e incensanti monologhi sul tema.
Picture
La cosa migliore del film è la volontà dei due registi di mettere in scena e rappresentare un uomo che, per dimostrare la mancanza di un Dio, si comporta da tale, cercando di sostituirsi nell’ideologia delle due giovani seminariste e convincerle che è lui a sapere la verità totale su cosa sia la fede e sul perché professarla sia errato, è il classico esempio di ateo che gioca a fare Dio. E questo in Heretic funziona nella concezione di controllo che tanto (poco innovativamente) il film vuole analizzare.

Per il resto Heretic si rivela essere uno squilibrato film che funziona poco nelle atmosfere da prison movie (la prigione è la casa da dove le due seminariste non riescono a fuggire) e anche in quelle da puzzle film, che è la direzione della pellicola nella seconda metà, in cui una sceneggiatura troppo impegnata a dettare tesi attraverso continui monologhi, si dimentica di creare sequenze di tensione degne di nota. Heretic è un bizzarro esempio di come un film che cerca di teorizzare sull’iterazione dei prodotti culturali (inserendo anche la religione in questo insieme) è iterante a sua volta, essendo fortemente indietro nei tempi, ma senza che ne sia consapevole.

​Di Saverio Lunare

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