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HIM

RECENSIONE

HIM - LO STEREOTIPO DELL'HORROR CONTEMPORANEO

HIM di Justin Tipping è uno di quei film in cui qualcuno va in un posto che non conosce e si fa sottrarre senza problemi il telefono.

Quante volte nel cinema contemporaneo abbiamo visto questo archetipo narrativo? In quanti horror — o pseudo tale — il plot prende vita in questo modo? HIM, il nuovo film diretto da Justin Tipping è un pastiche di stilemi, meccanismi, sviluppi narrativi e dinamiche di potere che sembrano venir fuori direttamente da un libretto d’istruzioni su come realizzare un horror moderno, su come seguire le orme della contemporaneità e come copiare (male) il suo cinema di riferimento.

Cameron Cade (Tyriq Withers) è un promettente quarterback del football americano. Quando il ragazzo è prossimo al draft e allo sbarco nella lega principale, viene invitato da Isaiah White (Marlon Wayans), il più grande quarterback in attività, ad allenarsi a casa sua. Ma presto le cose non andranno come il previsto e l’ossessione per la perfezione agonistica rivelerà i suoi oscuri segreti.
Foto
Non c’è nulla di riuscito all’interno del film di Justin Tipping, incapace di gestire un film dalle grandi aspirazioni sociali e pessimo nel mettere in scena l’orrore. Non funziona come il regista ragiona di sport e di adrenalina sportiva, come tratta il tema delicato della CTE (malattia degenerativa causata da molteplici traumi cranici, molto dibattuta all’interno della NFL), e come racconta il rapporto tra potere e sottomissione. Se le tematiche contemporanee e sociali all’interno del film sono un fallimento per la superficialità e la poca stratificazione, il regista riesce a fare ancora peggio quando deve creare atmosfere e costruire un film horror. Partendo dalla scelta del cast — Wayans non è mai credibile nel ruolo — passando a come il regista mette in scene le sequenza di maggior tensione (l’impegno massimo che raggiunge è far tremare la macchina da presa), arrivando all’uso ripetuto, perpetuo e poco ispirato di musica rap/trap (da Gucci Mane ai Moob Deep), tutto è scolastico, stereotipato all’interno del genere e facilmente riconducibile ad altro.

Ed è curioso che a produrlo sia stato uno dei migliori (se non il migliore in assoluto) regista di horror contemporanei, quel Jordan Peele che ha rivoluzionato e dato nuovo vigore politico e sociale al genere, e che con la sua Monkeypaw Productions aveva dato un segnale di garanzia anche quando non era presente il suo nome dietro la macchina da presa (ottimi il Candyman di Nia DaCosta e Monkey Man di Dev Patel), ma che con HIM ha fatto il primo grande passo falso produttivo della sua carriera.
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Di Saverio Lunare
06/10/2025

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