I MIGLIORI 20 FILM DEL 2022
Il 2022 è stato un anno cruciale per il cinema.
Dopo la pandemia quest’anno, fra alti e bassi i film sono tornati in sala arrancando tra streaming e piattaforme. Pur con difficoltà quest’anno le pellicole di qualità non sono mancate spaziando tra titoli internazionali e produzioni italiane, film a basso budget e blockbuster, esordi sorprendenti ed autori che riconfermano il proprio talento.
Questa è la nostra lista in ordine d’uscita nelle sale italiane dei migliori venti film del 2022.
Dopo la pandemia quest’anno, fra alti e bassi i film sono tornati in sala arrancando tra streaming e piattaforme. Pur con difficoltà quest’anno le pellicole di qualità non sono mancate spaziando tra titoli internazionali e produzioni italiane, film a basso budget e blockbuster, esordi sorprendenti ed autori che riconfermano il proprio talento.
Questa è la nostra lista in ordine d’uscita nelle sale italiane dei migliori venti film del 2022.
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Il male non esiste (Mohammad Rasoulof)
Il film vincitore dell’Orso d’Oro alla 70ª edizione della Berlinale approda finalmente nelle sale italiane due anni dopo il suo trionfo a Berlino. L’opera del regista iraniano è una spietata analisi della pena di morte affrontata attraverso quattro episodi autoconclusivi, che ne indagano le varie sfumature. Passando dall’accettazione di un gesto brutale come un omicidio legalizzato, alla scelta di ribellione e rivoluzione verso il sistema. Mohammad Rasoulof è stato condannato ad un anno di carcere e gli è stato impedito di poter girare film per due anni dopo questa opera che suona come un atto politico. |
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Piccolo corpo (Laura Samani)
L’esordio di Laura Semani è una delle rivelazioni più sorprendenti dell’anno. La regista friulana, attraverso atmosfere arcaiche e folkloristiche, ci trasporta in un mondo passato nelle nostre terre. Lo spettatore accompagna la protagonista nel suo viaggio spirituale e liberatorio, respirando un clima in bilico tra il genere fantastico e folk-horror che da tanto mancava nella nostra filmografia. |
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Licorice Pizza (Paul Thomas Anderson)
Ambientato nella Silicon Valley degli anni ‘70, il nuovo film di Paul Thomas Anderson è sicuramente uno dei capolavori usciti in sala nel 2022. Attraverso i sogni e le aspirazioni del giovane Gary (Cooper Hoffman) e la ricerca del proprio posto nel mondo di Alana (Alana Haim) il regista cuce una storia d’amore all’apparenza impossibile, fatta di tante corse e gesti impulsivi che sono il motore di un film pieno di vita dalla struttura imprevedibile. Paul Thomas Anderson si riconferma uno dei migliori registi in attività e riesce a sorprendere ancora una volta. |
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C’mon C’mon (Mike Mills)
Mike Mills nel suo ultimo film decide di dar voce al futuro dell’America, alternando il rapporto tra Johnny (Joaquin Phoenix) e il suo piccolo nipote Jesse (Woody Norman), con le interviste che lo stesso Johnny fa alla gioventù americana. “Come pensi sarà il futuro?” è la grande domanda che pone il regista ai ragazzi e allo spettatore in un film in bianco e nero, che trova nella semplicità e dolcezza i suoi più grandi punti di forza. |
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The Northman (Robert Eggers)
Era dai tempi di Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn che il racconto epico al cinema non era così impattante. Robert Eggers non snatura la sua idea di cinema pur con un sostanzioso budget, al contrario, con un grande cast riesce a creare un immaginario visivo inedito riportando l’epica ai suoi massimi livelli. |
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Esterno notte (Marco Bellocchio)
Marco Bellocchio sta vivendo una seconda giovinezza cinematografica. Dopo il successo del Traditore (2019) il regista affronta di nuovo un episodio della storia del nostro Paese, questa volta dilatando il racconto in formato seriale di ben cinque ore. Il ritratto del sequestro di Aldo Moro è indagato principalmente attraverso la riscrittura della psicosi dei personaggi che gli orbitano intorno: da Francesco Cossiga (Fausto Russo Alesi) arrivando a Papa Paolo VI (Toni Servillo). |
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X - A sexy horror story (Ti West)
Lo slasher torna alla ribalta grazie al primo capitolo della trilogia firmata Ti West. Attendendo Pearl e MaXXXine, X - A sexy horror story sfrutta il genere per riflettere sul tempo che passa, sulla vecchiaia ed i tabù sessuali che ne derivano. Con dei forti rimandi a titoli ormai divenuti cult come Non aprire quella porta (Tobe Hooper) Ti West non elemosina su innovazioni visive ad alta tensione. |
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Nope (Jordan Peele)
Jordan Peele è la nuova voce dell’horror, nel suo ultimo film riscrive il genere fondendolo con la fantascienza ed il western, rinnovandone le caratteristiche portando in scena un’opera originale. Nope a differenza dei primi film abbandona apparentemente il tema razziale per concentrarsi sullo sfruttamento nel mondo dello spettacolo, la voglia insaziabile dello spettatore di immagini ed intrattenimento. Un’opera che può essere letta come meta-cinematografica ma che riesce ad arrivare anche ad un ampio pubblico. |
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Crimes of the future (David Cronenberg)
Per David Cronenberg la carne umana è finita, bisogna abbracciare la nuova specie. In Crimes of the future il regista canadese condensa i temi a lui cari in un’opera intellettualmente e visivamente stimolante ma non si ferma a questo. Il film analizza la contemporaneità attraverso un mondo distopico ma che è lo specchio della nostra società. |
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Everything everywhere all at once (Daniel Kwan, Daniel Scheinert)
Everything Everywhere All at Once: letteralmente qualsiasi cosa, ovunque, tutto in una volta, non è semplicemente un film sul multiverso, è un’opera che cerca di evidenziare la bellezza e l’importanza della casualità della vita, e lo fa in maniera visionaria ed innovativa. Kwan e Scheinert mettono in scena tutta la loro creatività e il loro talento registico in un’opera fortemente complessa da tenere a bada e che fa di questa sua libertà il punto di forza. |
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La notte del 12 (Dominik Moll)
L’ultimo thriller di Dominik Moll è un’opera che colpisce per la sua intelligenza e capacità di cogliere l’attualità politica francese e mondiale. Il regista francese allarga lo sguardo, prende un caso campione e analizza il rapporto sociale uomo-donna, lo fa non dimenticandosi dello spettatore, senza mai privare ad esso un coinvolgimento emotivo. Il genere ancora una volta si dimostra grande risorsa per i registi, che come in questo caso, lo utilizzano per veicolare problematiche d’attualità. |
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Gli orsi non esistono (Jafar Panahi)
Il cinema è il mezzo più potente, in grado di mettere a nudo l’anima di un paese per smascherarne i torti, l’irragionevolezza, le ingiustizie sociali e politiche. Jafar Panahi nel suo film vuole affermare che gli orsi non esistono perché come dice un abitante del villaggio “è la paura che permette a loro di controllarti” e allora tutto può essere filmato, anche la realtà più terribile. La macchina da presa è in grado di sorpassare i confini, anche quelli più invalicabili. |
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Non sarai sola (Goran Stolevski)
L’esordio di Goran Stolevski è un immersivo folk-horror dai richiami malickiani. La voce fuoricampo della strega protagonista ci accompagna per tutta la durata della pellicola mostrandoci il suo percorso di continua transizione da un corpo all’altro, in un viaggio alla scoperta di sè che passa dall’immedesimazione. Ambientato nella Macedonia del XIX secolo, Non sarai sola è in grado di mettere in scena il corpo femminile in maniera inedita. |
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Triangle of sadness (Ruben Östlund)
Raccontata con un irresistibile ironia ed intelligenza quella del film di Östlund è una riflessione terribile su quanto tutta l’umanità può essere facilmente corrotta e destinata irrimediabilmente ad affondare, perché nonostante tutto, siamo tutti sulla stessa barca. |
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Boiling Point (Philip Barantini)
Philip Barantini ci immerge in un ristorante stellato durante un’intensa e piena di imprevisti serata lavorativa, lo fa attraverso l’utilizzo sapiente del piano sequenza. La tecnica viene utilizzata al servizio del film e non viceversa. Fondamentale è la geometria nel rapporto spazio-tempo, la sala comunica direttamente con la cucina, facilitando il piano sequenza ed immergendo in questa maniera lo spettatore in due contesti nello stesso momento, chi guarda il film è sia cliente che lavoratore. |
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Bardo - La cronaca falsa di alcune verità (Alejandro González Iñárritu)
Iñárritu analizza il suo ruolo sociale nel suo Paese nativo, le sue contraddizioni e anche la sua ipocrisia, ed è proprio quest’ultimo aspetto che fa di Bardo un film che non abbraccia l’autoindulgenza, anzi cerca di portare in rilievo le problematiche che una figura come il regista di Città del Messico (attraverso il suo alter-ego cinematografico: Silverio) deve assumersi e che non sempre riesce ad affrontare. Un grande film, tra oniricità e quotidianità, ma sempre all’insegna di un tema portante: la contraddizione. |
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Bones and all (Luca Guadagnino)
L’amore per Luca Guadagnino, soprattutto nell’età dell’adolescenza, è da prendere a morsi fino all’osso. Quando la delicatezza di Call me by your name (2017) e la crudezza di Suspiria (2019) si incontrano, nasce Bones and All, il primo film girato su suolo americano dal registra nostrano. Quelli di Luca Guadagnino sono corpi che si amano perché finalmente si rivedono nell’altro, tanto da dire “chiamami col tuo nome” o tanto da dire: “mangiami fino all’osso” perché tu fai parte di me ed io di te. Così eros e thanatos si fondono e la componente horror, ovvero l’antropofagia, diviene strumento per veicolare questa allegoria passionale, in un road movie che si tinge di rosso sangue. |
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Pinocchio (Guillermo del Toro, Mark Gustafson)
Qual è il modo migliore per omaggiare un testo dell’ottocento se non quello di rivoluzionarlo, stravolgerlo e riscriverlo. Guillermo del Toro in co-regia con Mark Gustafson adatta il romanzo di Collodi ambientando la storia nell’Italia fascista. Il risultato è un Pinocchio in stop-motion inedito di cui lo spettatore aveva bisogno che non si piega al testo ma abbraccia la poetica e lo stile visivo del regista. |
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Avatar - La via dell’acqua (James Cameron)
James Cameron ci è riuscito, di nuovo. Il regista canadese è riuscito nell’impresa di replicare il meccanismo del primo Avatar (2009) e ci ha dimostrato come nonostante siano passati tredici anni l’universo non ha perso smalto o brillantezza. Avatar 2 è semplicemente manna per la sala e per i fruitori di essa, attira il grande pubblico grazie alla promessa di un’esperienza IN SALA indimenticabile e nel frattempo lo ammalia di concetti e temi politici. |
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Le otto montagne (Felix van Groeningen, Charlotte Vandermeersch)
Un film ad ampio respiro che mette in primo piano il rapporto tra due uomini molto diversi tra di loro ovvero Pietro (Luca Marinelli) e Bruno (Alessandro Borghi), ma che allo stesso tempo trovano nella loro amicizia un luogo sicuro. Una casa da realizzare in mezzo ai monti sarà solo il pretesto per ricostruire un rapporto mattone dopo mattone, in un film in cui il terzo protagonista è il paesaggio montanaro. |
Di Simona Rurale e Saverio Lunare