I migliori film in uscita nel 2024
Il 2023 volge al termine, è stato un anno pieno di cinema e anteprime per la redazione di Addiction Cinema. Ecco una lista dei migliori film presentati ai Festival che sbarcheranno nelle sale italiane nel corso del 2024. Ci aspetta un anno ricco di grandi opere: tra registi emergenti che hanno realizzato pellicole sorpendenti e grandi autori capaci di riconfermarsi, ancora una volta, come formidabili cineasti.
MONSTER DIRETTO DA HIROKAZU KORE-EDA
Chi è il mostro? Il nuovo film di Hirokazu Kore'eda presentato in concorso al 76º Festival di Cannes ci pone da subito questa domanda. Chi dobbiamo incolpare per gli strani comportamenti del piccolo protagonista Minato? Esiste solo un mostro? In una prospettiva occidentale probabilmente la risposta sarebbe sì, il mondo è tutto o bianco o tutto nero. Quest’opera invece ci pone davanti a delle zone grigie. Il confine tra bene e male, verità e bugia è molto più sottile di così ed il regista nipponico riesce ad intercettare tutto questo, ancora una volta, con delicatezza e sensibilità. Non è esagerato dire che Monster è uno dei lavori più riusciti ed ispirati dell’ultimo Kore'eda. La sceneggiatura di Yuji Sakamoto (premiata al Festival di Cannes) è portata al massimo delle sue potenzialità espressive attraverso la mano del regista che, con delle intuizioni visive geniali, costruisce immagini potentissime e metaforiche come le innumerevoli scene nella quale il fango è protagonista... clicca qui per leggere la recensione completa.
MAY DECEMBER DIRETTO DA TODD HAYNES
Che Todd Haynes fosse un regista fenomenale, non c’erano dubbi. Con May December il regista californiano torna in concorso a Cannes e lo fa, ancora una volta con la sua forza registica, con il suo cinema fatto di zone grigie. Elizabeth Berry (Natalie Portman) è un’attrice che sta preparando il suo nuovo ruolo, quello di Gracie Atherton-Yoo (Julianne Moore) protagonista di un caso di cronaca molto spinoso avvenuto vent’anni prima: Gracie è sposata con Joe Yoo (Charles Melton), relazione iniziata quando Joe frequentava la seconda media e Gracie aveva trentasei anni. Il doppio diventa protagonista, in una concezione bergmaniana del suo significato. La profondità dei caratteri di Gracie e Joe e l’ambiguità della figura di Elizabeth, letteralmente un’estranea nella vita di estranei, rendono May December un’opera sofisticata ma pericolosa, che in mano a qualunque altro regista sarebbe potuta cadere facilmente nella retorica giudicante. Ma per fortuna il regista di May December è Todd Haynes, che riesce nell’impresa di raccontarci questa scabrosa storia essendo distaccato (ma senza mai assolvere), ottenendo un film incredibile, in cui il nascosto, ciò che non si sa e ciò che si fa finta di non sapere diventa il fulcro centrale dell’opera... clicca qui per leggere la recensione completa.
POOR THINGS DIRETTO DA YORGOS LANTHIMOS
EXPLANATION FOR EVERYTHING DIRETTO DA GÁBOR REISZ
Trionfante nella sezione Orizzonti all'80esima edizione del Festival di Venezia, Explanation for Everything è un gioiello. Il giovane regista Gábor Reisz analizza la sua Nazione e lo fa utilizzando un atto usuale, un banalissimo esame di maturità, ma che diventerà presto simbolo delle contraddizioni del governo Orbán. Ciò che sorpende è l'incredibile capacità da parte del regista ungherese di mettere al centro della narrazione le persone, persone diversissime tra loro, con opinioni politiche opposte ma pur sempre persone, e dunque la descrizione di ogni singolo soggetto: da Abel (Gáspár Adonyi) il ragazzo che deve ripetere il suo esame di maturità, passando per Jakab (András Rusznák) il professore che lo ha bocciato accusato di averlo fatto per motivi politici, arrivando a György (István Znamenák) il padre del ragazzo con simpatie orbániane, è finalizzata a portare in esame l'essere umano. Le sue debolezze e le sue fragilità che variano in base all'età, nessuno ha ragione e nessuno ha torto. Esemplare il personaggio di Erika (Rebeka Hatházi): giovane ma ambiziosa giornalista che lavora per un sito orientato fortemente a destra. La ragazza è "responsabile" di aver messo in rilevanza lo scandalo (o il presunto tale) dell'esame pilotato, lo ha fatto non per ideologia politica ma per la sua forte dedizione lavorativa. Explanation for Everything è tra i film che maggiormente ci ha colpito dell'intero Festival di Venezia e ha rivelato il talento di un regista assolutamente da seguire. Un'opera imperdibile.
TATAMI DIRETTO DA GUY NATTIV E ZAR AMIR EBRAHIMI
Il tatami è il tappettino giapponese dove vengono svolti gli incontri di Judo, ma un altro incontro, non sul tatami, ma attraverso le relazioni mediatiche, deve affrontare Leila (Arienne Mandi), perché il suo regime le ha imposto di ritirarsi dal campionato mondiale di Judo, causa la concreta possibilità che la lottatrice iraniana incontri in semifinale una judoka proveniente dall'Israele. L'esordio di Guy Nattiv (Israeliano) e Zar Amir Ebrahimi (iraniana ma con cittadizana francese) già meravigliosa attrice nel capolavoro di Ali Abbasi: Holy Spider, mette al centro la sfida, quella sportiva e quella che ogni giorno le persone iraniane devono sopportare: il regime. A sorpendere è l'utilizzo fondamentale del Judo, che non è soltanto un pretesto, ma risulta esserere protagonista della pellicola, perché l'onore sportivo che Leila possiede è superiore ad ogni oppressione, lei è convinta di essere in forma e di poter portare a casa il titolo, tutto il resto passa in secondo piano. Anche le minacce alla propria famiglia e a quella di Maryam (interpretata dalla regista Zar Amir Ebrahimi), allenatrice di Leila che riceve costantemente chiamate dall'Iran finalizzate a costringere la sua assistita a ritirarsi. Presentato nella sezione Orizzonti all'80esima edizione del Festival del cinema di Venezia, Tatami è un'opera impattante, perché riesce, con maestria sorprendente per due esordienti, a non abbassare mai la tensione, che sia durante un incontro di Judo o mentre ascoltiamo una chiamata telefonica.
HIT MAN DIRETTO DA RICHARD LINKLATER
Richard Linklater non è una sorpresa, tutt'altro, perché l'incredibile talento del regista texano ci è ben noto. Ma, anche questa volta, è riuscito a lasciarci a bocca aperta. Hit Man è il film più esilarante visto all'80esima edizione del Festival di Venezia (fuori concorso), ma la comicità che Linklater riesce a creare non è per niente scontata, la sua commedia si fonde con vari generi mantenendo un incredibile equilibrio, grazie ad una sceneggiatura perfetta. Gary (Glen Powell) è un professore che collabora con la polizia. Per una serie di fortuiti casi si ritroverà ad impersonificare un finto sicario sotto copertura, ma Gary si rivelerà sorprendentemente bravo ed efficace nella sua interpretazione. A mettere in repentaglio la sua copertura, sarà l'incontro con Madison (Adria Arjona) giovane ragazza vittima di una relazione violenta. Il sentimento che il regista mette nella sua opera è esemplare. I suoi personaggi sono formidabili, perché, nonostante fingano di continuo, riescono ad essere incredibilmente convincenti nell'apparire veri soltanto quando sono insieme (anche se continuano a mentirsi), è questa contraddizione a creare nello spettatore una sorprendente empatia, anche quando la situazione degenererà in un esplosione di noir gestita ancora una volta, da parte del regista, da fenomeno. E se questo non bastasse, ci pensano Glen Powell e Adria Arjona a sublimare la pellicola, merito di una recitazione impeccabile e un'alchimia che non si vedeva dai tempi della trilogia "Before" (Before Sunrise (1995), Before Sunset (2004) e Before Midnight (2013) tra Ethan Hawke e Julie Delpy. Chi era il regista di quella trilogia? Ovviamente Richard Linklater.
PRISCILLA DIRETTO DA SOFIA COPPOLA
Quando Elvis incontra Priscilla lei ha solo 14 anni. Elvis come un principe azzurro la porta nel suo castello di cristallo e da quel momento lei dovrà tenere vivo il focolare domestico. Priscilla deve vestirsi come dice Elvis, deve truccarsi come vuole lui, non lavora per sua esplicita richiesta e persino i momenti intimi le sono preclusi, anche da maggiorenne. Sofia Coppola torna con un’estetica iperfemminile e una particolare attenzione per gli oggetti: smalti rossi, lunghi eyeliner, lacche per capelli e pettini per cotonarli. La personalità di Priscilla è come se si reggesse sugli oggetti che utilizza, come se lei stessa facesse parte di essi. Come se ,per Elvis, Priscilla fosse una bambola e facesse parte dell’arredamento della villa. L’estetica del film diventa specchio dell’anima della protagonista: un’anima impagliettata di diamanti ma senza gli strumenti giusti e la forza di dare voce ai suoi pensieri, alle sue necessità e alle sue idee... clicca qui per leggere la recensione completa.
PERFECT DAYS DIRETTO DA WIM WENDERS
Lo sguardo di Wim Wenders in Perfect Days si posa con la stessa dignità e delicatezza sia sul verde delle foglie degli alberi di Tokyo che sui gabinetti della città, puliti e igienizzati con un’insolita cura e minuziosità dall’inserviente protagonista. La mattina Hirayama si sveglia sempre con il suono della scopa che spazza via le foglie fuori dalla sua finestra, innaffia le piantine nel soggiorno, indossa la sua tuta da lavoro “The Tokyo Toilet”, prende un caffè dal distributore fuori casa ed entrato sulla sua camionetta non gli resta che decidere quale audiocassetta ascoltare. Non c’è l’ombra di una vena compassionevole o patetica nello sguardo di Wim Wenders che passa da un uomo che pulisce una toilette pubblica ai rami in cielo. C’è qualcosa di trascendentale che lega tutto quanto in modo poetico e indecifrabile, come l’orgoglio che vediamo negli occhi di un uomo che è appagato nell’offrire un servizio pubblico in modo impeccabile, sicuro che, seppur nel suo piccolo, sta facendo qualcosa per la comunità... clicca qui per leggere la recensione completa.
Le certezze Hirokazu Kore-eda e Todd Haynes, il ritorno di grandi autori come Wim Wenders e Richard Linklater, lo stile inconfondibile di Sofia Coppola, la meravigliosa epopea di una "Frankenstein" moderna portata in scena da Yorgos Lanthimos e le sorprendenti rivelazioni della sezione Orizzonti manifestate dal talento di Gábor Reisz e dalla coppia Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi. Aspettando le nuove edizioni dei Festival (sarà Berlino, come sempre, ad inaugurare l'anno nuovo) e la stagione dei premi che sta per iniziare, una cosa è certa: l'inizio del 2024 non mancherà di offrire agli spettatori italiani opere di assoluta qualità, tocca a noi fiondarci in sala per non lasciarci sfuggire queste imperdibili pellicole.
Di Simona Rurale e Saverio Lunare
Di Simona Rurale e Saverio Lunare