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I MIGLIORI FILM VISTI IN ANTEPRIMA AI FESTIVAL NEL 2024

SPECIALE

I MIGLIORI FILM VISTI IN ANTEPRIMA AI FESTIVAL NEL 2024

È stato un grande anno di cinema per la redazione di Addiction Cinema. Oltre alle consuete recensioni dei film in uscita ogni settimana, abbiamo coperto anche alcuni dei festival più importanti del panorama cinematografico italiano. Per il secondo anno consecutivo vi abbiamo portato con noi al Festival del cinema di Venezia e al Biografilm Festival di Bologna, e per la prima volta al Festival del Cinema Ritrovato di Bologna.

Ecco alcuni titoli folgoranti visti in anteprima ai festival e ancora inediti in Italia. 

THE BRUTALIST DI BRADY CORBET

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Con la perfezione formale del miglior Paul Thomas Anderson e la capacità di raccontare gli Stati Uniti d’America che ricorda quella di registi del calibro di Sergio Leone, Martin Scorsese e Michael Cimino, The Brutalist si rivela un’opera mastodontica sotto ogni aspetto cinematografico.
La sequenza iniziale che ci presenta László Tóth (Adrien Brody) è da immortalare negli annali della settima arte. La macchina a mano segue il percorso di László tra corpi accalcati, fuori uscendo dal buio dell’imbarcazione ai piedi della Statua della Libertà che osserva dall’alto il nostro protagonista. Capiamo che siamo a Manhattan, sappiamo che siamo alla fine degli anni ‘40, che László proviene dal vecchio Continente, per la precisione dall’Ungheria e che di mestiere fa l’architetto.
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​Da qui inizia un’epopea attraverso i decenni con protagonista László Tóth e l’America: all’inizio si amano, poi si scontrano, si riabbracciano quando fa più comodo e si abbandonano ancora quando non servono più l’uno all’altro. Ciò che è evidente da The Brutalist è che per Corbet l’America ha una grossa capacità, quella di essere stata (e probabilmente lo è ancora) il polo attrazionale per chi viene da lontano e sta cercando di avere un futuro dignitoso. Quando la mente è brillante e il corpo funziona è un sogno, quando iniziano a scricchiolare le integrità umane, diventa un incubo. Clicca qui per leggere la recensione completa...

KNEECAP DI RICH PEPPIAT

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Una delle metafore più note nel mondo hip-hop è quella del microfono come arma, molti rapper puntano il mic come se fosse una calibro 9. L’importanza dei testi, delle parole come proiettili. In Kneecap il rap è un’arma sociale, uno strumento per collegare una Nazione frantumata e per rivendicare quanto sia importante l’appartenenza culturale.
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Un film estremamente politico, che come fanno i Kneecap (gruppo), raccontano la società divertendo. La pellicola sembra essa stessa a ritmo di rap, con una narrazione travolgente, che alterna momenti d’eccezionale tensione sociale a sequenze esilaranti
Prima Fatih Akin con il suo incredibile Rheingold (2022), ora Rich Peppiat con Kneecap, paradossalmente il meglio del nuovo cinema a tema hip-hop parla esclusivamente la lingua europea. Clicca qui per leggere la recensione completa...

IO SONO ANCORA QUI DI WALTER SALLES

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Quanto cuore ci ha messo Water Salles in questo film. Come in Argentina, 1985 (2022) di Santiago Mitre anche qui c’è da fare i conti con il passato della propria nazione, delle ingiustizie perpetrare e della verità che deve riemergere per cercare di superare l’orrore della dittatura.
​Quando viene chiesto a Eunice Paiva (Fernanda Torres) se il Brasile ha urgenze più importanti rispetto a quelle di risarcire le vittime della dittatura, la donna risponde che è fondamentale guardare al passato affinché si possa migliorare il futuro di un Paese, è ciò che ha fatto Santiago Mitre due anni fa ed è ciò che fa Walter Salles adesso.
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Nessun vezzo formale, nessuna voglia di sorprendere, semplicemente raccontare il proprio Paese e farlo con tutto se stessi. Clicca qui per leggere la recensione completa...

MALDOROR DI FABRICE DU WELZ

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​Il contesto sociale di Maldoror è quello dei polizieschi italiani degli anni ‘70. La base, ed è evidente, è Umberto Lenzi e il suo Milano odia: la polizia non può sparare, ciò che cambia è la produzione e l’idea ossessiva, quella deriva dal cinema americano (quello migliore). Questo inusuale mix risulta vincente nel film di Fabrice Du Welz.
Paul Chartier (Anthony Bajon), giovane gendarme belga è a capo di Maldoror, un’unità segreta che deve eseguire un’indagine finalizzata al ritrovamento di due bambine scomparse e arrestare il loro rapitore. Nel mentre Paul sposa l’italiana Gina (Alba Gaïa Bellugi), ma l’ossessione per il caso non abbandonerà facilmente l’uomo, non permettendogli di vivere una vita spensierata.

Con delle sequenze di tensione calibrate al millimetro (eccezionale quella dei maiali), Du Welz fa esplodere tutto il suo talento in Maldoror, talento che avevamo già notato con le sue opere precedenti ma che qui si eleva, riuscendo a citare i maestri del passato ma senza perdere il proprio stile. Clicca qui per leggere la recensione completa...

QUEER DI LUCA GUADAGNINO

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Esattamente come ha fatto David Cronenberg nel 1991, anche Luca Guadagnino ha capito che fare un film tratto da un libro di Burroughs è impossibile, ciò che va fatto non è un film tratto da un suo libro, ma è uno su di lui.
Queer, come Il Pasto Nudo del maestro canadese, è un viaggio all’interno della vita del rivoluzionario scrittore, non è un racconto che può venire dalla penna di Burroughs, è Burroughs.

​​Se con i suoi film più recenti (specialmente Chiamami con il tuo nome e Bones and All) Guadagnino ha cercato di raccontare il desiderio della gen Z, qui lo fa con la beat, essendo coerente con lo stile e la filosofia del movimento, sperimentando, uscendo dai canoni di una semplice storia d’amore, facendo qualcosa di realmente coraggioso e anti convenzionale. Clicca qui per leggere la recensione completa...

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Di Saverio Lunare e Simona Rurale

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