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I REGISTI DI VENEZIA 83: MARTIN MCDONAGH

SPECIALE

I REGISTI DI VENEZIA 83: MARTIN MCDONAGH, TRA PISTOLE, RISATE E LACRIME

​Il regista irlandese-britannico Martin McDonagh è ormai un fedelissimo del festival del cinema di Venezia. I suoi due film precedenti a Wild Horse Nine — la sua ultima pellicola che sarà presentata in anteprima all’83a edizione del festival — sono stati proiettati con successo al Lido. Tre manifesti a Ebbing, Missouri vinse il premio Osella per la miglior sceneggiatura nel 2017, dando il via alla sua progressiva cavalcata verso la stagione dei premi (Frances McDormand e Sam Rockwell si portarono a casa le statuette per le loro interpretazioni); Gli spiriti dell’Isola nel 2022 comparve due volte nel palmarès di Venezia 79, bissando il premio Osella per la sceneggiatura e con la Coppa Volpi assegnata a Colin Farrell.
La carriera cinematografica di Martin McDonagh, già drammaturgo teatrale di successo, inizia nel 2004 con il cortometraggio Six Shooter, con un suo attore feticcio come protagonista Brendan Gleeson. Il cortometraggio trionfa agli Oscar del 2006, trasportando McDonagh dal teatro al grande schermo. Il lungometraggio d’esordio è In Bruges (2008), uno splendido noir con protagonisti Gleeson e Colin Farrell, due sicari esiliati nella città belga dopo l’ennesimo colpo andato male e dopo aver infranto una regola etico/morale fondamentale nel loro lavoro. Nel suo esordio McDonagh mette in mostra tutta la sua capacità di scrittura, calibrando al millimetro dramma, azione, commedia, noir e sfumando i suoi protagonisti ponendoli in zone grigie di moralità, leitmotiv delle sue opere successive.
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Con 7 psicopatici Martin McDonagh aumenta la dose di grottesco nella sua filmografia, in una pellicola ricca di grandi attori — oltre a Farrell e Rockwell, anche lo straordinario Christopher Walken e Woody Harrelson, con cui il regista collaborerà anche nel suo film successivo — e costruita sulla metanarrazione.
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Il grande salto autoriale lo realizza con il suo film successivo: Tre manifesti a Ebbing, Missouri è un rabbioso ed eccezionale dramma in cui il paesino statunitense, con i suoi luoghi da percorrere in auto, diventa il campo di battaglia in cui una madre — interpretata da Frances McDormand — lotta in prima persona per trovare il colpevole dello stupro e omicidio di sua figlia, laddove la polizia non è riuscita a fare chiarezza sul caso. La giustizia diventa l’elemento in cui le posizioni morali dei suoi protagonisti navigano, con le straordinarie interpretazioni di Woody Harrelson e Sam Rockwell a alimentare le contraddizioni e le posizioni mai dicotomiche, strutturate sulla complessità degli esseri umani.
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​Gli spiriti dell’Isola mette in rapporto due guerre, quella civile che si sta combattendo in Irlanda e quella interna alla piccola isola (immaginaria) di Inisherin tra Pádraic (Colin Farrell) e Colm (Brendan Gleeson), dopo la decisione di quest’ultimo di interrompere bruscamente il legame d’amicizia tra i due. Il piccolo avvenimento intimo, quasi un McGuffin, diventa fondamentale per ribaltare gli equilibri all’interno dell’intera comunità di Inisherin e proprio come in un conflitto armato le motivazioni scatenanti passano in secondo piano, ad emergere sono le conseguenze. 
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La curiosità per il suo Wild Horse Nine è alta; vedremo se confermerà la sua streak trionfante al festival del cinema di Venezia apparendo per la terza volta consecutiva all’interno del palmarès della kermesse cinematografica.
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Di Saverio Lunare
27/07/2026

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