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IL CINEMA RITROVATO 2024 - GIORNO 9

SPECIALE

IL CINEMA RITROVATO 2024: GIORNO 9 - LE CLASSI SOCIALI DAL PRINCIPIO IN YASUJIrŌ ozu e la babilonia di damien chazelle

​Come se non fosse un caso, l’ultimo giorno di Festival si è aperto con la proiezione del film più datato a cui abbiamo assistito in questa edizione: Sono nato, ma… di Yasujirō Ozu (1932) e si è concluso con quello più moderno: Babylon di Damien Chazelle (2022)

SONO NATO, MA... (YASuJiR​Ō OZU, 1932)

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​Che meraviglia. Uno dei primi lungometraggi diretti dal maestro giapponese, che da subito mette in chiaro le tematiche della sua filmografia. Una dolcissima storia sull’infanzia, sui primi rapporti sociali (non idilliaci, dato il bullismo subito dai piccoli Keiji e Ryoichi) e su quanto in Giappone le aspettative lavorative vengono imposte sin dalla tenera età, con lo status sociale come unico rappresentante qualitativo di un individuo.
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Ciò che sorprende è la narrazione di quest’opera, Ozu utilizza una delicatezza unica, creando una commedia capace di descrivere il Giappone e i suoi aspetti più negativi, Il tutto dal punto di vista di due bambini alla scoperta del mondo, una pellicola eccezionale.

BABYLON (DAMIEN CHAZELLE, 2022)

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​In a hundred years, when you and I are both long gone, any time someone threads a frame of yours through a sprocket, you will be alive again. You see what that means? One day, every person on every film shot this year will be dead. And one day, all those films will be pulled from the vaults, and all their ghosts will dine together, and adventure together, go to the jungle, to war together.

E allora quale film migliore di Babylon per concludere questa edizione del Festival del Cinema Ritrovato. Un film che esplora le radici del cinema, il futuro, cosa è stato e cosa diventerà. Ma soprattutto un film che ricorda come la settima arte sia talmente potente da imprigionare quel passato, ammirarlo, conservarlo per poi far riviverne i suoi fantasmi, per l’eternità.

E poi come in un quadro di Pollock il caos mostrato diviene sublimazione di qualcosa di più grande, che sia uno stato d’animo o un reportage di un contesto storico: che sia quello anarchico e senza regole del periodo Muto o quello rigido e impostato dello Star System Proprio come Manny andiamo al cinema e viviamo tutti un’esperienza differente nello stesso instante. Come lui possiamo rivivere le nostre vite e quelle di chi abbiamo amato attraverso gli angeli ed i fantasmi che infestano lo schermo e riscoprire noi stessi, vedere persino il futuro e renderci conto (come nel magnifico finale che arriva nel contemporaneo) che ci saranno nuove stelle che nasceranno e moriranno, nuove ere che fioriranno e appassiranno, innovazioni tecniche che modificheranno per sempre la storia del cinema che però, nella sua inesorabile mutazione, non morirà mai. Noi, da spettatori, non dovremmo fare altro che essere Manny, mentre Damien Chazelle ci dice a gran voce: lunga vita al cinema.

​Di Saverio Lunare e Simona Rurale

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