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IL CINEMA RITROVATO 2025 - GIORNO 1

SPECIALE

IL CINEMA RITROVATO 2025 - GIORNO 1: IL SOGNO ADOLESCENZIALE IN GHAZL EL-BANAT, IL DIABOLIK SESSANTOTTINO DI MARIO BAVA E CHARLTON HESTON IN UNO STORICO FUTURO

Durante il primo giorno di Festival abbiamo assistito al film franco-libanese del 1985 Ghazl El-Banat, appartenente alla sezione Cinemalibero e due film del 1968, entrambi all’interno della rassegna Ritrovati e Restaurati: Il Diabolik di Mario Bava e Il pianeta delle scimmie di Franklin J. Schaffner.

GHAZL EL-BANAT (1985) DI JOCELYNE SAAB

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​Ghazl El-Banat, un dolce simile allo zucchero filato che diventa nella mente della protagonista Samar un simbolo di sogno e leggerezza. In una delle sue visioni oniriche la vediamo intenta a produrlo, immersa in un desiderio di dolcezza infantile. Ma subito dopo, la realtà irrompe: le sue mani sono insanguinate, e con quel sangue traccia un segno sul muro, come a macchiare l’intera città di rosso.

La regista Jocelyne Saab, che ha girato durante la guerra, intreccia sapientemente reportage e finzione, dando vita a un linguaggio ibrido.
Seguiamo la nascita di un amore platonico tra Samar, una giovane rifugiata e un pittore borghese, entrambi alienati dalla guerra ma uniti dalla capacità di cercare ancora la bellezza nelle cose. Attraverso il loro legame si delinea la volontà di impersonificare la città: fragile, desiderante, ferita, ma viva, ancora in cerca di amore e bellezza anche circondata dall’orrore della guerra.

E mentre i bambini che giocano con le tegole rotte delle case impugnandole come armi sembrano prefigurarsi nei soldati di domani, c’è ancora qualcuno che pensa solo a ballare con le mani al cielo.
A distanza di quarant’anni, questo film ci parla forte e chiaro evidenziando come tutte le guerre lascino le stesse ferite. E oggi, come allora, c’è ancora chi le sta vivendo sulla propria pelle.

DIABOLIK (1968) DI MARIO BAVA

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​Distaccandosi dal fumetto delle sorelle Giussani, Mario Bava crea un Diabolik estremamente legato agli anni ‘60, ha lo stile della Swinging London e un approccio alla sessualità maschile figlia delle rivoluzioni sessantottine.

Probabilmente a Bava non interessava fare un film politico, ma era spinto dal fascino del periodo e dall’attrattiva dello stile londinese.
Diabolik non è soltanto un infallibile ladro che mette in subbuglio la città e la psiche di Ginko (profondamente attratto dal suo rivale), ma è anche un elemento di forte, non canonica, sessualità. Il corpo di John Phillip Law si presta perfettamente al ruolo, e la sua connessione con quello di Marisa Mell, anche il suo non canonizzato e con elementi di sessualità dominanti, è perfetta per rappresentare la fluidità del periodo.
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Ha poco a che vedere con il Diabolik originale, per buona pace delle Giussani che detestarono il film e dei Manetti che di recente hanno trasposto fedelmente il fumetto in una trilogia (con risultati discutibili). Bava - in contrasto con il produttore Dino De Laurentiis che ha spinto per una versione meno sanguinosa e violenta di quella che aveva in mente il regista sanremese - è riuscito comunque a dar sfogo a tutta la sua, incredibile, creatività visiva.

IL PIANETA DELLE SCIMMIE (1968) DI FRANKLIN J. SCHAFFNER

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Attraverso lo sci-fi, Franklin J. Shaffner crea paradossalmente uno dei film storici più importanti di sempre. Il pianeta delle scimmie è il racconto dei conflitti che da sempre fanno parte dell’umanità. Tra evoluzionisti ed eretici, tra credo e sopraffazione, l’essere umano cambierà pelle e forma, ma mai contenuto.
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Charlton Heston nel suo viaggio spazio-temporale entra in contatto con una civiltà apparentemente ribaltata, in cui gli animali sono gli umani e le scimmie sono all’apice della scala gerarchica. È il contesto che sceglie chi è un uomo e chi un animale. Non soltanto è la storia del film, ma è anche quella della Terra, in cui le teorie darwiniane si sono contrastate con quelle religiose, in cui la teoria geocentrica è stata spazzata via da quella copernicana. Un capolavoro assoluto che insieme a 2001: Odissea nello spazio forma un fantastico duo che nel ‘68 ha sublimato il genere.
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Di Simona Rurale e Saverio Lunare
22/06/2025

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