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IL CINEMA RITROVATO 2025 - GIORNO 3

SPECIALE

IL CINEMA RITROVATO 2025 - GIORNO 3: L'ESORDIO DI BURNETT, IL NOSFERATU ITALIANO SUCCHIA CONSUMO, IL DOCUMENTARIO MILITANTE MESSICANO E IL CAPOLAVORO DI FORMAN

Durante il terzo giorno di Festival abbiamo assistito a quattro film provenienti dalla sezione Ritrovati e Restaurati: Killer of Sheep l’esordio di Charles Burnett, il Nosferatu anti capitalista di Corrado Farina, uno dei documentari più impattanti della storia del Messico e il capolavoro di Miloš Forman.

KILLER OF SHEEP (1978) DI CHARLES BURNETT

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Killer of Sheep è il perfetto anello di congiunzione tra Ombre di Cassavetes e She's gotta have It di Spike Lee. Se nell'esordio del secondo la dominanza femminile (e black) viene espressa attraverso la sessualità, nel film di Burnett è alimentata dalla dominanza fisica della donna sull'uomo.

Nella condizione sociale in cui si trovano i personaggi di Killer of Sheep, abbandonati da tutti e delocalizzati dal centro, l'unico modo per cambiare la propria situazione è attraverso la delinquenza. Con le nuove generazioni incuranti che vagano nel degrado urbano, Burnett dipinge un affresco fortemente conneso all'antiforma di Cassavetes, unendolo ad un approccio post neorealista, in cui gli ambienti sono co-protagonisti assoluti della pellicola.

...HANNO CAMBIATO FACCIA (1971) DI CORRADO FARINA

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Corrado Farina è andato oltre i limiti della metafora anti capitalista. Il suo ...Hanno cambiato faccia è un inusuale trasposizione del mito di Dracula (nella versione nosferaturesca), in cui il conte Vlad diventa Giovanni Nosferatu, uno straordinario Adolfo Celi, titolare di un azienda automobilistica e attivo in molteplici campi finanziari (ogni riferimento a Giovanni Agnelli non è puramente casuale).

La "villa" sostituisce il tipico castello del romanzo stokeriano, e l'atto di succhiare il sangue dal collo è associato a quello di dissanguare il consumatore economicamente e psicologicamente, controllarlo già dalla nascita e prevedere qualsiasi suo futuro movimento.
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Non è difficile capire perché Corrado Farina abbia girato soltanto un altro film dopo ...Hanno cambiato faccia, il regista non si pone nessun paletto morale e punta il dito direttamente verso alcuni intuibili bersagli. Con estremo coraggio, Farina realizza un vero film politico, all'interno di un contesto che passa dalle atmosfere orrorifiche a quelle grottesche, in un viaggio semi-onirico degno del miglior Harry Kümel, ma che in realtà è estremamente connesso alla realtà (nel '71 come nei giorni nostri) in cui anche il più anarchico è costretto a scendere a patti con un sistema totalizzante, stringendo la mano, come nello splendido finale, al consumismo.
I Caroselli come se fossero diretti da Godard e Fellini, sono soltanto la punta di genialità all'interno di un film poteva essere realizzato solamente in quel fluido ed eccezionale panorama cinematografico italiano a cavallo tra i ‘60 e i ‘70.

EL GRITO (1968) DI LEOBARDO LOPEZ ARRETCHE

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El Grito è uno dei documentari di militanza politica più importanti della storia messicana, girato durante le proteste studentesche-popolari del ‘68, il film comprende anche testimonianze narrative e visive di uno dei momenti più bui del Paese: la repressione avvenuta poco prima dell’inizio dei diciannovesimi giochi olimpici, organizzati proprio in Messico.

Il massacro di Tlatelolco avvenuto il 2 ottobre del 1968 in cui persero la vita centinaia di cittadini messicani viene raccontato alla fine di El Grito, che crea l’aspettativa attraverso l’avvicinamento all’evento mese per mese, mostrando come il fermento sociale nei confronti del modello d’intervento statale e verso il conflitto in Vietnam.
Il documentario ha acceso un sentimento di rivalsa verso l’accaduto, dando il via a un cinema fortemente militante in Messico.

QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO (1975) DI MILOS FORMAN

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Il mondo è un manicomio e il pazzo è il più sano di tutti. È così che Miloš Forman dirige Qualcuno volò sul nido del cuculo, una pietra miliare che a metà anni ‘70 si inserisce in quel cinema americano della contro-cultura. Quello libero ma tremendamente radicato alle regole del gioco, alternando perfettamente la commedia e il dramma.
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Tutto questo grazie ad un cast esageratamente perfetto: un Jack Nicholson che sembra nato per vestire questo ruolo che non subordina mai i suoi comprimari, che anzi, volano alto tanto quando lui, creando una sinergia rara. Un cinema che descrive in modo superbo come la follia che il sistema tenta di reprimere, quella mela marcia da espellere, non è altro che la scintilla della ribellione di cui tanto hanno paura. Una scintilla in grado di far sentire le persone oppresse forti e libere “come una montagna”.
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Di Saverio Lunare e Simona Rurale
24/06/2025

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