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IL CINEMA RITROVATO 2025 - GIORNO 5

SPECIALE


IL CINEMA RITROVATO 2025 - GIORNO 5: IL VIAGGIO IN SAFAR, LA FEROCIA POLITICA DI CIRO DURÁN, I RICORDI DA BRAZIL DI GILLIAM E LE FANTASTIE PORNO-EROTICHE DI BIDGOOD E SAYADIAN

Nella mattinata del quinto giorno di Festival del Cinema Ritrovato abbiamo assistito al mediometraggio iraniano Safar seguito dal film di Ciro Durán La Paga. Nel pomeriggio siamo stati presenti alla masterclass di uno scatenato Terry Gilliam, concludendo la giornata con la visione di Pink Narcissus, film emblema dell’erotismo queer anni ‘70 e del meta-pornografico Café Flesh di Stephen Sayadian.

SAFAR (1972) DI BAHRAM BEYZAI E LA PAGA (1963) DI CIRO DURÁN

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I due mediometraggi all’interno della rassegna del Cinemalibero, vedono protagoniste due Nazioni in cui a dominare sono le strade dismesse, le ambientazioni fatiscenti e i corpi che si muovono nello spazio alla ricerca del compimento di un obiettivo. Il primo è iraniano ed è il padre putativo di Dov’è la casa del mio amico? di Abbas Kiarostami. Due ragazzini attraversano l’Iran con lo scopo di raggiungere l’ennesimo indirizzo che uno dei due ha ricevuto in cui forse vive suo padre. Esattamente come nello splendido capolavoro del maestro del cinema iraniano, anche in Safar l’Iran viene raccontata attraverso gli interminabili passi di bambini che devono calibrare la loro natura fanciullesca con la proiezione nel mondo adulto. Uno splendido viaggio che omaggia il cinema e la forza della creazione delle immagini. 
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Diverso è il tono utilizzato da Ciro Durán nel suo La Paga, in cui l’essenzialità narrativa e visiva sono al servizio della rappresentazione quasi apocalittica delle Ande colombo-venezuelane. In una situazione di fatiscenza in cui gli ultimi sono sempre più ultimi e i primi sempre più primi. Nel percorso di ribellione (repressa) che vede protagonista un contadino sfruttato in una situazione familiare di forte precarietà, con sua moglie incinta e suo figlio malato, viene messa in mostra tutta la ferocia politica di Durán in un’opera pioneristica del cinema sociale sud americano.

LA MASTERCLASS DI TERRY GILLIAM

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Durante la conversazione condotta da Terry Giliam al cinema Modernissimo di Bologna, si è ripercorsa la lavorazione di Brazil in onore del quarantesimo anniversario del film e della sua proiezione in Piazza Maggiore durante il Festival del Cinema Ritrovato. Tra ricordi legati ai componenti del cast del film, da Jonathan Pryce a Kim Greist, passando per il memorabile cameo di Robert De Niro, Gilliam si è lasciato andare a un viaggio proiettato nel 1985, dove i dissidi con il capo della Unversal Sid Sheinberg, tra ostruzionismo al film e reciproche provocazioni mediatiche.

Infine il grande regista inglese ha rivelato tra il serio e il faceto che molto del materiale scartato per Brazil potrebbe essere funzionale per un possibile nuovo film. La speranza è l’ultima a morire, e sicuramente la sua creatività visiva, così come la sua capacita di rappresentare il mondo che ci circonda, potrebbe regalarci un’ultima grande esperienza, rigorosamente cinematografica.

PINK NARCISSUS (1971) DI JAMES BIDGOOD

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Il pink narciso Queer attraverso le sue fantasie sessuali non può che iniziare finalmente ad amare sé stesso, accettare sé stesso, il suo corpo, i suoi desideri. Un film muto e privo di narrazione ma colmo di immagini evocative, esaltazione del corpo Queer, colori fluo e scenografie mozzafiato. Erano i primi anni del Pride quando questo film è stato realizzato, il corpo Queer era lontano dall’essere accettato tanto meno dall’essere così esposto e rappresentato, così libero.

​Le fantasie erotiche di un ragazzo nella sua cameretta nel film invadono la città di New York, prati fioriti, paesi del mondo ed epoche storiche: tutto questo nella testa di un ragazzo che sta per trasformarsi da bruco a farfalla, in una semplice ma efficace metafora sul cambiamento, forse in prospettiva del suo primo rapporto sessuale ma anche in prospettiva di un cambiamento culturale che sarebbe iniziato da lì a poco. Firmato inizialmente da “Anonymus”, sono dovuti passare vent’anni prima che il regista James Bidgood ne abbia effettivamente reclamato la paternità. Pink Narcisus è una grande sogno erotico queer realizzato sul nascere della rivoluzione, per questo all’avanguardia e meritevole di essere riscoperto.


​CAFÉ FLESH (1982) DI STEPHEN SAYADIAN

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Lo spettatore viene proiettato nella testa e nello sguardo del “sesso-negativo” incapace di poter provare piacere sessuale dopo un disastro nucleare. Nel porno futurista di Stephen Sayadian il mondo si divide in due. Il 99% dell’umanità non può copulare, l’1% denominato “sesso-positivo” è obbligato a esibirsi nei locali come il Café Flesh.
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Un porno meta-pornografico, in cui Sayadian ragiona sul rapporto tra produttori di contenuti e consumatori, rapportando lo spettatore del Café Flesh a quello cinematografico, che può soltanto vedere e non copulare, data la separazione dello schermo e le mura cinematografiche: contesto “casto”.
Il regista rappresenta nel suo film anche la figura del divo, capace di sbloccare i desideri repressi di chi dopo l’apocalisse si è considerato sessualmente negativo, portando l’essere umano oltre i suoi limiti auto imposti.
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Di Saverio Lunare e Simona Rurale
26/06/2025

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