Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

IL CINEMA RITROVATO 2025 - GIORNO 7

SPECIALE

IL CINEMA RITROVATO 2025 - GIORNO 7: LA LOTTA INFINITA DELLA GUINEA-BISSAU, HEPBURN E LA SUA BATTAGLIA PER LA PARITÀ, IL SUONO E LE LIMITAZIONI NELLA LEZIONE DI GLAZER E LA VOCE DELLA CALIBRO 45 DI ABEL FERRARA

Con il settimo giorno ci avviamo verso la fine del Festival. Abbiamo assistito alle proiezioni di Mortu Nega, il film sulla decolonizzazione della Guinea-Bissau realizzato da Flora Gomes, la commedia sui sessi di George Cukor con la coppia Katherine Hepburn-Spencer Tracy, la masterclass condotta da Jonathan Glazer e uno dei cult diretti da Abel Ferrara: Ms. 45

MORTU NEGA (1988) DI FLORA GOMES

Foto
Nel processo di decolonizzazione la lotta non termina con la fine della guerra. Affinché "mortu nega" che significa “colui che rifiuta la morte” bisogna continuare a faticare, e non soltanto in quanto esseri umani, ma soprattutto come identità culturale. Esplicativa la sequenza della danza del popolo della Guinea-Bissau dopo che la resistenza ha vinto la battaglia per l’indipendenza dal Portogallo, fortemente connesso alle radici del Paese.

Nel percorso seguiamo Dimminga, che se nella prima parte imbraccia il fucile e non ha alcun timore di essere presente nelle trincee e nelle lunghe marce belliche, nella seconda vaga per la Guinea in uno stato di precarietà, con le conseguenze della colonizzazione che invadono la vita quotidiane delle persone.

Il film di Flora Gomes, che alterna momenti da war movie (mai spettacolarizzato) a riflessioni identitarie, è una profonda rappresentazione del suo Paese e della lotta continua che deve affrontare a causa di altri Paesi che hanno cercato di sfruttarlo e prosciugarlo fino all’osso.

LA COSTOLA DI ADAMO (1949) DI GEORGE CUKOR

Foto
Non soltanto progressista, ma anche meta cinematografico. Il film di Cukor sulla “battaglia” tra sessi è una spassosa commedia che mette in relazione la parità dei sessi al significato legislativo di legge. Katherine Hepburn e Spencer Tracy sono i mattatori del film, entrambi avvocati che accettano lo stesso caso, lei deve difendere una donna che ha sparato (ferendo) il proprio adultero marito, lui deve occuparsi dell’accusa. La causa non si limiterà al tribunale, dato che i due sono moglie e marito.

L’intero caso viene incentrato dalla difesa sul tema della parità di genere, basandosi sul controsenso che si otterrebbe se ad aver sparato alla propria moglie fosse stato un uomo. Viene subito in mente il ruolo che la Hepburn ha avuto all’interno dell’industria cinematografica, con le sue interpretazioni anti-stereotipo che hanno portato l’industria a fare passi giganti nei confronti dei ruoli femminili nel cinema.
​
Ma non soltanto questo stupisce all’interno del film di Cukor, ma anche la perfetta costruzione dei “dubbi” etici e morali all’interno del caso, con il personaggio di Tracy che fa valere le sue, giustissime, teorie gestite perfettamente da Cukor, non a caso tra i grandi maestri del cinema classico statunitense.

LA MASTERCLASS DI JONATHAN GLAZER

Foto
Per Glazer la limitazione è il punto di partenza nel suo processo artistico e cinematografico. Il regista inglese durante la lezione cinematografica tenuta durante il Festival del Cinema Ritrovato ha rivelato come per creare il suo mondo e la sua storia, parta da un frammento. Glazer fa l’esempio della limitazione tecnica e geografica della villa dei Höss, lavorando su di essa è riuscito a realizzare The Zone of Interest. Limitazione che invece Glazer nega quando deve identificarsi come artista, non si definisce un cineasta e soprattutto non vuole essere strettamente connesso all’identità di autore britannico. Così come nega le costrizioni temporali quando realizza un film, soli quattro lungometraggi in venticinque anni, ma il regista inglese ragiona costantemente sui propri lavori futuri, che non iniziano semplicemente quando si apre il set.

Durante la masterclass è stato trattato l’aspetto del suono nel suo cinema, fattore da sempre molto rilevante all’interno della sua produzione.
Il suono dev’essere visto non soltanto ascoltato, con sonoristi che catturano suoni reali provenienti dalla vita urbana e successivamente vengono filtrati e catalogati per poi essere associati alle immagini che di conseguenza vengono selezionate in base all’associazione prevista dal sonoro di accompagnamento.

Lavoro che ha portato il suo ultimo film The Zone of Interest a trionfare, proprio nella categoria miglior suono, agli Oscar.

MS. 45 (1981) DI ABEL FERRARA

Foto
Non un semplice rape revenge, non una semplice vendetta. Quella furia che descrive Abel Ferrara in Ms.45 è una ricerca disperata della propria identità, una cieca violenza per autodeterminarsi. La protagonista non usa le parole per esprimere sé stessa ma la sua calibro 45, in una spirale sempre più indiscriminata di rabbia e punizione.
​
In una metropoli che non a caso è stata paragonata a quella di Taxi Driver, citata anche esplicitamente dalla famosissima scena di Thana davanti allo specchio, la protagonista lentamente prende consapevolezza della sua immagine, ormai erotica, disinibita. Perché la libertà e l’autodeterminazione portano con sé anche una nuova consapevolezza sessuale. Nel 1981 Abel Ferrara firma un dirompente film exploitation e non un semplice film sulla vendetta, ma uno in cui la potenza fallica si manifesta attraverso la pistola di Thana, la cui voce rubata viene sostituita dall’unico mezzo con cui ha mai provato del vero e proprio godimento.
Clicca qui per sostenere Addiction Cinema
Di Saverio Lunare e Simona Rurale
28/06/2025

Email

[email protected]