IL CINEMA RITROVATO 2025 - GIORNO 8: IL MELODRAMMA FAMILIARE DI NARUSE, IL PRIMO FILM DI ALFRED HITCHCOCK, LA LEZIONE DI CINEMA DI JIM JARMUSCH E IL FILM MALEDETTO CON MICK JAGGER
Nell’ottavo e penultimo giorno di Festival del Cinema Ritrovato 2025 abbiamo assistito al melodramma pre-belliico di Mikio Naruse, al difettoso esordio di Alfred Hitchcock, alla masterclass condotta dal grande Jim Jarmusch e al film maledetto con Mick Jagger diretto da Nicolas Roeg e Donald Cammell
WIFE! BE LIKE A ROSE! (1935) DI MIKIO NARUSE
Il melodramma di Mikio Naruse racconta i rapporti familiari in un Giappone fatto di distanze e di vuoti, in cui le ispirazioni vengono non sempre vengono da esperienze positive.
Con un finale dalla grande intensità malinconica e con una rappresentazione del rapporto padre-figlia fatto di illusioni e speranze, illusioni che sono alla base del lavoro intellettuale della madre, una poetessa alla costante ricerca di ispirazioni e di creatività.
Naruse è stato omaggiato durante il Festival del Cinema Ritrovato con una rassegna dedicata al periodo della sua carriera meno noto, quello pre-guerra
Con un finale dalla grande intensità malinconica e con una rappresentazione del rapporto padre-figlia fatto di illusioni e speranze, illusioni che sono alla base del lavoro intellettuale della madre, una poetessa alla costante ricerca di ispirazioni e di creatività.
Naruse è stato omaggiato durante il Festival del Cinema Ritrovato con una rassegna dedicata al periodo della sua carriera meno noto, quello pre-guerra
THE PLEASURE GARDEN (1925) DI ALFRED HITCHCOCK
Non sempre il buongiorno si vede dal mattino, Così come con Stanley Kubrick, anche Alfred Hitchcock non ha esordito con un film esaltante, anzi. Dell’Hitchcock, in The Pleasure Garden è presente soltanto il finale, che raggiunge toni crudeli e gioca con elementi di suspence tipici della produzione futura del maestro inglese. Ma il suo esordio nel cinema muto si rivela non riuscito, soprattutto nella costruzione e nella narrazione della parte centrale, in cui il percorso nel mondo dello spettacolo (che sembrava essere il fulcro del film all’inizio) viene abbandonato per abbracciare il melo relazionale tra colonialismo e tradimenti.
È sempre affascinante osservare come uno dei più grandi registi della storia non sia stato da subito infallibile, anche Stanley Kubrick e Alfred Hitchcock sono stati “essere umani”.
È sempre affascinante osservare come uno dei più grandi registi della storia non sia stato da subito infallibile, anche Stanley Kubrick e Alfred Hitchcock sono stati “essere umani”.
LA MASTERCLASS DI JIM JARMUSCH
Tra i registi statunitensi più rivoluzionari di sempre (e a cui noi siamo più legati) ha tenuto la sua lezione di cinema durante il Festival del Cinema Ritrovato.
Durante la conversazione il regista ha omaggiato i suoi mentori: da Nicholas Ray, con cui è entrato nel mondo del cinema come assistente alla regia a Samuel Fuller che Jarmusch definisce una forza cinematografica. Passando per Wim Wenders, che lo ha aiutato a realizzare Stranger Than Paradise (1984) fornendoli materiali dal set direttamente da Lo stato delle cose (1982), e ovviamente Tilda Swinton che secondo Jarmusch dovrebbe essere la regina del pianeta Terra (e come dargli torto).
Successivamente il regista ha raccontato il suo rapporto con la musica, definita pura e liberatoria, anche più della settima arte dato che quando si gira un film bisogna pensare a molte cose contemporaneamente. Jarmusch rivela che durante il suo processo artistico, che sia nel cinema o nella musica, non cerca mai di realizzare qualcosa di perfetto perché, citando direttamente il regista: “La perfezione è imperfetta, l’imperfezione è perfetta”.
Al termine della lezione Jarmusch fa gioire il pubblico del cinema Modernissimo di Bologna annunciando che oltre al suo nuovo film di prossima uscita, ha anche appena ultimato una nuova sceneggiatura, e noi non vediamo l’ora di poter godere ancora una volta della nuova opera del regista che ha rinnovato l’indipendenza statunitense.
Durante la conversazione il regista ha omaggiato i suoi mentori: da Nicholas Ray, con cui è entrato nel mondo del cinema come assistente alla regia a Samuel Fuller che Jarmusch definisce una forza cinematografica. Passando per Wim Wenders, che lo ha aiutato a realizzare Stranger Than Paradise (1984) fornendoli materiali dal set direttamente da Lo stato delle cose (1982), e ovviamente Tilda Swinton che secondo Jarmusch dovrebbe essere la regina del pianeta Terra (e come dargli torto).
Successivamente il regista ha raccontato il suo rapporto con la musica, definita pura e liberatoria, anche più della settima arte dato che quando si gira un film bisogna pensare a molte cose contemporaneamente. Jarmusch rivela che durante il suo processo artistico, che sia nel cinema o nella musica, non cerca mai di realizzare qualcosa di perfetto perché, citando direttamente il regista: “La perfezione è imperfetta, l’imperfezione è perfetta”.
Al termine della lezione Jarmusch fa gioire il pubblico del cinema Modernissimo di Bologna annunciando che oltre al suo nuovo film di prossima uscita, ha anche appena ultimato una nuova sceneggiatura, e noi non vediamo l’ora di poter godere ancora una volta della nuova opera del regista che ha rinnovato l’indipendenza statunitense.
PERFORMANCE (1970) DI NICOLAS ROEG E DONAL CAMMELL
Oggi siamo abituati a Biopic canonici e patinati, Performance è un esperimento coraggioso e a tratti delirante, che parte come un Gangster movie finendo per raccontare lo spirito libero e ribelle degli anni ‘70, attraverso un opera sgangherata ma affascinante.
Sei anni dopo l’uscita di Tutti per uno, Mick Jagger e i Rolling Stones prendono le distanze da qualsiasi paragone con i Beatles — o perlomeno con la loro fase iniziale. Un film che parla dei Rolling Stones senza mai nominarli direttamente, riuscendo però a catturare la loro essenza — più vicina, in questo caso, alla sensibilità beat che a quella puramente rock. Una delle intuizioni più riuscite del film è quella di non mettere Jagger al centro della scena: pur essendo l’elemento chiave dell’opera, rimane ai margini, quasi come una forza esterna che condiziona tutto attraverso il suo spirito.
Non è un caso che il film racconti la storia di un uomo che, lentamente, intraprende un cammino di trasformazione interiore e identitaria: come un camaleonte, assorbe ogni tratto dello stile di vita che lo circonda, abbandona progressivamente il ruolo impostato e formale in giacca e cravatta, fino a sostituire Mick Jagger e divenire lui completamente. Tra i film più strani in cui abbia recitato una rockstar di tale livello, Performance è stato anche uno dei più clamorosi insuccessi al botteghino, incompreso ed involuto già all’epoca, oggi è un’ opera che possiamo riscoprire grazie al Festival del Cinema Ritrovato.
Sei anni dopo l’uscita di Tutti per uno, Mick Jagger e i Rolling Stones prendono le distanze da qualsiasi paragone con i Beatles — o perlomeno con la loro fase iniziale. Un film che parla dei Rolling Stones senza mai nominarli direttamente, riuscendo però a catturare la loro essenza — più vicina, in questo caso, alla sensibilità beat che a quella puramente rock. Una delle intuizioni più riuscite del film è quella di non mettere Jagger al centro della scena: pur essendo l’elemento chiave dell’opera, rimane ai margini, quasi come una forza esterna che condiziona tutto attraverso il suo spirito.
Non è un caso che il film racconti la storia di un uomo che, lentamente, intraprende un cammino di trasformazione interiore e identitaria: come un camaleonte, assorbe ogni tratto dello stile di vita che lo circonda, abbandona progressivamente il ruolo impostato e formale in giacca e cravatta, fino a sostituire Mick Jagger e divenire lui completamente. Tra i film più strani in cui abbia recitato una rockstar di tale livello, Performance è stato anche uno dei più clamorosi insuccessi al botteghino, incompreso ed involuto già all’epoca, oggi è un’ opera che possiamo riscoprire grazie al Festival del Cinema Ritrovato.
Di Saverio Lunare e Simona Rurale
29/06/2025