IL CINEMA RITROVATO 2026 - GIORNO 1: L'ESORDIO DI VISCONTI, LA CONVERSAZIONE CON ALICE ROHRWACHER, L'ALLEGORIA UCRAINA E IL CAPOLAVORO DI MURNAU MUSICATO DAL VIVO
Nel primo giorno dell’edizione XL del Festival de Il Cinema Ritrovato abbiamo visto l’esordio di Luchino Visconti — a cui è dedicata una retrospettiva — il film allegorico diretto dal grande regista ucraino Yurii Illienko e il capolavoro muto di F.W. Murnau musicato dal vivo da Timothy Brock e dall’orchestra del Teatro comunale di Bologna. Inoltre abbiamo assistito alla masterclass condotta da Alice Rohrwacher.
OSSESSIONE DI LUCHINO VISCONTI (1942)
L’esordio di Luchino Visconti — e del proto-neorealismo — ha le tinte del mélo-noir: le gambe della femme fatale (Clara Calamai) che penzolano dal tavolo, i baci dati di nascosto, l’omicidio premeditato, i fantasmi, le gabbie del senso di colpa e il fatalismo. E il titolo del film è già l’ingrediente fondamentale per il genere: l’ossessione — che sia per una donna, per uno status, per un uomo, per del denaro — è la componente principale per costruire un racconto noir. In Ossessione è presente anche la realtà italiana, quella di un centro — tra Ferrara e le Marche — in cui il desiderio diventa una condanna, in cui la volontà di vivere senza stabilirsi — e magari in compagnia di un altro uomo — deve arrendersi all’esigenza di conformarsi.
Di Saverio Lunare
LA CONVERSAZIONE CON ALICE ROHRWACHER
Durante la conversazione con Alice Rohrwacher al festival de Il Cinema Ritrovato, si è parlato del capolavoro del 1927 di Murnau Aurora (Sunrise), contrapposto alle derive dell'intelligenza artificiale: se l'AI tenta di sostituirsi alla realtà con un realismo artificiale, il capolavoro del muto vive di simboli ed emozioni reali. Attraverso brevi estratti dei suoi film è emerso il legame ancestrale con la terra che unisce opere come Le meraviglie, Lazzaro felice e La chimera, nate da un lavoro antropologico sulla propria identità e sulle minacce dell'industrializzazione selvaggia. Il territorio fertile, ha ricordato la regista, non è infinito ed è il luogo dove produciamo il nostro cibo; difenderlo significa salvaguardare il fulcro stesso della nostra esistenza con la speranza di ridefinire l'idea di sviluppo. Il cinema ci fa riflettere su questo attraverso la potenza dello sguardo. “Poiché lo sguardo è come il sole: ha il potere di far crescere le cose laddove si posa.” In un momento toccante, ricordando l'insegnamento di Goffredo Fofi sulla necessità di "disertare", la regista ha invitato il pubblico ad aprire gli occhi sulla bellezza che già ci circonda. Il Cinema Ritrovato, conclude è come uno spazio politico e poetico che, in un mondo votato alla produzione frenetica, sceglie la via della custodia e della cura.
Di Simona Rurale
A SPRING FOR THE THIRSTY DI YURII ILLIENKO (1965)
L’allegoria visiva del regista ucraino Yurii Illienko passa dall’elemento naturale per eccellenza e dal suo significato nella storia dell’umanità. In A Spring fo the Thirsty l’acqua diventa fango e dunque sangue, diventa mezzo per poter costruire una casa, per dissetare la terra e la gente e per creare arte. Dall’elemento che simboleggia la fonte della vita, si passa al vento della guerra, mosso dall’aereo militare che copre il volto di un padre di famiglia travolto dal lutto. È allegoria totale, in cui il valore delle immagini — costruite ad arte dal regista di The Eve of Ivan Kupalo — è al servizio del simbolismo, di un concetto rappresentato attraverso una composizione visiva.
Di Saverio Lunare
SUNRISE: A SONG OF TWO HUMAN DI F.W. MURNAU (1927)
Un’alba ha illuminato la prima serata del Cinema Ritrovato in Piazza Maggiore. Quale migliore film per inaugurare un’edizione che si proclama XL per celebrare i 40 anni del festival? E quale migliore occasione, quindi, per ritrovarsi sotto la magia del cinema all’aperto, resistendo al caldo bolognese solo per poi lasciarsi sedurre dal calore emotivo di un’opera leggendaria che si riscopre, dopo 99 anni, allo stupore del pubblico nel 2026? Sunrise: A Song of Two Humans è il titolo cruciale che molti cinefili, tra cui il sottoscritto, aspettavano di vedere per la prima volta in vita loro da sempre, a costo di aspettare anni per essere ripagati ieri sera con lo spettacolo accompagnato dall’orchestra del maestro Timothy Brock. Una nuova musica dal vivo per un triangolo amoroso dentro una sonata cinematografica tripartita, ma la musica è per due anime, di due umani, alla ricerca di una loro immagine perduta. Il viaggio di un’amore ritrovato. Un viaggio dalla campagna verso la città, quella città da cui proviene quella femme fatale che rischia di minare le fondamenta bucoliche di una famiglia contadina. Quella città che è sintesi di seduzioni e tentazioni pericolose, ma anche di possibili riconciliazioni romantiche, dove la modernità cinematografica della sinfonia metropolitana può risolvere le ferite sentimentali di una relazione, riposizionando i suoi due (re)innamorati dentro un’unica inquadratura che non rinuncia, nello stile eterno di Murnau, in cui l’artificio del cinema lascia convivere nella città le accensioni naturalistiche di un paesaggio incontaminato. Con il presagio di una (falsa) morte dopo la tempesta, ci ritroviamo a fine visione tra i raggi di sole una nuova alba, mentre anche le luci in Piazza che si riaccendono a fine film e il festival è solo iniziato mentre siamo già ubriachi di cinema.
Di Emilio Occhialini
21/06/2026