IL CINEMA RITROVATO 2026 - GIORNO 5: IL GIALLO DI BARILLI, IL GROTTESCO IN GOLESTAN E MUHTAR, L'ITALIA SCOMPARSA DI COTTAFAVI E IL FASCINO DEL KILLER IN MANN
La seconda metà dell’edizione XL del festival de Il Cinema Ritrovato è iniziata con la proiezione del giallo italiano Il profumo della signora in nero di Francesco Barilli, per poi spostarci nella sezione Cinemalibero per l’ultimo film per il cinema del regista iraniano Ebrahim Golestan. Nel pomeriggio abbiamo assistito al mediometraggio televisivo di Vittorio Cottafavi, al Dracula turco e al thriller cult di Michal Mann Manhunter.
IL PROFUMO DELLA SIGNORA IN NERO DI FRANCESCO BARILLI (1974)
Guardando Il profumo della signora in nero non si può non notare quanto il cinema di Roman Polanski abbia influenzato trasversalmente questo tipo di pellicole. Nello psycho-gialllo di Francesco Barilli, Silvia (Mimsy Farmer) è in un paese delle meraviglie fatto di incubi del subconscio e di sette del piano di sotto. Con i traumi infantili che riaffiorano attraverso gli oggetti — un profumo, un vestito, una bambola — e con la sovrapposizione (alla Inquilino del terzo piano, che uscirà due anni dopo) come apice del delirio mentale. Nonostante non raggiunga i livelli di altri gialli psicologici all’italiana di quegli anni (il successivo Sette note in nero di Lucio Fulci è qualche spanna sopra), il film di Barilli riesce a distinguersi nel filone.
Di Saverio Lunare
THE GHOST VALLEY’S TREASURE MYSTERIES DI EBRAHIM GOLESTAN (1974)
Dopo la scomparsa della compagna Forugh Farrokhzad e il trasferimento in Inghilterra, Ebrahim Golestan — tra i più importanti registi della new wave iraniana — torna in Iran per il suo ultimo film per il cinema, prima di trasferirsi definitamente in Europa. Con The Ghost Valley’s Treasure Mysteries Golestan dimostra di essere anche un regista del grottesco, dissacrando la farsa della ricchezza e dei ceti sociali. Per farlo il regista crea immagini chiare e dirette: palazzi a forma di pene e uomini sepolti da pepite d’oro. Involontariamente (o forse no) premonitore della rivoluzione iraniana, il film è stato fortemente ostacolato dalla censura.
Di Saverio Lunare
IL TAGLIO NEL BOSCO DI VITTORIO COTTAFAVI (1963)
Cottafavi firma un ritratto minimalista attraverso uno sguardo quasi antropologico la vita di un taglialegna (interpretato da Gian Maria Volonté) incapace di superare il lutto per la perdita della moglie. Ambientato tra i silenzi della Maremma e prodotto dalla Rai, il film trasforma il duro lavoro quotidiano nei boschi in una forma di fuga e, al contempo, in una ricerca di senso. Da un lato una testimonianza socio-storica della vita proletaria dell'epoca, cristallizzata dai veri contadini che si sono prestati come attori, dall'altro è un'esplorazione intima del tormento interiore impreziosita dal lavoro introspettivo di Volonté. La ripetizione dei gesti, il passare del tempo attraverso le stagioni, i silenzi e la solitudine per raccontare un’Italia che cambia nel fuori campo.
Di Simona Rurale
DRAKULA ISTANBUL’DA DI MEHMET MUHTAR (1953)
Drakula Istanbul'da è la trasposizione cinematografica del romanzo Kazıklı Voyvoda, a sua volta rielaborazione del Dracula di Bram Stoker. Le differenze con l’opera originale conferiscono alla storia una sfumatura profondamente locale: i simboli cristiani vengono sostituiti da quelli islamici, l’azione si sposta a Istanbul e tutti i personaggi, a eccezione del leggendario conte, diventano turchi. È un Dracula che porta su di sé le ferite della storia della Turchia tramite il collegamento diretto con la figura di Vlad l’Impalatore, rendendo Drakula Istanbul'da probabilmente il primo adattamento cinematografico a sovrapporre esplicitamente le due figure. Allo stesso tempo, però, è un Dracula moderno, trasportato nella Turchia dell’epoca, tra telefoni e automobili. In questo senso, il personaggio più simbolico della vita mondana rappresentata dalla capitale è “Mina Harker” che, in questa versione, diventa una ballerina di cabaret alla quale il conte chiede di esibirsi per lui in una delle sequenze più memorabili della pellicola. Pur mostrando limiti tecnici e una messa in scena amatoriale, il film lascia emergere suggestioni derivanti dal noir e influenze tipiche dell’espressionismo tedesco nei giochi di luci e ombre, nelle soggettive cariche di suspense e nel rapporto tra personaggi e spazio scenografico. Sono questi elementi, uniti al primato di aver rappresentato per la prima volta un Dracula dai canini aguzzi, a rendere il film un cult imperdibile per ogni appassionato del genere.
Di Roberta Bellia
MANHUNTER DI MICHAEL MANN (1986)
Con un’estetica fieramente East Coast anni ‘80, Michael Mann — dal romanzo Il delitto della terza luna di Thomas Harris — crea il film sul rapporto morboso e ossessivo tra l’ispettore e il serial killer. Fa per gli anni ‘80 quello che faranno Seven e Il silenzio degli innocenti (sempre da Harris) per i ‘90; e Zodiac e Mindhunter per i 2000: mette al centro il fascino psicologico e mediatico del killer e lo rende uno strumento narrativo per entrare dentro la testa del protagonista.
Di Saverio Lunare
25/06/2026