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IL CINEMA RITROVATO 2024 - GIORNO 2

SPECIALE

IL CINEMA RITROVATO 2024 GIORNO 2 - GLI AMORI E LE PASSIONI DI ESTER KRUMBACHOVÁ, CHANTAL AKERMAN E WIM WENDERS

​Il secondo giorno di Festival è stato all’insegna delle relazioni sentimentali; siamo stati alle proiezioni di tre film che, in maniera diversa, analizzano il rapporto tra uomo e donna. L’unica opera da regista di Ester Krumbachová si è rivelata una sorpresa, una pellicola che fonde il puro grottesco a temi sociali in perfetto stile nouvelle vague cecoslovacco. La grande Chantal Akerman con un film apparentemente più leggero del solito, ma dalle eccezionali idee scenografiche e formali, e infine il capolavoro assoluto di Wim Wenders che ritrae un amore passato con un tocco unico e indimenticabile.

KILLING THE DEVIL (ESTER KRUMBACHOVÁ​, 1970)

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​Grandissima scrittrice, costumista e scenografa, Ester Krumbachová ha firmato un’unica pellicola da regista: Killing the Devil. Un’opera perfettamente in linea con quel periodo folle e geniale che è stato la nouvelle vague cecoslovacca: pellicole del calibro di Daises (Vera Chytilová, 1966) e Valerie a týden divů (Jaromil Jireš) (di cui la Krumbachová è stata collaboratrice alla sceneggiatura e scenografa) sono solo alcune delle opere più assurde e affascinanti di questo bizzarro movimento cinematografico.

Killing the Devil utilizza il grottesco nella messa in scena per descrivere la situazione sociale femminile attraverso una donna servile, soffocata e oppressa nelle mura domestiche. Il cibo come elemento metaforico del possesso e dell’eterno consumismo maschile, il diavolo impersonificato dalla figura maschile e una voglia di emancipazione sessuale da parte della donna mai compresa e condivisa dall’uomo, che preferisce più riempirsi la pancia e citare continuamente filosofi casuali per appagare il proprio ego.
​
Una commedia divertente ed estremamente avanti con i tempi.

GOLDEN EIGHTIES (CHANTAL AKERMAN, 1986)

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​Sembra l’antitesi di Jeanne Dielman (il film più radicale dello slow cinema europeo) perché in Golden Eighties esplode l’energia, i colori, la musica, la frivolezza. Dietro le vetrine dei negozi non sono esposti solo i vestiti ma sopratutto le diatribe amorose delle pavoneggianti ragazze che ci lavorano. La commedia musicale (esagerata e pomposa) sembra quasi voler prendere in giro sè stessa, la superficialità e la leggerezza diventa il cuore pulsante del centro commerciale e dei suoi “abitanti”, perennemente insoddisfatti mentre consumano un amore dopo l’altro, come se le persone fossero merci che scadono.
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Romanticismo, capitalismo e dialoghi surreali per un film che a volte non si comprende se ci è o ci fa, ma che un sorriso non può non strappartelo, tra un balletto strampalato e l’altro.

PARIS, TEXAS (WIM WENDERS, 1984)

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​Prima della proiezione in Piazza Maggiore del restauro in 4k di Paris, Texas, un commovente Wim Wenders ha voluto omaggiare le persone più importanti dietro la realizzazione del suo capolavoro: dallo sceneggiatore Sam Shepard, al direttore della fotografia Robby Müller, al compositore Ry Cooder, arrivando al cast principale con Harry Dean Stanton, Dean Stockwell, Nastassja Kinski e il piccolo Hunter Carson. Come a voler suggellare quell’idea nostalgica che è presente in Paris, Texas, come se soltanto con una perfetta armonia tra tutti i membri del cast e della troupe è stato possibile realizzare un film così.

Perché Paris, Texas non è soltanto un film sul passato che torna, che ci appartiene per sempre, anche se cerchiamo di dimenticarlo e di sfuggirgli; è soprattutto un film sugli esseri umani, sul rapporto che intercorre tra essi, fraterno, paterno, amoroso che sia.

Il film più bello di sempre è stato proiettato, nella sua migliore versione possibile, nel cinema più bello del mondo, e noi non possiamo fare altro che vantarci di esserci stati.

Di Saverio Lunare e Simona Rurale

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