IL CINEMA RITROVATO 2024: GIORNO 6 - LA STAMPA DEI PADRONI IN MARCO BELLOCCHIO E LE CONSEGUENZE DELL'ATOMICA SECONDO ISHIRō HONDA
Il sesto giorno di Festival si è aperto con Marco Bellocchio che ha presentato il restauro in 4k di Sbatti il mostro in prima pagina (1972) e si è concluso con il capolavoro dei monster movie di Ishirō Honda: Godzilla (1956)
SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA (MARCO BELLOCCHIO, 1972)
Come sempre ha fatto nella sua carriera, Bellocchio racconta la storia italiana. Di recente ha iniziato ad osservare il passato con Il Traditore (2019), Esterno Notte (2021) e Rapito (2023), nel 1972 anticipava i tempi, girando un film quasi in presa diretta, sfruttando il periodo d’elezioni e filmando una Milano tappezzata da manifesti elettorali dei vari partiti.
Da grande regista qual è decide di mettere in scena un film sull’etica lavorativa, su quanto “la stampa dei padroni” stesse influenzando il periodo elettorale, così nella fittizia storia di cronaca nera dell’uccisione e stupro di Maria Grazia Martini, Bellocchio analizza lo sfruttamento giornalistico del caso per i propri fini, in primis quello di evitare l’avanzamento elettorale della sinistra.
Una pellicola non solo capace di raccontare gli anni ‘70, ciò che sorprende di Sbatti il mostro in prima pagina è la sua attualità odierna, in un’epoca in cui le fake news sono all’ordine del giorno e in cui la pressione politica nei confronti dei media è più che mai tema attuale.
Il classico Bellocchio è presente anche nella messa in scena della nevrosi personale dei personaggi, quella del giornalista Roveda (Fabio Garriba) ad esempio, che decide di ribellarsi al sistema del proprio giornale per abbracciare quell’etica giornalistica totalmente abbandonata da Bizzanti (Gian Maria Volonté) il capo redattore del giornale.
Un eccezionale opera, di un Bellocchio inferocito con il sistema e capace di raccontare il nostro paese, le sue contraddizioni e i suoi marci meccanismi.
Da grande regista qual è decide di mettere in scena un film sull’etica lavorativa, su quanto “la stampa dei padroni” stesse influenzando il periodo elettorale, così nella fittizia storia di cronaca nera dell’uccisione e stupro di Maria Grazia Martini, Bellocchio analizza lo sfruttamento giornalistico del caso per i propri fini, in primis quello di evitare l’avanzamento elettorale della sinistra.
Una pellicola non solo capace di raccontare gli anni ‘70, ciò che sorprende di Sbatti il mostro in prima pagina è la sua attualità odierna, in un’epoca in cui le fake news sono all’ordine del giorno e in cui la pressione politica nei confronti dei media è più che mai tema attuale.
Il classico Bellocchio è presente anche nella messa in scena della nevrosi personale dei personaggi, quella del giornalista Roveda (Fabio Garriba) ad esempio, che decide di ribellarsi al sistema del proprio giornale per abbracciare quell’etica giornalistica totalmente abbandonata da Bizzanti (Gian Maria Volonté) il capo redattore del giornale.
Un eccezionale opera, di un Bellocchio inferocito con il sistema e capace di raccontare il nostro paese, le sue contraddizioni e i suoi marci meccanismi.
GOJIRA (ISHIRō HONDA, 1954)
Anti-guerrafondaio, anti-nucleare, anti-bellico, ma non oggi, nel 1954 e non in un luogo qualsiasi ma in Giappone dopo aver provato sulla propria pelle il prezzo della Guerra, attraverso l’arma di distruzione di massa più terribile: l’atomica. Non a caso Gojira nasce dalle acque più profonde e oscure (forse della mente umana), stimolato dall’essere umano (che compie continui test di bombe) a cercare un habitat migliore per poi compiere un massacro di massa che colpisce tutti quanti indistintamente e lascia dietro a sè distruzione e terrore. Dev’essere stato spaventoso per gli spettatori dell’epoca ritrovarsi solo dopo 10 anni a faccia a faccia con i fantasmi del passato, anche se oggi questi fantasmi sono evidentemente sorretti e spostati da fili visibili, ci si può facilmente immedesimare in uno spettatore dell’epoca. Il re dei moneter movie non poteva che essere il più politico e riflessivo film di genere (non tanto sul mostro ma sugli uomini) degli anni 50.
Di Saverio Lunare e Simona Rurale
Di Saverio Lunare e Simona Rurale