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IL CINEMA RITROVATO 2024 - GIORNO 8

SPECIALE

IL CINEMA RITROVATO 2024: GIORNO 8 - IL PERFETTO NOIR SUL CONFINE DI ORSON WELLES E IL MUSICAL RIVOLUZIONARIO DI JACQUES DEMY

​Nel nostro ottavo giorno di Festival abbiamo assistito alla proiezione di uno dei capolavori più importanti di Orson Welles e allo splendido musical di Jacques Demy scelto come copertina dell’XXVIII edizione del Cinema Ritrovato.

L'INFERNAL QUINLAN (ORSON WELLES, 1958)

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​Non è semplice trovare un noir più bello di L’infernale Quinlan. Orson Welles ha sublimato il genere grazie ad un’opera capace di raccontare socialmente gli USA e fornire molteplici soluzioni tecniche da manuale. Lo storicizzato piano sequenza iniziale ad esempio, indimenticabile rielaborazione dei meccanismi di tensione hitchcockiani: noi spettatori sappiamo che c’è una bomba, sappiamo che esploderà, ciò che non sappiamo è quando accadrà, magistrale.

Con una narrazione travolgente (che fa della sua semplicità un punto di forza) Welles descrive un’America razzista a partire dalle proprie figure istituzionali. In un momento storico molto delicato per i rapporti USA-Messico, L’Infernale Quinlan riesce a fotografare e rielaborare attraverso il genere la difficoltosa situazione sociale, tra pericolosi cartelli messicani e terrificanti (e ancora più temibili) detective americani.
​
Un film semplicemente straordinario, che andrebbe studiato su tutti i manuali di cinema, sotto la voce: “come si dirige, scrive, recita e realizza un film”.

LES PARAPLUIES DE CHERBOURG (JACQUES DEMY, 1964)

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​Un emozionato e un po’ timido Damien Chazelle presenta il capolavoro di Jacques Demy, il film che più lo ha ispirato, quello che lo folgorò da ragazzino.
Accompagnato da una dolcissima Rosalie Varda (figlia di Agnes e Jacques), i due aprono le danze a quello che negli anni 60 fece da spartiacque della storia dei musical.

Les Parapluies de Cherburg (come ha spiegato il regista di La La Land) è uno spazio in cui tutte le arti si incontrano: il canto, la danza, il teatro, la poesia, la letteratura si fondono in nome della settima arte, puro cinema.
Un film radicale, respingente, coraggioso, libero, che contrappone l’amore euforico adolescenziale alla crudezza della vita, trasudando amore per l’arte cinematografica da tutti i pori.

​Di Saverio Lunare e Simona Rurale

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