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IL PROFESSORE E IL PINGUINO

RECENSIONE

IL PROFESSORE E IL PINGUINO - IL BECCO DELLA RESISTENZA

Dopo il successo del suo esordio Full Monty (1997) e una manciata di film passati in sordina, Peter Cattaneo torna al cinema con Il professore e il pinguino, rispolverando il suo humor servendosi di due inusuali ingredienti vincenti: Steve Coogan e un fantastico pinguino.

Il periodo di gloria cinematografica del ‘pennuto in smoking’ legato alla prima metà degli anni duemila — se non si considerano le variazioni sul tema, su tutti l’iconico cattivo di Batman Returns -- sta rivivendo una seconda ondata di vigore su grande schermo. Nel 2024 è uscito in sala Il mio amico pinguino con Jean Reno e adesso è il turno della commedia politica di Cattaneo, che dopo essere stata presentata a Toronto nel 2024, è dal 9 ottobre nelle sale italiane.

1976, Tom Michell (Steve Coogan) è un professore d’inglese poco ispirato e motivato che viene mandato in una scuola privata in Argentina pochi giorni prima del golpe militare e l’insediamento della dittatura del generale Videla. Quando salverà un pinguino da una spiaggia in Uruguay, il suo remissivo e cinico atteggiamento verso il mondo subirà una svolta.
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Ispirato al libro del vero Tom Michell, il film di Cattaneo ha l’ambizione (lodevole) di essere un film dalla facile lettura, in cui i buoni sentimenti e la gradevolezza narrativa vengono messe al primo posto rispetto a una stratificazione storica/sociale della situazione politica argentina (quanto più contestuale, in cui la resistenza passa dalla comprensione di ciò che significa libertà). Il regista inglese riesce perfettamente nel suo intento, realizzando un film in cui i rapporti (umano/umano e umano/pinguino) lasciano il segno nell’elaborazione di una crescita personale.
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Perché il personaggio interpretato da Steve Coogan, vittima del cinismo europeo e di un traumatico evento passato, si riapproprierà della sua vitalità grazie all’esperienza sud americana, sia per i suoi rapporti sociali (con la giovane attivista Sofia, interpretata da Alfonsina Carroccio, su tutti), che per l’incontro con il reale fautore della consapevolezza di Tom: il pinguino.

Non è un caso che il pennuto inizialmente viene chiamato Peter e successivamente Juan Salvador — la connessione con l’imperialismo britannico nel paese della Pampa viene naturale — e che la remissione (canonica) del primo impatto verrà sostituita dalla potenza del sentimentalismo, della comprensione dell’altro e della possibilità di abbracciare la libertà.

Le metafore visive e narrative non sono (volutamente) complesse, con le gabbie dello zoo che sostituiscono quelle della giunta, al servizio della lieta possibilità che una commedia così gradevole arrivi al grande pubblico (anche in ambito didattico), dimostrando come un racconto trasversale (leggero e divertente) rispetto alla storia politica di un Paese possa parlare anche al presente.
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Di Saverio Lunare
12/10/2025

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