IL TESTAMENTO DI ANN LEE - NEL NOME DELLA MADRE
Ha diviso il Lido di Venezia quando è stato proiettato nel corso dell’82a edizione del festival del cinema più antico del mondo, inserendosi in una dimensione cinematografica radicale che ammalia o allontana, che attira a sé lo spettatore o che lo respinge. C’è chi si è connesso con il rituale diegetico e non del film, e chi invece è stato schermato dalla sua flemmatica narrazione.
Il testamento di Ann Lee è il terzo lungometraggio diretto da Mona Fastvold, regista norvegese che ha portato a Venezia anche il suo precedente film Il mondo che verrà (2020), moglie e collaboratrice di Brady Corbet, con i due che scrivono e producono i loro film, influenzandosi a vicenda e connettendo reciprocamente le loro pellicole. E dopo aver visto Il testamento di Ann Lee dobbiamo iniziare a ragionare su che tipo di cinema i due stanno realizzando, su che tipo di collaborazione artistica hanno e su che ambiziosissima direzione cinematografica la coppia sta percorrendo.
Ambientato nella metà del ‘700, Il testamento di Ann Lee è la storia di una creativa spirituale — come László Tóth di Adrien Brody in The Brutalist lo era in ambito architettonico — interpretata da Amanda Seyfried, che quando si unirà alla setta degli shakers di Manchester diventerà presto guida spirituale del gruppo. Ma l’Inghilterra sembra essere troppo piccola e troppo limitante per Ann Lee, che con la sua setta decide di oltrepassare l’Oceano per dirigersi nella “Nuova Inghilterra”, più estesa, più rigogliosa e forse più pronta. Ma, anche questa volta come in The Brutalist, il sogno americano si trasmuterà presto in un incubo.
Il testamento di Ann Lee è il terzo lungometraggio diretto da Mona Fastvold, regista norvegese che ha portato a Venezia anche il suo precedente film Il mondo che verrà (2020), moglie e collaboratrice di Brady Corbet, con i due che scrivono e producono i loro film, influenzandosi a vicenda e connettendo reciprocamente le loro pellicole. E dopo aver visto Il testamento di Ann Lee dobbiamo iniziare a ragionare su che tipo di cinema i due stanno realizzando, su che tipo di collaborazione artistica hanno e su che ambiziosissima direzione cinematografica la coppia sta percorrendo.
Ambientato nella metà del ‘700, Il testamento di Ann Lee è la storia di una creativa spirituale — come László Tóth di Adrien Brody in The Brutalist lo era in ambito architettonico — interpretata da Amanda Seyfried, che quando si unirà alla setta degli shakers di Manchester diventerà presto guida spirituale del gruppo. Ma l’Inghilterra sembra essere troppo piccola e troppo limitante per Ann Lee, che con la sua setta decide di oltrepassare l’Oceano per dirigersi nella “Nuova Inghilterra”, più estesa, più rigogliosa e forse più pronta. Ma, anche questa volta come in The Brutalist, il sogno americano si trasmuterà presto in un incubo.
È presente un terzo autore all’interno della realizzazione del film. Dopo Mona Fastvold (regia e co-sceneggiatura) e Brady Corbet (co-sceneggiatore), c’è Daniel Blumberg: compositore delle musiche del film, parte integrante della narrazione e di quell’atmosfera ritualistica che è la base portante dell’intera opera. Perché la volontà all’interno di Il testamento di Ann Lee è quella di non affidarsi a una canonica esperienza cinematografica che possa soddisfare il palato cinefilo e analitico, con una compatta sceneggiatura e con una buona messa in scena; quanto di far avvicinare il più possibile lo spettatore alla trance provata dagli shakers.
Il movimento e il contorcersi del corpo dei protagonisti— che ricorda il tarantismo del sud Italia — viene percepito dallo spettatore visceralmente soprattutto attraverso la musicalità perpetua della pellicola, presente in ogni respiro e in ogni dialogo, oltre che nei brani cantati dai protagonisti e da una Amanda Seyfried in uno dei ruoli più significativi della sua carriera, sia per la capacità di integrare la sua voce e il suo modo di cantare al suo personaggio che per la forza carismatico-narrativa che il suo ruolo possiede.
Non accetta compromessi il cinema della coppia Fastvold-Corbet, che continua nella realizzazione di film a basso budget — anche in questo caso i costi di produzione si aggirano intorno ai 10 milioni di dollari — travestiti da grandi kolossal produttivi, in un’affascinante e nuovo modo di intendere il cinema indipendente. Separa la critica e il pubblico, divide la percezione cinematografica di chi lo riceve, ed è una fortuna in tempi di omologazione dei gusti e di pecorismo analitico.
Il movimento e il contorcersi del corpo dei protagonisti— che ricorda il tarantismo del sud Italia — viene percepito dallo spettatore visceralmente soprattutto attraverso la musicalità perpetua della pellicola, presente in ogni respiro e in ogni dialogo, oltre che nei brani cantati dai protagonisti e da una Amanda Seyfried in uno dei ruoli più significativi della sua carriera, sia per la capacità di integrare la sua voce e il suo modo di cantare al suo personaggio che per la forza carismatico-narrativa che il suo ruolo possiede.
Non accetta compromessi il cinema della coppia Fastvold-Corbet, che continua nella realizzazione di film a basso budget — anche in questo caso i costi di produzione si aggirano intorno ai 10 milioni di dollari — travestiti da grandi kolossal produttivi, in un’affascinante e nuovo modo di intendere il cinema indipendente. Separa la critica e il pubblico, divide la percezione cinematografica di chi lo riceve, ed è una fortuna in tempi di omologazione dei gusti e di pecorismo analitico.
Di Saverio Lunare
12/03/2026