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INK

RECENSIONE

INK - L'ARTE DI FARE SCANDALO - SPECIALE VENEZIA 83

​Il film di apertura dell’83a edizione del festival del cinema di Venezia, diretto da Danny Boyle, analizza il rapporto tra l’etica e l’editoria, con la costruzione — e l’ideazione — di un nuovo modo di comunicare che impatterà per sempre all’interno della società. Ink inizia come un film sportivo: bisogna costruire una squadra, bisogna farlo acquistando i migliori (o i più utili) dalle altre testate e si deve inventare un nuovo modo di “giocare”. La pellicola prosegue associando l’etica, l’arte dello scandalo e il rapporto dei giornalisti con i lavori manuali, alle modalità attraverso le quali si costruiscono i film.

Alla fine degli anni ‘60 Rupert Murdoch (Guy Pearce) — un imprenditore australiano — acquista il The Sun, quotidiano britannico in crisi. Per rilanciarlo si affida a Larry Lamb (Jack O’Connel), talentuoso curatore editoriale che ha il compito di comporre l’équipe e di creare una linea giornalistica vincente.

Il rapporto tra Murdoch e Lamb è associabile a quello tra un produttore e un regista, e le tematiche etiche che Danny Boyle inserisce sono quelle che ogni mezzo di comunicazione deve affrontare, con l’ambiente di Fleet Street (l’Hollywood dell’editoria) in ribellione nei confronti della nuova versione del The Sun, che senza scrupoli inizia a raccontare argomenti mai stati raccontati in precedenza da un tabloid, tra sessualità, gossip e frivolezze che faranno presto breccia nel gusto dei lettori, portando il quotidiano al primo posto nella classifica dei giornali più venduti.
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​La forsennata ed estremamente vibrante narrazione di Boyle viene appesantita dal poco ispirato segmento thriller che esplicita il tema etico/morale, già ben delineato, di cosa sia giusto pubblicare anche all’interno dei racconti di cronaca, ma che si risolleva nella sequenza in cui Lamb oltrepassa il pezzo di scrivania che divide i tipografi manuali dagli editori, stampando in prima persona la corrispondenza privata e delicata della vittima.

Venezia 83 si apre con un film ambientato nel secolo scorso, ma che parla del modo di comunicare contemporaneo, analizzando la deriva capitalista ma anche i cambiamenti sociali vissuti da un Paese descritto come fortemente giudicante, con il fantasma, la presenza e il sentore thatcheriano che incombe e che diventerà realtà dieci anni dopo la controversa “nouvelle vague” editoriale di Murdoch-Lamb.
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Di Saverio Lunare
02/09/2026

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