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JAY KELLY

RECENSIONE


JAY KELLY - PUÒ UN ATTORE SMETTERE DI RECITARE? - SPECIALE VENEZIA 82

Il nuovo film di Noah Baumbach — che torna in concorso a Venezia dopo l’adattamento da De Lillo con Rumore Bianco -- non è un film su un attore, è un film su (e con) George Clooney.

Jay Kelly è soltanto un nome fittizio, ma il suo personaggio è cucito sul ruolo che Clooney ha avuto (e ha) all’interno del cinema e della società. Un attore smette di esserlo fuori dal set o deve fare i conti con l’interpretare costantemente un ruolo? Che sia nei rapporti personali — e il cinema di Baumbach è da sempre un cinema di rapporti — o nel confronto con la “gente comune”, Jay Kelly non smette mai di recitare, di fingersi qualcuno (un eroe o un villain a seconda del caso) e di filtrare le sue relazioni in base al ruolo che deve vestire in quel momento.
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Quando Jay Kelly decide di raggiungere sua figlia in viaggio in Europa allontanandosi dai riflettori di Hollywood, ne approfitta per andare in Toscana e ritirare un premio in suo onore. Il suo non sarà soltanto un viaggio fisico, l’attore cercherà nei suoi ricordi e nella sua coscienza di comprendere se stesso. Il viaggio sarà “sorvegliato” da Ron (Adam Sandler), il suo onnipresente manager che scandisce la vita lavorativa di Kelly.
Foto
Non sempre equilibrato e molto diluito nei — troppi — 132 minuti di durata, la pellicola di Baumbach non esalta per la sua compattezza o fluidità. Il regista newyorkese — che da sempre ha un occhio di riguardo per l’attore e per ciò che all’interno dei suoi film egli significa — cuce la pellicola sulla star che lo deve interpretare e nel mentre decide di analizzarla. È questa la cosa più riuscita di Jay Kelly, è il modo in cui Baumbach parla di Clooney, e di come l’attore decide di mettersi a disposizione — con piacioneria certo, ma anche con una buona dose di auto analisi — verso il suo regista. Laura Dern — che nei film di Baumbach ha spesso lo scopo di evidenziare “come stanno le cose” — interpreta l’ufficio stampa dell’attore, ed è lei a porre il quesito a Ron: come può essergli amico se il 15% del capitale di Kelly appartiene a lui? Come può un attore smettere di esserlo?
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Non un grande film, ma un interessante seviziamento di ciò che rappresenta un attore — o meglio — l’attore: George Clooney.
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Di Saverio Lunare
29/08/2025

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