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JURASSIC WORLD: LA RINASCITA

RECENSIONE

JURASSIC WORLD: LA RINASCITA - I DINOSAURI IN 35mm

Gareth Edwards, si sa, con i mostri ci sa fare: da Monsters (2010) a Godzilla (2014) aveva già dimostrato un notevole talento nel trattare il genere dei monster-movie, con una regia invidiabile capace di fondere spettacolarità e tensione. Con Rogue One: A Star Wars Story (2016) e The Creator (2023) si è poi spostato verso la fantascienza, trovando soprattutto con quest’ultimo una voce stilistica più personale. In quel caso, ha saputo sperimentare con formati e linguaggio visivo, arrivando a girare un film di così ampio respiro con una camera low budget, senza rinunciare all’ambizione estetica.

Ed è proprio questo spirito sperimentale, questa voglia di dare un’identità visiva forte anche all’interno di produzioni ad alto budget, che Edwards porta ora in Jurassic World – La rinascita, il capitolo che apre le porte all’ennesima saga di Jurassic Park, nella quale - dopo i capitoli precedenti - uomini e dinosauri sono costretti a convivere.

Ma Edwards non ripropone l’invasione dei dinosauri negli spazi metropolitani, questa volta è l’uomo che invade il loro territorio. Siamo nel 2027: i dinosauri si sono ormai insediati stabilmente nelle regioni tropicali del pianeta, lungo la fascia equatoriale, dove il clima risulta ideale alla loro sopravvivenza. È proprio lì che si dirige un team di ricercatori, incaricato di prelevare il DNA di tre specie differenti, nella speranza di sviluppare una cura capace di salvare milioni di vite umane.

Diciamolo subito: Jurassic World - La rinascita non stupirà per una trama intrigante e complessa, una psicologia dettagliata o qualsivoglia dilemma morale. Il film di Edwards ha un unico, grande e importantissimo pregio: è girato in modo impeccabile.
Foto
Grazie all’uso della pellicola in 35mm, Jurassic World – La rinascita restituisce un’atmosfera squisitamente vintage, capace di riportarci immediatamente alle suggestioni visive dei primi film di Spielberg. A rafforzare questo effetto nostalgia contribuiscono anche numerose citazioni, mai gratuite o forzate, ma inserite con intelligenza e rispetto per il materiale originale. Se è vero che gli ultimi capitoli della saga avevano perso parte del fascino originario, rifarsi alle radici si è rivelata una scelta vincente: il profumo spielberghiano viene recuperato e attualizzato attraverso una regia ispirata e soluzioni visive di grande efficacia. Cosa vogliamo di più su un film action con i dinosauri?

Certo, forse si poteva osare di più nell’approfondire la dimensione psicologica dei personaggi o nel sondare i dilemmi etici legati al rapporto tra denaro, intrattenimento, pericolo e sanità privata. Non sarebbe stato chiedere la luna. Tuttavia, alcune soluzioni visive sono talmente potenti da far quasi dimenticare che la saga continua soprattutto per motivi economici. In questo caso, però, il progetto è stato affidato a mani capaci, a un regista che sa davvero come si gira un film — e va bene così.
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E comunque, il vero plot twist resta uno solo: l’insospettabile numero di sopravvissuti alla fine di un survival movie.
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Di Simona Rurale
06/07/2025

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