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KONTINENTAL '25

RECENSIONE

KONTINENTAL '25 - L'IPOCRISIA DELLA COSCIENZA CAPITALISTA - SPECIALE BIOGRAFILM 2025

Sarà per la sua totale indifferenza verso una forma standardizzata di cinema, per la sua reale crudezza nei dialoghi e nella messa in scena, o per il suo spirito fortemente anticapitalista… i film di Radu Jude potrebbero durare cinque ore, eppure vorremmo che non finissero mai.

Che fosse un regista completamente fuori dagli schemi contemporanei ne avevamo la certezza, ma ora sappiamo anche che il suo modo di fare cinema non è replicabile. Nonostante Kontinental ‘25 sia stato girato con un Iphone, in dieci giorni e con gli attori che hanno accettato di non percepire nessun compenso se non una quota sui ricavi del film, non possiede un singolo secondo tedioso, inutile o banale. Esattamente come nel suo film precedente Do Not Expect Too Much From the End of the World dalla durata di 164 minuti, ma capace di non annoiare mai, nemmeno quando per circa quindici minuti vediamo soltanto lapidi e tombe all’interno dei cimiteri rumeni.

Kontinental ‘25 dura meno del suo film precedente, ma il risultato è lo stesso: 109 minuti in cui non possiamo far altro che abbandonarci agli assurdi, irriverenti, dialoghi e alle rigorose e significative inquadrature architettoniche, emblematiche di un sistema capitalista che ha frammentato il popolo in serie A e serie B.
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Orsolya (Ezter Tompa) è un ufficiale giudiziaria ungherese che lavora a Cluj. Dopo che comunica lo sfratto a Ion (Gabriel Spahiu) un ex sportivo rumeno caduto in disgrazia e diventato un homeless, questi si toglie la vita impiccandosi ad un termosifone. Il senso di colpa della donna prenderà il sopravvento. Cercando conforto negli altri, Oslya si consulterà con diversi personaggi: dalla madre ungherese nazionalista, passando per un suo ex studente diventato un rider, un’amica attiva nella beneficenza e un prete ortodosso dalle idee conservatrici.
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Quanto e come possiamo ripulirci la coscienza di fronte alle differenze sociali del capitalismo neoliberista? Radu Jude continua a riflettere sull’ipocrisia del sistema occidentale, omaggia il Rossellini di Europa ‘51, e realizza ancora una volta una pellicola anarchica su chi siamo all’interno del capitalismo, su come le nostre azioni (coscienziose o meno) implichino delle conseguenze e su come la frammentazione sociale sia ovunque, e mentre i rumeni e gli ungheresi discutono sull’appartenenza della Transilvania, c’è una classe sociale totalmente abbandonata a se stessa.
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A sorprendere, come spesso con Jude, è il tono unico del suo cinema, costantemente in bilico tra la commedia dissacrante e lo spirito acre degli avvenimenti tragicomici. Tutti chiedono ad Orsolya come è possibile impiccarsi ad un termosifone, e la sua narrazione su come il senzatetto abbia usato il peso del suo corpo per fare leva sui fili d’acciaio intrecciati al collo, diverrà una prassi, un mantra da ripetere e da far diventare quasi un mito. Sono queste trovate a rendere Kontinental ‘25 un film che può venir fuori soltanto dalla penna e dalle idee di un regista come Radu Jude, che apparentemente sembra così irrazionale nella realizzazione delle sue pellicole, ma che nasconde una profonda sapienza nel far confluire questo equilibrio e nel far convivere la semplicità formale ad una acuta e irresistibile analisi del presente.
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Di Saverio Lunare
10/06/2025

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