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LA VALLE DEI SORRISI

RECENSIONE


LA VALLE DEI SORRISI - L'ORRORE IN ITALIA NON ​È MORTO - SPECIALE VENEZIA 82

Se in Piove il male e l’odio erano una sostanza tossica che emergeva dal sottosuolo della terra — ma anche e soprattutto dei nostri traumi e della nostra incomunicabilità — in La valle dei sorrisi quel male si maschera da Angelo, assumendo le sembianze di una forza che ha bisogno del contatto fisico per diffondersi. È una solidarietà solo apparente, deformata, una messinscena dell’amore che finisce per rovesciarsi nel suo opposto: l’odio. Con questo passaggio, Paolo Strippoli regala una ventata d’aria nuova all’horror italiano, ribaltando le coordinate già straordinarie di Piove e spingendosi ancora oltre passando dal trauma di un nucleo familiare a quello collettivo di un paesino del Brenta.

Sergio (Michele Rondino), insegnante di educazione fisica, viene trasferito a Remis. Lì Matteo (Giulio Feltri) è l’angelo custode del piccolo paese sperduto tra le Alpi: con un solo abbraccio riesce a infondere serenità all’intera comunità, ancora segnata da un grave incidente che, qualche anno prima, ha coinvolto tutti.

È sorprendente come Strippoli riesca a intercettare e rielaborare con naturalezza diversi stilemi dell’horror contemporaneo, attingendo al meglio del genere e adattandolo a una produzione italiana senza perdere coerenza o credibilità. Il risultato è un racconto compatto, che rimane solido e convincente dall’inizio alla fine.
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Nelle atmosfere rituali e nel senso di appartenenza a un culto misterioso si intravedono echi di Midsommar, così come nel meccanismo dello “straniero” chiamato a scoprire gradualmente usi e riti di una comunità isolata. Ci sono poi degli sprazzi di Thelma di Joachim Trier, nella difficoltà di Matteo nel contenere e accettare i propri poteri (e desideri) riflettendo la rabbia adolescenziale di chi cresce in un corpo che cambia senza riuscire a esercitarne il pieno controllo.

In un mondo malato, in cui l’odio non fa che generare altro odio, la salvezza per Strippoli non si cerca nei santi ma in chi ha condiviso la stessa sofferenza, in quel dolore collettivo che non va nascosto ma attraversato insieme. La valle dei sorrisi raccoglie questo immaginario e lo rielabora con forza, bilanciando il dramma con l’orrore e trasformando la paura e la tristezza in esperienze emotive necessarie, imprescindibili per superare il trauma.

Un film che non ha nulla da invidiare a molte opere presentate in concorso eppure destinato alla mezzanotte. Ma questa, forse, è un’altra storia (che conosciamo tutti).
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Di Simona Rurale
11/09/2025

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