LE DONNE AL BALCONE - LA FORZA DELL'AUTO-RAPPRESENTAZIONE
Difficile ricordare l’ultima volta che una regista ha mostrato a favore di camera il proprio sesso nel suo stesso film. Noémie Merlant non è nuova a scegliere progetti in cui il corpo femminile è il fulcro del discorso. La star di Ritratto della giovane in fiamme si affianca alla regista Céline Sciamma, per scrivere la sceneggiatura di Le ragazze al balcone, un film che parte da La finestra sul cortile di Hitchcock per ribaltare il punto di vista così come le aspettative. Ciò che sorprende è la spudoratezza, il coraggio e la ferocia di una pellicola che non è solo una “commedia al femminile” ma un vero e proprio pulp movie intriso di sangue, sesso e voglia di libertà.
Merlant, regista e protagonista del suo stesso film, interpreta Elise, un'attrice che si presenta in modo eccentrico, vestita come Marilyn Monroe, simbolo del desiderio maschile, un mix di sbadataggine e stress, causato dalla relazione con il suo fidanzato. Elise sfonda letteralmente la macchina dell'uomo di cui è innamorata Nicole (Sanda Codreanu), la più pudica delle tre, scrittrice che prende ispirazione osservando dal balcone in modo voyeuristico l'uomo che abita davanti alla sua palazzina, fantasticandoci su. Infine, c'è Ruby (Souheila Yacoub), la cam-girl del gruppo, la più disinibita e libera, che esprime senza remore la sua sessualità.
Questo trio eterogeneo sarà involontariamente partecipe di un’escalation di violenza, prima inflitta sui loro corpi e poi, con rabbia e spietatezza perpetrata sul corpo di chi l’ha esercitata, in una dinamica che non si deve interpretare come esaltazione della violenza per scopi meramente vendicativi ma più come un’allegoria satirica di una liberazione femminile che passa attraverso la (non solo metaforica) decostruzione del corpo maschile. Adesso a ruoli capovolti: desiderato, osservato voyeuristicamente e poi penetrato, fatto a pezzi, mutilato.
Merlant, regista e protagonista del suo stesso film, interpreta Elise, un'attrice che si presenta in modo eccentrico, vestita come Marilyn Monroe, simbolo del desiderio maschile, un mix di sbadataggine e stress, causato dalla relazione con il suo fidanzato. Elise sfonda letteralmente la macchina dell'uomo di cui è innamorata Nicole (Sanda Codreanu), la più pudica delle tre, scrittrice che prende ispirazione osservando dal balcone in modo voyeuristico l'uomo che abita davanti alla sua palazzina, fantasticandoci su. Infine, c'è Ruby (Souheila Yacoub), la cam-girl del gruppo, la più disinibita e libera, che esprime senza remore la sua sessualità.
Questo trio eterogeneo sarà involontariamente partecipe di un’escalation di violenza, prima inflitta sui loro corpi e poi, con rabbia e spietatezza perpetrata sul corpo di chi l’ha esercitata, in una dinamica che non si deve interpretare come esaltazione della violenza per scopi meramente vendicativi ma più come un’allegoria satirica di una liberazione femminile che passa attraverso la (non solo metaforica) decostruzione del corpo maschile. Adesso a ruoli capovolti: desiderato, osservato voyeuristicamente e poi penetrato, fatto a pezzi, mutilato.
Il caldo torrido dell'estate, le dinamiche di isolamento nella palazzina, l’osservazione voyeristica delle case circostanti: la Merlant costruisce la tensione sessuale, facendola emergere da un confinamento, (che sembra evocare dinamiche della pandemia) ma che per le ragazze non è solo fisico ma anche e soprattutto sociale, facendo riaffiorare desideri tra le mura domestiche, unico luogo in cui sono al sicuro. Non a caso, la scena più carica di erotismo si svolge lontano dalla figura maschile e senza mostrare neanche nudità, in un momento in cui le ragazze si servono di terra arida e di una seggiolina a dondolo per provare piacere. Al contrario non c’è nulla di lontanamente sessuale nel rapporto di Elise con il suo ragazzo, in cui la Merlant attraverso un piano sequenza mette in scena una dinamica domestica tutt’altro che sana e appagante.
In un film che si regge sul carisma delle protagoniste, il coraggio e la sfrontatezza della regista, capace di imporsi davanti e dietro la macchina da presa in un’esercizio di auto-rappresentazione ed auto-affermazione di sé, ci si domanda quanto sia stata efficace la scelta di dire a parole ciò che viene espresso così bene con le immagini. Attraverso certe dinamiche il cui unico scopo è spiegare qual è il tema del film anche allo spettatore più distratto, e un finale in cui la voce fuori campo (legittimato dalla dimensione letteraria) rende cristalline le intenzioni della Merlant, che sembra improvvisamente non aver abbastanza fiducia in noi.
Di Simona Rurale
In un film che si regge sul carisma delle protagoniste, il coraggio e la sfrontatezza della regista, capace di imporsi davanti e dietro la macchina da presa in un’esercizio di auto-rappresentazione ed auto-affermazione di sé, ci si domanda quanto sia stata efficace la scelta di dire a parole ciò che viene espresso così bene con le immagini. Attraverso certe dinamiche il cui unico scopo è spiegare qual è il tema del film anche allo spettatore più distratto, e un finale in cui la voce fuori campo (legittimato dalla dimensione letteraria) rende cristalline le intenzioni della Merlant, che sembra improvvisamente non aver abbastanza fiducia in noi.
Di Simona Rurale