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LE TIGRI DI MOMPRACEM

RECENSIONE

LE TIGRI DI MOMPRACEM - IL THRILLER TRA DUE MONDI

​Il nuovo film di Alberto Rodriguez — tra i più interessanti registi spagnoli di genere contemporanei — è un thriller costruito su due dimensioni: la prima è quella sopra il livello del mare, la seconda è negli abissi. I personaggi di Le tigri di Mompracem cambiano a seconda dello spazio in cui si trovano. In questo modo il genere prende vita attraverso il mestiere, e Rodriguez utilizza la prima parte del suo film per raccontare cosa significa essere un sommozzatore: i rischi del lavoro, la sensibilità e lo stomaco che si deve avere quando si è di fronte a un relitto, a degli oggetti che appartengono alle vittime o a dei corpi abissati.

Antonio (Antonio de la Torre) e Estrella (Bárbara Lennie), fratello e sorella, condividono lo stesso mestiere. Sulle orme del loro defunto padre, entrambi sono dei sommozzatori che lavorano sulla costa di Huelva. La situazione economica di Antonio è disastrosa nonostante la grande notorietà all’interno dell’ambiente; quando ai due si presenterà l’occasione di rubare dei panetti di cocaina trasportati da una nave mercantile e risollevare le casse familiari, decideranno di realizzare il colpo.

Il thriller inizia quando il mondo sottomarino viene influenzato da quello terreno. Le dimensioni si mescolano e interagiscono, le “tigri” sott’acqua iniziano ad essere deboli, confrontandosi con un ambiente — quello dei grandi e potenti narcos — che li costringerà a fare il proprio gioco. Gli acciacchi fisici di Antonio sono al servizio della costruzione di un altro livello adrenalinico del genere: quello della sopravvivenza, del rischio perpetuo intrinseco nel mestiere e ampliato dalla condizione fisica del protagonista.
Foto
​Le tigri di Mompracem è un film di abissi e di rapporti, in cui i primi — rappresentativi anche del passato dei due protagonisti — raccontano i secondi. Lei, che ha perso l’udito durante una sfida tra fratelli voluta dal padre, è da sempre sottovalutata, all’ombra del fratello maggiore più riconosciuto, vincente e rinomato. Nel corso della narrazione Estrella avrà un ruolo fondamentale — inevitabilmente negli abissi marini — in una delle sequenze di maggior tensione del film; ed è bravissima Bárbara Lennie a interpretare il ruolo con grande intensità, la stessa che appartiene al grande Antonio de la Torre, corpo dei fantastici thriller diretti da Rodrigo Sorogoyen: Che Dio ci perdoni (2016) e Il Regno (2018).

Il regista, tra gli altri, de La Isla minima (2014) e Prigione 77 (2022) si riconferma come un eccezionale autore europeo, capace di realizzare film che hanno sempre l’ossatura del thriller ma hanno la forza di rinnovarsi costantemente. E là dove la scrittura abbozza nella caratterizzazione di qualche personaggio secondario, ci pensa la gestione registica impeccabile di Rodriguez a risollevare la pellicola e a rendere Le tigri di Mompracem un ottimo esempio di come si lavora all’interno del genere costruito su un mestiere, in cui un determinato lavoro diventa protagonista e detta i rapporti.
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Di Saverio Lunare
17/05/2026

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