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L'ESILIATO PUNK CHE SFIDA LA SUA NAZIONE: KIRILL SEREBRENNIKOV E IL RAPPORTO CON LA RUSSIA DI PUTIN

SPECIALE

L'ESILIATO PUNK CHE SFIDA LA SUA NAZIONE: KIRILL SEREBRENNIKOV E IL RAPPORTO CON LA RUSSIA DI PUTIN

Non soltanto è uno degli autori più anarchici che si possano trovare, ma è anche uno dei registi più intrinsecamente legati alla situazione politica della propria nazione di appartenenza, capace di raccontarci cosa sia la Russia di Putin e come poterla combattere attraverso il mezzo cinematografico. Arrestato nel 2017 per una presunta frode di sussidi statali nei confronti della Russia e condannato a tre anni di reclusione, il regista Kirill Serebrennikov è un esule, vive ormai da anni nell’Europa dell’Ovest, dove ha trovato rifugio artistico e una culla espressiva attraverso i maggiori Festival cinematografici: partendo dalla Festa del cinema di Roma arrivando a Cannes dove è ormai di casa. In quest’articolo analizzeremo come Serebrennikov abbia messo in scena i suoi dissidi politici con la Russia putiniana utilizzando il punk come corrente centrale in cui ruotano le sue pellicole.

SUMMER (LETO) - BOWIE E TALKING HEADS CONTRO L'OPPRESSIONE

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Il punk come controcultura anti oppressiva, il punk come simbolo di libertà.

Per Kirill Serebrennikov la forma di ribellione più pericolosa è quella produttiva e artistica, per questo si affida - per mettere in scena l’oppressione dello Stato - al genere musicale simbolo della ribellione, alla controcultura tipicamente pericolosa e finalizzata a infastidire: il punk.
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Ed è così che nella parabola generazionale del regista russo, il gruppo che si viene a creare, soprannominato I Kino (gruppo musicale realmente esistito) nella Leningrado degli anni ‘80 canta le canzoni di David Bowie e dei Talking Heads, in sequenze allucinogene in cui il regista mette in scena tutto il suo estro creativo, non limitandosi a versioni più grezze dei brani, ma sfoggiando un’anarchia visiva che comprende l’estetica fumettosa (che tornerà in Limonov) e l’idea di cantare nonostante un agente statale cerchi di opprimere la propria voce con manganellate e colpi sul viso. Summer (Leto) è un fenomenale ritratto culturale di una generazione russa in continuo contrasto con la censura del proprio Paese, e alle porte della rottura del Muro di Berlino, il punk fa da antipasto dei desideri che i ragazzi e le ragazze sovietiche proiettano nel loro futuro. Tra questi Kirill Serebrennikov, classe 1969, che probabilmente negli anni ‘80 sperava in futuro più roseo rispetto all’attuale situazione russa, così come quel futuro era una speranza per I Kino e per tutti gli amanti della libertà artistica e sociale.

LA MOGLIE DI TCHAIKOVSKY - PER SEREBRENNIKOV L'OPPRESSIONE FEMMINILE E QUELLA ARTISTICA VANNO DI PARI PASSO

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All’ombra del genio musicale di Pëtr Il'ič Tchaikovsky si nasconde lei, una figura che non sembra appartenere al suo secolo. Antonina Miljukova è la donna di oggi, quella che combatte affinché i propri diritti vengano supportati, affinché il proprio nome non scompaia nell’oblio del tempo dominato dal genere maschile.

La Russia del XIX secolo viene messa in scena da Serebrennikov attraverso due netti ceti sociali, due spaccati che rappresentano in maniera semplice ed efficace lo Zarismo. All’interno delle abitazioni dei nobili è tutto sfarzoso ed elegante, all’esterno il popolo è decadente, storpio e affamato. Ciò che funziona in La moglie di Tchaikovsky è l’aver posizionato Antonina esattamente nel limbo, lei è al centro dei due mondi. È nobile, bella, ricca ma è anche oppressa, oltraggiata e portata alla follia, è una donna limitata dal suo stesso ceto sociale e politico, e queste limitazioni la portano a far parte dell’altro mondo, quello dei decadenti.
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La pellicola non è soltanto un manifesto dell’oppressione di genere. La moglie di Tchaikovsky si lega perfettamente anche alla vita del proprio autore. Perché Antonina Miljukova non è così diversa dai punk rivoluzionari di Summer (Leto) in entrambi i casi Serebrennikov analizza l’oppressione sociale; che sia nei confronti delle donne o nei confronti degli artisti, una cosa è certa: è sempre anche la sua oppressione.

LIMONOV - SOLO UN ALTRO RUSSO

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Rivoluzionario anarchico o servo del potere? Sublime poeta o squallido maggiordomo? La parabola di Eduard Limonov raccontata da Kirill Serebrennikov è fatta di contraddizioni e ipocrisie, tra la patria mai rinnegata e un occidente da conquistare. Ma chi non sa muoversi nel capitalismo avrà vita difficile nell’Ovest post seconda guerra mondiale e a risaltare non saranno le capacità artistiche di un uomo dell’Est, a risaltare sarà la sua inadeguatezza.

Con le dovute proporzioni, la vita del poeta dissidente, non è difficile associarla a quella di Kirill Serebrennikov, entrambi esuli ed entrambi hanno fondato un’intera produzione artistica sulla loro situazione di dissidenza politica. Per questo una frase rivolta a Limonov da Baryšnikov, un ballerino sovietico divenuto famoso negli Stati Uniti d’America, si trasforma in una perfetta descrizione artistica della situazione di Serebrennikov: “Lui è solo un altro Russo” dice Baryšnikov “Adoro questa risposta, si esatto sono solo un altro russo” commenta Limonov. Il regista sta raccontando la sua parabola e lo sta facendo, ancora una volta, nella maniera più punk possibile, decostruendo ciò che è diventato, sempre in rapporto con il suo Paese di provenienza e con il suo essere una granata vagante (simbolo attribuito a Limonov) all’interno del panorama cinematografico europeo.

Di Saverio Lunare

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