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L'ÉTRANGER

RECENSIONE

L'Étranger - NOIR, SEMPRE E COMUNQUE - SPECIALE VENEZIA 82

Trasporre un romanzo dell’importanza de Lo straniero di Camus — inserito da Le Monde al primo posto nella classifica dei libri più belli dello scorso secolo — non era certamente un’impresa semplice, perfino Luchino Visconti ci aveva provato — senza lasciare il segno — nel 1967. François Ozon ha accettato la sfida, presentando la sua trasposizione all’82a edizione del Festival del cinema di Venezia e — come sempre — ha avuto ragione, riuscendo ad adattare il romanzo senza mai mettere da parte il suo cinema.

Perché L'Étranger è un trionfo visivo e stilistico, ed è pienamente un film di François Ozon, sia nella messa in scena di celato desiderio corporale (ostacolato dal profondo nichilismo) che nella voglia di girare — ancora una volta — un noir, genere che da sempre fa parte delle opere di Ozon, anche quando in realtà i suoi film sono delle commedie o dei drammi.

Un bianco e nero dalla straordinaria eleganza per un’Algeri fatta di palazzi e spiagge, dove l’accettazione esistenzialista di vivere all’interno di una perenne ingiustizia, passa non soltanto dal protagonista interpretato da Benjamin Voisin. Ozon sceglie un’inquadratura diversa rispetto a quella raccontata nelle pagine di Camus, una scelta politica che ridà vigore allo straniero in patria: il colonizzato.
Foto
Magnifica e perfettamente ‘ozoniana’ la sequenza dell’omicidio da parte di Meursault (Benjamin Voisin) nei confronti di un ragazzo arabo — evento che da il via a quello che sarà il processo, non soltanto giudiziario, ma anche personale e umano nell’accettazione che l’essere umano sarà per sempre integrato nell’ingiustizia — in cui i due corpi sembrano desiderarsi, e il sole di Algeri sarà co-protagonista dell’omicidio, riflettendo prima l’aitante corpo del ragazzo sdraiato e successivamente accecando Meursault.

A stupirci non è soltanto la pellicola, ma anche e soprattutto la fame di cinema di François Ozon. Con una media di oltre un film all’anno, il regista non cala mai la qualità e dopo averci fatto dubitare della nostra coscienza e perturbato il nostro giudizio umano in Sotto le foglie (uscito ad aprile in sala), con L'Étranger ci colpisce per come sia riuscito a mettere al primo posto il cinema, a trasporre un capolavoro senza mai mettersi da parte.

Che questa sia la volta buona che il suo incredibile lavora venga finalmente premiato? Lo scopriremo il 6 settembre durante la cerimonia di premiazione del Festival del cinema di Venezia, la certezza che abbiamo è che questo moderno Simenon del cinema europeo sia un regista di cui non avremo mai la nausea, di cui non ci stancheremo mai.
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Di Saverio Lunare
03/09/2025

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