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L'HANGAR ROSSO

RECENSIONE

L'HANGAR ROSSO - L'INCUBO IN BIANCO E NERO DELL'11 SETTEMBRE CILENO - SPECIALE BIOGRAFILM 2026

​Juan Pablo Sallato costruisce il suo primo film di finzione attraverso l’utilizzo degli spazi, impostando e teorizzando la narrazione e i comportamenti dei suoi personaggi con la porzione di spazio che stanno occupando. Ed è così che non c’è alcuna differenza tra l’hangar che il capitano Jorge Silva — ex militare dell’Aeronautica — viene incaricato di trasformare in un centro di detenzione, e l’Estadio Nacional di Santiago, anch’esso utilizzato come campo di detenzione e tortura a partire dall’11 settembre 1973, con il golpe militare di Pinochet e la caduta del governo democraticamente eletto di Allende.

Le dimensioni tra l’hangar e lo Stadio nella realtà cambiano drasticamente, ma nella psicosi di Jorge Silva (Nicolás Zárate) è tutto uguale, è uno spazio di potere, in cui le barbarie della dittatura militare prendono vita. Gli unici spazi che si diversificano sono quelli che sovrastano il Cile e la giornata peggiore della sua storia: le Ande riprese in lontananza — che rappresentano il confine — e il cielo, presente nei sogni e nei ricordi di Silva e in cui l’ex capo dell’intelligence aeronautico vorrebbe tornare.

Questa alterazione della realtà — ampliata dall’utilizzo del bianco e nero espressionista e da una macchina da presa asfissiantemente presente dietro la nuca del protagonista — è un topos frequente nei racconti e nelle storie ambientate in epoca dittatoriale. Per restare geograficamente in tema, il terrificante mémoire di Rafael Cozzi sulla sua esperienza all’interno dell’Estadio Nacional di Santiago non è diverso da un viaggio infernale, con la scansione quotidiana che diventa una condanna, ma anche con sorprendenti e incredibili momenti di euforia, rimedio per non crollare.
Foto
​L’Hangar Rosso è la trasposizione del libro di Fernando Villagrán che racconta, attraverso testimonianze e memorie, le imposizioni che il personale dell’Aeronautica militare ha subito a seguito del golpe, con la conseguente ribellione e rappresaglia di alcuni membri, tra cui Jorge Silva. Oltre allo spazio, alla gestione dei luoghi e dei corpi all’interno di essi, il film di Sallato viene innalzato dai volti degli attori. Ad accompagnare l’eccezionale Zárate nel ruolo del protagonista, sono presenti straordinari comprimari che costituiscono l’insieme di militari, sotto-ufficiali, tenenti e giovani prigionieri; tutti sono credibili, reali.

Nella sua breve durata (81 minuti), il film riesce costantemente a mantenere il ritmo serrato, quello ideale per i thriller politici, in cui la tensione si costruisce anche, e soprattutto, attraverso una corrispondenza telefonica, un colloquio, un dialogo o un incarico.
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Di Saverio Lunare
13/06/2026

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