LILO & STITCH - LA DISNEY HA CAPITO COME FARE?
Sembrava impossibile e invece, forse, hanno capito come e cosa fare. Dopo le recenti disastrose trasposizioni in live action (non soltanto per riuscita qualitativa, ma soprattutto per risultati al botteghino), la Disney è finalmente riuscita a realizzare un prodotto che suggerisca allo spettatore un desiderio di partenza nel volerlo realizzare, e in questo buio periodo per il colosso statunitense, è una necessaria boccata d’aria (non tanto fresca dato che stiamo parlando sempre di una trasposizione di un prodotto già settato in precedenza).
Lilo & Stitch del 2002 rivoluzionò l’approccio della Disney. Quel capolavoro d’animazione conteneva elementi anarchici che diedero nuova linfa alla casa di produzione: un film anarchico, con un protagonista simbolo del disordine e realizzato da un team, capitanato da Chris Sanders, delocalizzato rispetto alla casa madre, totalmente libero di produrre un prodotto diverso rispetto ai classici film Disney (certo due anni prima uscì Le follie dell’imperatore, ma anche quello è un caso a se stante). Il risultato fu impetuoso, Lilo & Stitch rappresentava per la Disney qualcosa di nuovo, che porrà innovativi standard da seguire per nuovi prodotti. Ventitré anni dopo il live action di Lilo & Stitch diretto da Dean Fleischer Camp ha lo stesso compito: in un momento di profonda crisi rappresentare una speranza nella fidelizzazione dello spettatore e dare un segnale su come la casa nata nel 1923 ci sappia ancora fare.
La trasposizione possiede lo stesso spirito dell’originale. Ha quello stile sguaiato, è divertente e da l’impressione che chiunque ci abbia lavorato si sia divertito. Certo, il punto di partenza è straordinario: Stitch è un personaggio che funziona troppo bene (e nella trasposizione non si è fatta, per fortuna, nessuna rivoluzione su di lui), sembra uscito dalla mano di James Gunn, è una di quelle creature perfettamente in bilico tra l’indubbia tenerezza e l’intrinseca perfidia, è creato in laboratorio (come il Rocket de I guardiani della galassia), e costruirà un rapporto con un’essere umano che dimostrerà che in lui si annida una capacità di provare amore, cosa tirò fuori dal cilindro Chris Sanders… Dean Fleischer Camp ha soltanto in compito di utilizzare quei stilemi ideati da Sanders per quanto riguarda la gestione di Stitch, è troppo forte per poterlo cambiare.
Lilo & Stitch del 2002 rivoluzionò l’approccio della Disney. Quel capolavoro d’animazione conteneva elementi anarchici che diedero nuova linfa alla casa di produzione: un film anarchico, con un protagonista simbolo del disordine e realizzato da un team, capitanato da Chris Sanders, delocalizzato rispetto alla casa madre, totalmente libero di produrre un prodotto diverso rispetto ai classici film Disney (certo due anni prima uscì Le follie dell’imperatore, ma anche quello è un caso a se stante). Il risultato fu impetuoso, Lilo & Stitch rappresentava per la Disney qualcosa di nuovo, che porrà innovativi standard da seguire per nuovi prodotti. Ventitré anni dopo il live action di Lilo & Stitch diretto da Dean Fleischer Camp ha lo stesso compito: in un momento di profonda crisi rappresentare una speranza nella fidelizzazione dello spettatore e dare un segnale su come la casa nata nel 1923 ci sappia ancora fare.
La trasposizione possiede lo stesso spirito dell’originale. Ha quello stile sguaiato, è divertente e da l’impressione che chiunque ci abbia lavorato si sia divertito. Certo, il punto di partenza è straordinario: Stitch è un personaggio che funziona troppo bene (e nella trasposizione non si è fatta, per fortuna, nessuna rivoluzione su di lui), sembra uscito dalla mano di James Gunn, è una di quelle creature perfettamente in bilico tra l’indubbia tenerezza e l’intrinseca perfidia, è creato in laboratorio (come il Rocket de I guardiani della galassia), e costruirà un rapporto con un’essere umano che dimostrerà che in lui si annida una capacità di provare amore, cosa tirò fuori dal cilindro Chris Sanders… Dean Fleischer Camp ha soltanto in compito di utilizzare quei stilemi ideati da Sanders per quanto riguarda la gestione di Stitch, è troppo forte per poterlo cambiare.
Il regista insieme a Chris Kenaniokalani Bright e Mike van Waes (sceneggiatori dell'adattamento), capiscono che devono lavorare sul contorno, Stitch resta Stitch, ciò che cambia è quello che lo circonda, le reazioni che nascono al suo arrivo, e soprattutto, l’idea di nuova Ohana: la nuova famiglia contemporanea non è obbligatoriamente composta da una presenza fisica, quanto da un sentimento costante che supera la distanza. Altro elemento da analizzare è la gestione del personaggio di Jumba (interpretato da Zach Galafiniakis), a differenza dell’originale qui è un classico villain, laddove Sanders e Co. non avevano alcuna intenzione di creare un villain canonico (tanto che nel sequel di tre anni dopo, Jumba faceva parte del nucleo familiare con Lilo, Stitch, Ani e Pleacky), qui invece è il cattivo indiscusso; che sia un riferimento al ruolo sociale del creatore informatico contemporaneo?
Paradossale considerare Lilo & Stitch (fatto su commissione) molto più riuscito rispetto a Marcel the Shell (2021): il precedente film di Dean Fleischer Camp, è sicuramente meno ricattatorio e ipocrita rispetto a quel film che nasceva da un fenomeno web e non faceva altro che ricordarci quanto internet sia il male. La ricetta era già pronta, ma sbagliarla non era un’impresa difficile considerando le recenti debacle negli adattamenti Disney, e invece, probabilmente perché Lilo & Stitch rappresenta l’adattamento live action del prodotto più contemporaneo della casa di produzione fatto fino ad ora, riesce perfettamente a comunicare con il differente stile, senza sembrare forzato e dando l’idea che abbia un senso riproporre una nuova versione del prodotto. Non perché l’originale non funzioni più (anzi), ma piuttosto in quanto nuovo capitolo associabile a quello del 2002. Non lo sostituisce e non ha l’ambizione di farlo, lo accompagna e ne possiede lo stesso spirito, in questo momento di crisi e di mancanza di rischio nel proporre prodotti originali, è forse il meglio che la Disney riesce a proporci.
Paradossale considerare Lilo & Stitch (fatto su commissione) molto più riuscito rispetto a Marcel the Shell (2021): il precedente film di Dean Fleischer Camp, è sicuramente meno ricattatorio e ipocrita rispetto a quel film che nasceva da un fenomeno web e non faceva altro che ricordarci quanto internet sia il male. La ricetta era già pronta, ma sbagliarla non era un’impresa difficile considerando le recenti debacle negli adattamenti Disney, e invece, probabilmente perché Lilo & Stitch rappresenta l’adattamento live action del prodotto più contemporaneo della casa di produzione fatto fino ad ora, riesce perfettamente a comunicare con il differente stile, senza sembrare forzato e dando l’idea che abbia un senso riproporre una nuova versione del prodotto. Non perché l’originale non funzioni più (anzi), ma piuttosto in quanto nuovo capitolo associabile a quello del 2002. Non lo sostituisce e non ha l’ambizione di farlo, lo accompagna e ne possiede lo stesso spirito, in questo momento di crisi e di mancanza di rischio nel proporre prodotti originali, è forse il meglio che la Disney riesce a proporci.
Di Saverio Lunare