L'ULTIMA MISSIONE: PROJECT HAIL MARY - IL BUDDY MOVIE NELLO SPAZIO
Per rinnovare la fantascienza serve integrarla con altri generi. Lo ha fatto Ridley Scott con il capolavoro Alien (1979) — che ha dato vita a una saga tra le più rinomate del cinema statunitense — e ancora prima il nostro Mario Bava con Terrore nello spazio (1965). Sono riusciti ad aggiungere qualcosa in più al classico sci-fi inserendo l’orrore puro, mescolando i generi, creando una ricetta perfetta.
Lo hanno capito anche Phil Lord e Christopher Miller, che in L’ultima missione: Project Hail Mary creano un puro buddy movie spaziale, in cui al posto di un caso poliziesco da risolvere, c'è lo spazio, la sopravvivenza del sole e di due pianeti. Ma l’impostazione è quella tipica dei film di Lord e Miller — con la sceneggiatura di un altro grande “mescolatore” dei generi, Drew Goddard — e se è vero che non sempre la linea autoriale è quella giusta per analizzare una pellicola, in L’ultima missione: Project Hail Mary non si può far altro che notare come la coppia di registi abbia inserito il proprio cinema anche all’interno di una produzione così importante, la più grande della loro carriera.
Ryland Grace (Ryan Gosling) è un insegnante delle scuole medie a cui viene assegnato un importante caso, studiare dei misteriosi puntini che stanno mettendo in pericolo il sistema solare e dunque l’intera umanità. Quando l’uomo si risveglia all’interno di un’astronave spaziale, lontano da casa e parzialmente privo di memoria, la conoscenza con un essere alieno svolterà presto la sua missione e l’idea di essere solo in questa impresa.
È fantascienza adulta — non intesa come target, ma come atteggiamento cinematografico — che non necessita l’eccessivo filosofeggiamento, ma crea dilemmi esistenziali a supporto di un film in cui la cosa più importante è la costruzione di un rapporto di amicizia tra due sconosciuti che imparano a conoscersi.
Lo hanno capito anche Phil Lord e Christopher Miller, che in L’ultima missione: Project Hail Mary creano un puro buddy movie spaziale, in cui al posto di un caso poliziesco da risolvere, c'è lo spazio, la sopravvivenza del sole e di due pianeti. Ma l’impostazione è quella tipica dei film di Lord e Miller — con la sceneggiatura di un altro grande “mescolatore” dei generi, Drew Goddard — e se è vero che non sempre la linea autoriale è quella giusta per analizzare una pellicola, in L’ultima missione: Project Hail Mary non si può far altro che notare come la coppia di registi abbia inserito il proprio cinema anche all’interno di una produzione così importante, la più grande della loro carriera.
Ryland Grace (Ryan Gosling) è un insegnante delle scuole medie a cui viene assegnato un importante caso, studiare dei misteriosi puntini che stanno mettendo in pericolo il sistema solare e dunque l’intera umanità. Quando l’uomo si risveglia all’interno di un’astronave spaziale, lontano da casa e parzialmente privo di memoria, la conoscenza con un essere alieno svolterà presto la sua missione e l’idea di essere solo in questa impresa.
È fantascienza adulta — non intesa come target, ma come atteggiamento cinematografico — che non necessita l’eccessivo filosofeggiamento, ma crea dilemmi esistenziali a supporto di un film in cui la cosa più importante è la costruzione di un rapporto di amicizia tra due sconosciuti che imparano a conoscersi.
Non soltanto è presente 21 Jump Street (2012) e 22 Jump Street (2014), puri buddy movie diretti da Miller e Lord, in cui le soluzioni comiche erano create soprattutto dalla differenza fisico/caratteriale tra i due protagonisti interpretati da Jonah Hill e Channing Tatum, e non sarà così distante da quelle con protagonisti Ryan Gosling e l’alieno Rocky. Ma anche Piovono polpette (2009), esordio alla regia della coppia, di cui viene ripreso un meccanismo di comprensione vocale già ideato per la scimmia amica di Flint Lockwood, che con la sua geniale creazione — pioggia di cibo per l’isola di Swallow Falls — ha messo in pericolo le sorti dell’umanità.
In L’ultima missione: Project Hail Mary il mondo non sembra essere diviso — non a caso in una sequenza iniziale in una tavola rotonda, viene sottolineata la presenza della Russia, non proprio uno Stato tanto popolare nell’attuale USA e non lo è stato in epoca di imprese spaziali — e i conflitti terreni sembrano non esserci. Non è più una questione geopolitica, ma è evidente che la conoscenza tra Grace e Rocky — il piccolo e geniale alieno — rappresenti quella tra due stranieri che unendosi possono collaborare, partendo dal linguaggio, dalla scoperta delle reciproche usanze e dalla progressiva conoscenza l’uno dell’altro.
È la forza dello sci-fi, anche nella versione commedia buddy: quella di parlare del nostro mondo attraverso eventi che si stabiliscono al di fuori della Terra; e perfettamente in linea con la direzione autoriale di Phil Lord e Christopher Miller, al centro di un contesto ampissimo in cui le sorti dell’esistenza umana sono in pericolo, è presente una semplice ma fortissima costruzione di un rapporto di amicizia.
In L’ultima missione: Project Hail Mary il mondo non sembra essere diviso — non a caso in una sequenza iniziale in una tavola rotonda, viene sottolineata la presenza della Russia, non proprio uno Stato tanto popolare nell’attuale USA e non lo è stato in epoca di imprese spaziali — e i conflitti terreni sembrano non esserci. Non è più una questione geopolitica, ma è evidente che la conoscenza tra Grace e Rocky — il piccolo e geniale alieno — rappresenti quella tra due stranieri che unendosi possono collaborare, partendo dal linguaggio, dalla scoperta delle reciproche usanze e dalla progressiva conoscenza l’uno dell’altro.
È la forza dello sci-fi, anche nella versione commedia buddy: quella di parlare del nostro mondo attraverso eventi che si stabiliscono al di fuori della Terra; e perfettamente in linea con la direzione autoriale di Phil Lord e Christopher Miller, al centro di un contesto ampissimo in cui le sorti dell’esistenza umana sono in pericolo, è presente una semplice ma fortissima costruzione di un rapporto di amicizia.
Di Saverio Lunare
20/03/2026