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L'UOMO CHE BRUCIAVA I CADAVERI

RASSEGNA BUIO

L'UOMO CHE BRUCIAVA I CADAVERI: ALL'ORIGINE TECNICA DEL MALE - SPECIALE BUIO

​Prosegue la mini rassegna TRANS EUROPE EXCESS all’interno di Buio, la rassegna che ogni lunedì porta l’orrore al cinema Europa di Bologna. TRANS EUROPE EXCESS è focalizzata sul rapporto tra la paranoia e il vecchio continente, e raramente un solo titolo è stato così esplicativo di un’intera rassegna tematica.

L’uomo che bruciava i cadaveri (1969) di Juraj Herz fa parte della Nová vlna, la new wave cecoslovacca, movimento che ha portato alla luce incredibili e rivoluzionari autori e autrici; da Věra Chytilová a Jaromil Jireš, passando per Ester Krumbachová e Jiří Menzel e ovviamente Miloš Forman.

Il sentore della Primavera di Praga e del tentativo di liberalizzazione politica del Paese era nell’aria, e in quel clima di ribellione — successivamente represso dall’invasione delle truppe sovietiche — anche il cinema ha subito una rivoluzione totale. Humor dell’assurdo, sperimentazioni tecniche e visive, e soprattutto tanta socio-politica; in questo flusso autoriale senza precedenti per il Paese, trova il suo spazio Juraj Herz che con L’uomo che bruciava i cadaveri crea il suo capolavoro, non ponendosi alcuna limitazione tecnica; sperimentando con i formati, con il montaggio, con il grandangolo e con uno sconvolgente — per profondità e tonalità — bianco e nero.
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​Un film sull’indissolubile rapporto tra vita e morte, e soprattutto tra chi in vita pratica la morte, cercando di darle un senso — attraverso le religioni e l’ipotetica morte come purificazione e opportunità — e teorizzando sulla differenza tra la decomposizione artificiale e quella naturale. Un inquietante viaggio all’interno del male dell’Europa novecentesca e di chi è all’origine tecnica della soluzione finale voluta dal terzo Reich. Perché l’idea di Karel Kopfrkingl (Rudolf Hrušínský) per accelerare quel processo di decomposizione che avviene dopo la morte, incenerendo i cadaveri, rendendoli polvere in soltanto 75 minuti, sarà il metodo scelto per sterminare il popolo ebraico, nella pagina di storia più nera del secolo scorso. 
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​E se nella psiche dell’uomo la convinzione di aver realizzato un mezzo accelerato di connessione tra le limitazioni del corpo fisico e la liberazione della morte viene sempre più confermata dalle visioni buddiste (forse il credo che maggiormente celebra la morte attraverso la reincarnazione); il suo progressivo avvicinamento a una presunta eredità tedesca — figlia del rapporto con Reineke (che non a caso è la traduzione tedesca di volpe), con cui l’uomo aveva combattuto la Prima guerra mondiale per l’Austria — lo porterà presto a un’illusione filosofica del suo ruolo da sterminatore, sublimata con la visione del Palazzo del Potala nell’ultimo frame della pellicola.

L’incubo mostrato a Buio questo lunedì è quello più a contatto con la realtà e con la società, anche se all’interno di un film che abbandona tecnicamente e narrativamente il concetto di realismo. È l’orrore del Novecento: il secolo dei conflitti mondiali, stermini di massa e di sanguinose dittature.
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Di Saverio Lunare
09/12/2025

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